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Vignaioli di Radda 2019 Prima Parte – Un viaggio impervio in un terroir unico – A Radda il Vino è Uomo Liquido

Lo scorso 24 Maggio, presso la Casa del Chianti Classico, si è svolta la terza edizione di Vignaioli di Radda in collaborazione con Life of Wine on Tour. Qui i 24 vignaioli, facenti parte dell’associazione, hanno presentato in anteprima i loro vini, futuri protagonisti della ventura Radda nel Bicchiere, che si sarebbe poi svolta per le strade del paese i seguenti 1-2 Giugno 2019.

L’associazione dei Vignaioli di Radda nasce nel 2018 dalla volontà di 24 vignerons con lo scopo di promuovere il territorio raddese, di cui essi si configurano interpreti e protagonisti a livello enologico e culturale. Una volontà comune ma identitaria a servizio di un territorio unico e magico, dove la comunità umana rende viva nei decenni quell’espressione del vitigno principe del Chianti Classico che è il Sangiovese e che qui a Radda trova un universo tutto suo dove raccontarsi con un carattere irripetibile e inimitabile.

In questa occasione 24 vignaioli con il presidente Roberto Bianchi di Val delle Corti e il Vicepresidente Martino Manetti ci ricordano valorizzazione di questo loro fazzoletto di terra, non solo quale culla e centro della cultura del Sangiovese ma anche come portatore di biodiversità e valore paesaggistico costituendosi così ambasciatori di un terroir unico di cui la loro dedizione ed appartenenza costituiscono un fattore costitutivo.

Simbolo associazione viticoltori

 

Se si parla di terroir a Radda si parla di galestro alberese e macigno su altezze che variano tra i 280 e gli 850 metri s.l.m-. Le formazioni geologiche disegnano un territorio variegato dove il sasso e la roccia calcarea sono protagonisti indiscussi. Sono tutti terreni ricchi di scheletro, fattore determinante per la finezza del vino. Perché a Radda i vini sono così, in equilibro tra nerbo e spigoli, energia ed eleganza, sempre portatori di finezza aromatica e stile inconfondibile e corrono nel tempo a cavallo di acidità vibranti.

Al nord si trovano macigno e sabbie di arenaria mentre scendendo troviamo terreni a base di scisti argillosi e argille galestrose che sfociano in terreni di natura calcarea a base di alberese nelle formazioni del Monte Morello e di Sillano. Qui  appare anche la pietraforte che lascia poi riaffiorare il macigno al sud.

Dicono di Radda, “C’è  lì un cucuzzolo di alberese, duro come la testa dei raddesi”.

E la pietra è protagonista, testimone umano e caratteriale di questo territorio nei muretti a secco che si stagliano sui pendii e che disegnano il paesaggio collinare tra strade, boschi selvaggi e vigneti a terrazza.

Montevertine

Da un punto di vista organolettico il galestro dona ai Chianti Classico potere e consistenza mentre l’alberese è responsabile della freschezza e finezza aromatica. I vini di dei raddesi sono così, veri chiantigiani in quell’acidità decisa e sferzante ma portatori di un gusto territoriale unico riuscendo a configurarsi come tra i più eloquenti narratori del Sangiovese nel tempo.

Un vino da vignaiolo porta con sé il carattere del suo creatore e specialmente qui a Radda dove i nativi, apparentemente schivi, possono regalarti un calore mai visto da cui difficilmente ti allontanerai mai. L’esperienza sensoriale di questo evento non riguarda solo il vino e l’uomo ma ti porta a sentire sulla pelle la forma del territorio in una corsa off road in groppa ad un bellissimo quanto impavido modello di Defender 110.

E con il nostro stunt man al volante, senza macchia e paura, ci lanciamo in una mission impossible tra i vigneti di Albola e Volpaia, in mezzo a viottoli pigmei tra la boscaglia fitta, pendii deliranti dai sassi affioranti e sabbie mobili chiantigiane, scivolando sui guadi dei fiumi figli di un maggio piuttosto piovoso. In questa ricerca avventurosa della vista del vigneto perfetta, ogni vibrazione o salto, ogni rumore dei rami e delle lamiere è un messaggio della natura che si imprime su di te, un imprinting sonoro e tattile che si disegna come un mappa sensoriale del territorio, un territorio che poi ritroviamo con il naso e con la bocca nei vini che ci regala.

