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Una notte con Sandro Gini – Presidente del Consorzio Tutela Vino Soave

Metti una serata di festa a conclusione dello splendido evento Soave Stories svolto a Soave nei giorni 17 e 18 maggio. Metti un pulmino, un gruppo eterogeneo di amici capitanati da Sandro Gini “Il Presidente”, un abile guidatore come Aldo Lorenzoni “Il Direttore”. Ha inizio proprio da qui la nostra zingarata alla Mario Monicelli.

Mentre tutti dormono, vigne comprese, varchiamo la porta di legno della cantina Gini – Viticoltori dal 1600, ben attenti a non far rumore per non svegliare la mamma di Sandro. Unica arma in nostro possesso il calice, usato per assaggiare alcune delle annate storiche di un vino che, in fatto di evoluzione, non teme minimamente il confronto con i big francesi.

Il nostro racconto parte da questa realtà a conduzione familiare, dove la Garganega assume l’aspetto possente di un gigante in un vestito fatto di freschezza e salinità, nel ricordo del bel mare che fu. Muretti a secco curati alla perfezione da un artigiano locale, enormi travi di legno a vista dal sapore retrò, che fungono da perfetto isolante termico mantenendo temperatura ed umidità costanti, botti senza età.

Un piccolo grande segreto celato sotto il pavimento della tinaia: un meteorite, scoperto in fase di costruzione e lasciato lì tale era il peso e la durezza del materiale da non essere tagliato neanche con la più resistente delle punte di diamante e di cui “il Gini” non aveva mai parlato!

Sandro gioca in casa, diventa un vulcano di parole (come l’origine dei suoli basaltici presenti nel Comprensorio); racconta con piacere mille aneddoti della sua cantina e di come il padre gli avesse insegnato ogni aspetto del lavoro in vigna, potature incluse, secondo una tradizione orale secolare scevra da qualsiasi manuale scritto.

Assaggiamo campioni di botte del suo CRU Contrada Salvarenza, per capire che lo scorrere del tempo può assumere caratteri nettamente differenti e soggettivi. Il corpo del vino è sinuoso come la donna di un dipinto di Renoir. Nel silenzio e nella luce fioca ne ammiriamo la sostanza, i suoi effluvi caldi e aromatici di frutta succosa a pasta bianca, essenze floreali, spezie rilassanti che ispirano una piacevole riflessione.

Proseguiamo tra varie cripte per giungere nella stanza di affinamento salumi, ove giacciono vere e proprie specialità venete. Le sopresse che anticamente i Gini curavano personalmente allevando in azienda un maiale come da altra antichissima tradizione contadina.

Il nostro tour di mezzanotte non può terminare senza una degustazione degna di tal nome. In campo viene schierata una batteria di autentici fuoriclasse, partendo dal ragazzo Mons Fortis Soave Classico Superiore DOC 1990, proseguendo con La Froscà Soave Classico 1989, con Soave Classico DOC 1984 e terminando con un Soave Classico Superiore “Vigna Foscarin” DOC 1985 da una selezione importata in America da Robert Chadderdon e rientrata alla base dopo un lunghissimo viaggio. Questo per rispettare il focus della manifestazione che quest’anno riguardava “l’ageing” del Soave.

Di fronte a questi prodotti unici e introvabili, si può solo giudicare le emozioni che ti regalano, mantenendosi il più lontano possibile da qualsiasi scala descrittiva. Ma qualcosa bisognerà pur scrivere… Accontentatevi del fatto che l’età davvero non conta quando le cose vengono fatte con amore e con criterio. Non c’è il benché minimo sentore di ossidazione, né al colore né tantomeno sotto l’aspetto prettamente gusto olfattivo. C’è invece tanta cremosità da cedro candito, salgemma, pesca macerata, albicocche e mandorle dolci. La bocca è sempre pulita, decisa a ricevere un nuovo sorso, anche per stemperare la grassezza del salume artigianale che non paghi della cena abbiamo comunque gradito.

Lasciamo il luogo del misfatto alle 2 di notte, rientrando furtivamente ai nostri alloggi, convinti più che mai che la bellezza non ha orari e che se scegli un lavoro che ami, non dovrai lavorare per tutta la vita (Confucio).  Grande Presidente, il futuro è davvero a portata di mano.

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