Foto defender

Dopo questo trip naturalistico incontriamo i vignaioli alla Casa del Chianti Classico in un momento di celebrazione per la realizzazione di un progetto di unione liquida, simbolo della loro volontà di associazione e collaborazione, unità e condivisione degli obiettivi. Ogni vignaiolo ha conferito, infatti, un Chianti Classico 2015 ed i vini sono stati giocosamente assemblati dando origine a due Salmanazar (9 litri!) che portano il vestito dell’associazione dei Vignaioli di Radda.

“Oggi l’unione fa la differenza” dice il presidente Roberto Bianchi, ricordando l’importanza della conservazione di un patrimonio culturale. Sentirsi un vero gruppo è il fondamento per remare verso la costruzione e il riconoscimento di Radda come indiscutibile culla di vini di territorio. E Martino Manetti non senza rafforzare con simpatia queste parole procede all’apertura del secondogenito. Cin Cin a tutti i vignaioli!

foto vignaioli

Alla fine un giro di vini e vignaioli che hanno colpito la mia attenzione.

Val delle Corti  

Dal 1999 Roberto Bianchi si fa portatore del “genius loci” raddese, portando avanti il sogno e l’eredità del padre Giorgio. Nei 5 ettari di vigneto ricco di scheletro che guarda ad est e coltivato biologico e biodinamico, il Sangiovese trova indiscutibilmente un’identità territoriale autentica.

La finezza del Chianti Classico 2016, dove il Sangiovese incontra sempre l’inseparabile Canaiolo, ne è la prova. Ha la brillantezza degna di un gioiello, leggiadra freschezza di frutta rossa senza perdere quella nota tipica di bosco ed erbe aromatiche. Il sorso è  fresco ed il tannino vivo. Un vino che avrà tanto dire ancora di Radda e di Sangiovese.

La Riserva 2015, figlia di un anno più maturo, già porta note identitarie di sottobosco, lampone e arance rosse, tutto sostenuto dalla potenza energetica di questa bocca temprata da un tannino indiscutibilmente raddese.

Singolare e piacevole l’Extra 14 Magnum, l’esasperazione della selezione 2014 di Sangiovese, per la sua bevibilità e scorrevolezza nonché per il fascino agrumato e floreale. Da bere ora tutta d’un fiato.

Poggerino

Piero Lanza è il vignaiolo che interpreta questi 11 ettari nella zona nord del territorio di Radda. Qui, i vigneti, posti ad un’altitudine di 400/500 mslm con un’esposizione sud/sud ovest presentano un terreno estremante ricco di scheletro sassoso, proveniente dal disfacimento della roccia di galestro che rende ottimale il drenaggio e conferisce ai vini una fine aromaticità.

Il Chianti Classico 2016 si apre subito sensuale con note di marasca e iris, impreziosito da gentili ritorni balsamici di lentisco. Una freschezza che si ritrova nel sorso dinamico e scorrevole dove il tannino rinvigorisce il carattere ed apre ad una bella sapidità di fondo.

La Riserva Bugialla 2016 è una campionessa di equilibrio ed eleganza nel frutto succoso e i profumi rosa senza disdegnare quella mineralità che la rende profonda e intrigante.

Caparsa

I vini di casa Cianferoni sono sinonimo di tradizione ed autenticità. Se si incontra Paolo si capisce come il suo sia un vino senza compromessi. È raddese, punto. L’azienda nasce nel 1965 con il padre Reginaldo ed oggi è portata avanti con dedizione da tutti i membri della famiglia. Sono ad oggi 12 ettari dove regna principe il Sangiovese, tutto a coltivazione bio nel massimo rispetto di tutta la microflora e fauna del terreno. In cantina cemento e botti grandi di Slavonia, Limousen, ma anche legno americano e ungherese fanno da traghetto a vini di grande carattere.

Per Chianti Classico Caparsa la 2016 è la prima uscita volta all’utilizzo dei tini in cemento per la selezione del Sangiovese più giovane dell’azienda. Ci colpisce l’acidità da vendere e il tannino mordente ma di trama perfetta. Un vino gastronomico sicuramente tutto da godersi specie per gli amanti del Sangiovese verace.

Caparsino Magnum 2015 Riserva si presenta al naso un po’ scontroso ma non mente la sua bella fattezza nel palato pieno e complesso, dal finale sapido e persistente. Dopotutto il carattere raddese non è sempre immediato, anzi, spesso è un enigma da scoprire!

Doccio a’ Matteo 2015 Riserva è figlio della selezione delle uve migliori di Sangiovese con una piccola percentuale di Colorino. Questa 2015 porta con sé bel succo e una inconfondibile sapidità che dà gusto e accompagna il tannino ancora giovane e scalpitante. E’ un vino senza compromessi, dopotutto.

Istine

È Angela Fronti il demiurgo di questa vocata materia raddese che troviamo ad Istine. Già vincitrice del Premio Gambelli lo scorso febbraio, Angela è una vignaiola tenace e riporta nei suoi vini tutta la sua tempra forza e convinzione. 20 ettari sparsi in diversi appezzamenti dai suoli diversi, dove primeggiano galestro e alberese, divisi in tre vigne principali: Istine, Casanova dell’Aia e Cavarchione, tutte condotte a regime biologico. Le prime bottiglie sono del 2009 nonostante l’azienda sia nel settore vitivinicolo dal 1959 a dimostrazione di questa ascesa qualitativa veloce e determinata.

Il Chianti Classico 2017 ha un frutto rosso vivace con ritorni balsamici di salvia e origano. Elegante, equilibrato, sapido. Perfetta gestione dei componenti in un’annata assolutamente non facile. Terroir e manualità in perfetto connubio.

Il Chianti Classico Vigna Casanuova dell’Aia 2015 sposa il succo del frutto con un sapidità quasi piccante. Più maturo e complesso, ha stoffa da vendere e si configura come il fratello maggiore del precedente consapevole del suo essere Sangiovese, di Radda.

La Riserva 2015 Le Vigne è uno dei vini più eleganti del comparto, figlio sicuramente della sua mano che unisce semplicità e savoir faire ma anche perfetta consapevolezza delle sue vigne del suo territorio. Coniuga spalla acida e tannino levigato, equilibrio e sapidità con un naso dai toni femminili di lavanda e rosa. Lo riconosci tra tutti perché ti incanta.

Podere l’Aja

L’azienda appartiene dal 1980 alla famiglia Contrino e riunisce i poderi di Chielle, l’Aja e Spanda. Le recenti modifiche e la nuova cantina hanno mostrato la volontà di mettere al centro il Sangiovese e produrre vini di tradizione e territorio anche grazie alla conversione in bio e la valorizzazione di vecchi vigneti.

Il Chianti Classico 2016 è fresco, balsamico, con note di ginepro e thè. Bocca scorrevole, integrata e pulita. Sangiovese in purezza che si beve e si ribeve con gusto.

Il Chianti Classico Chielle 2016 è nasce da una vigna degli anni ’70. Qui il Sangiovese sviluppa un profilo più complesso con note di agrumi,  erbe officinali e fiori appassiti, tutto sempre sostenuto abilmente da un’acidità vivace,  tannini giovanili ma di fine fattura.

L’Ingegnere 2016 è un Sangiovese in purezza proveniente dalla vigna settentrionale di Spanda. La macerazione a grappolo intero crea un profilo interessante di arancia, karkadè e pepe rosa, acidità sostenuta e tannino lievemente ammandorlato. Connubio interessante dove anche il Merlot si amalgama al Sangiovese facendo emergere le caratteristiche territoriali.

Castelvecchi

Questa azienda è uno dei quattro possedimenti della famiglia Paladin, la quale vanta di una delle storie produttive più vecchie e tradizionali di Radda. Il vigneto consta di 11 cru divisi in 24 ettari con punte di altitudine anche di 600 metri s.l.m. Una missione di conservazione e valorizzazione del territorio oltre i decenni che si avvale ancora della cantina storica di produzione.

Il Chianti Classico Capotondo 2016 è frutto di assemblaggio tradizionale tra Sangiovese e Canaiolo che con un leggero passaggio in botte grande crea un vino dal profilo fresco e aromatico, frutto croccante e buona sapidità.

La struttura si fortifica nella Riserva Lodolaio 2015, frutto di una selezione clonale di Sangiovese da viti antichissime. Qui il tannino ci riporta alla stessa mano ma è più levigato e ci stupisce in bocca per equilibrio di bevibilità e profondità.

Degna di nota è sicuramente la Gran Selezione 2015 dal cru Madonnino della Pieve che sviluppa eleganti profumi di rosa e lentisco e presenta una bocca composta e persistente.

Erta di Radda   

Questa piccola realtà di 5 ettari è gestita interamente da Diego Fenocchi che a 24 anni acquistò dei vecchi vigneti da un contadino locale e che, grazie alla sua dedizione competenza e passione oggi produce, in regime biologico e con fermentazioni spontanee, una delle più interessanti espressioni del territorio raddese.

Il Chianti Classico 2016, frutto dell’assemblaggio di Sangiovese e Canaiolo, presenta un profilo varietale tipico di mora fresca e violetta, mentre in bocca è fresco, invitante e sapido.

La Riserva 2015, frutto del Sangiovese selezionato da un unico vecchio vigneto, porta con sé un profilo floreale di rose rosse e violetta, piacevolmente sostenuto da una struttura fruttata di mirtillo e susine. In bocca equilibrato e salino, si dinamizza gestendo al meglio la sua struttura fenolica.

Pruneto

Pino Lanza acquista il podere di Pruneto sul finire degli anni ’60 e inizia ad imbottigliare dal 1981. La proprietà consta di 3 ettari divisi in tre distinti appezzamenti, tutti condotti a regime biologico a circa 500 metri s.l.m.  La ricetta in cantina è data da fermentazioni spontanee in cemento, e lunghi invecchiamenti in botti di Slavonia e Allier da 25-30 ettari. Un vero vignaiolo che cura minuziosamente i vigneti riportando anche il sistema di potatura ad archetto toscano. Non un garagiste ma sicuramente uno dei vignaioli artigiani di questo territorio.

La Riserva 2011, attualmente in commercio, gioca su aromi complessi di noce moscata, caramella balsamica, arancia tarocca, lampone, rosa canina e karkadè.  In bocca il tannino è fine e il vino si allunga in un succo fresco a non finire.

Podere Terreno alla via della Volpaia

Il recente passaggio di proprietà in mani pisane ci incuriosisce e se queste sono annate di passaggio sicuramente ci possono dare un’idea di come verrà interpretato il terroir di questo luogo storico di ospitalità raddese. Le vigne rilevate sono di età compresa tra i 12 e i 30 anni sul crinale della Volpaia, quindi su terreni ricchi di scheletro. Qui Sangiovese, Canaiolo e Colorino sono coltivati con metodi tradizionali.

Il Chianti Classico 2016 ricorda ancora la chiusura austera della vecchia proprietà, anche se lascia trasparire note interessanti di erbe aromatiche e the. Anche nella Riserva 2015 non mancano acidità espressiva ed un equilibrio tannico-sapido che ci fanno ben sperare di avere davanti vini destinati a valorizzare il terroir di cui sono interpreti.

Montevertine

I vini di Martino Manetti hanno confermato le impressioni avute quando li ho incontrati appena nati (vedi articolo precedente: link), anzi a distanza anche di pochi mesi riaffermano la loro personalità. Dalla succosa bevibilità di Pian del Ciampolo 2017, alla vibrante tensione del Montevertine 2016 fino ad arrivare alle Pergole Torte 2016, puledro di razza oggi, vero campione domani.

Il racconto non finirebbe qui, la compostezza stilistica di Monteraponi, la classicità di Vignavecchia, l’insostituibile profondità del Coltassala di Volpaia, la nobile fattezza dei vini di Carleone. Ma a questo punto il mio consiglio è di segnarvi sul calendario l’appuntamento annuale Radda nel Bicchiere e incontrarli di persona.

Perché a Radda il vino è uomo liquido. Se li conoscerete, capiterete.

Ma Radda non finisce qui.

Sangiovese a Radda significa longevità e lo scopriremo con un curioso seminario sviluppato da Leonardo Romanelli di comparazione tra Timorasso dei Colli Tortonesi e vini di Radda raccontato abilmente dal nostro Luca Matarazzo.

E per finire una degustazione orizzontatale bendata di Chianti 2014, dal Seminario Radda vs 2014, condotta dal Tecnico Agronomo Andrea Frassineti a dimostrare che lavoro e territorio emergono anche in annate difficili.

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