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Grenaches du Monde – La notte delle Grenaches: presenti tutti i Bordò marchigiani

Bordò grenaches du monde 2019

La Notte delle Grenaches è stata senza dubbio la ciliegina sulla torta di un evento, l’omonimo concorso internazionale, che mi rimarrà nel cuore. Non credo vi siano altri eventi della stessa portata (parliamo di quasi un migliaio di etichette!) in cui gli addetti ai lavori – ma anche i semplici appassionati (è una serata “open”, aperta a tutti) – possano assaggiare TUTTI i vini presenti in concorso. Io mi sentivo come un bambino all’interno di un parco giochi infinito, attratto da colori, odori, suoni che mi portavano in tutte le direzioni. Prima di perdermi tra i mille stimoli di una serata bellissima, mi sono messo davanti al banco dei Bordò marchigiani, con l’occasione rara di poterli provare tutti insieme. Vini dalla “tiratura” confidenziale, spesso prodotti in poche centinaia di esemplari, e (anche per tal motivo) difficili e costosi da reperire sul mercato. Vini buonissimi e originali, che nel panorama delle “grenaches” italiche rappresentano delle punte di diamante, come testimonia anche il deciso apprezzamento delle commissioni internazionali (su 9 vini presentati 4 medaglie d’oro e due d’argento: link)

Ecco i miei appunti.

Dianetti, Michelangelo 2015

Siamo ai primissimi esperimenti di questa piccola cantina di Carassai, in provincia di Ascoli Piceno. I risultati sono incoraggianti: la parte fruttata predomina all’olfatto, con sentori nitidi ed eleganti; il sorso è molto fresco, con un’acidità forse un filino strabordante, che lo rende snello nonostante la gradazione alcolica, ma che alla fine resta un po’ troppo protagonista. Finale lungo e pulito, dove torna il frutto. È vino con alcuni dettagli da mettere ancora bene a fuoco, ma di sicura prospettiva.

Valter Mattoni, Rossobordò 2015 e 2014 (la 2014 vince la medaglia d’argento del Concorso)

“The rock” (La Roccia è il soprannome con cui tutti conoscono Valter) era presente con due annate. Una più buona dell’altra. Dal mio personalissimo punto di vista vini dallo stile più “rustico” di altri, ma anche più coinvolgente. Al naso li ho trovati simili, molto “dritti”, con un frutto scuro puro e senza smancerie, con un 2014 leggermente più aperto. Ma è in bocca che i vini di Valter Mattoni hanno un passo in più: tanto, tanto succo, freschi, stratificati, lunghi, con tannini di perfetta maturità e un’acidità corroborante che te li fa scolare nonostante il “peso”. Sono vini con cui mi sento a mio agio, e che non mi stancherei mai di bere. Qualche “purista” potrebbe obiettarne la precisione di alcuni dettagli…io no!

Pantaleone, La Ribalta 2013 e 2015 (entrambe le annate conquistano la medaglia d’oro del Concorso)

Anche qui due annate, entrambe apprezzatissime dalla giuria. Il 2013 è più maturo, caldo e avvolgente, con una nota speziata di pepe molto netta; coerente in bocca, di grande spessore, sempre giocato su toni scuri. Il 2015 è più “aereo”, con una bellissima e seducente nota di rosa rossa. In bocca è tanta roba! Materico, ampio, con una trama tannica che ancora deve ben amalgamarsi al resto, ma di bella maturità. È un “peso massimo” che non potrà che giovarsi di un po’ di riposo in bottiglia…vinone!

Oasi degli Angeli, Kupra 2015 (medaglia d’oro del Concorso)

La cosa che più mi impressiona quando mi capita di assaggiare il Kupra è la sua eleganza. Se un amico mi chiedesse di declinare il concetto di eleganza nel vino, beh, questo sarebbe senz’altro uno dei primi esempi che mi verrebbe in mente. I profumi sono intensi e variegati: frutta, fiori e spezie, tutte le famiglie olfattive sono ben rappresentate. In bocca è carnoso e contrastato, tra acidità e calore alcolico, con un finale amarognolo piacevole, anche se non così lungo. Comunque gran vino!

Le Caniette, Cinabro 2014 (medaglia d’oro del Concorso)

La potenza è nulla senza controllo, recitava qualche anno fa un claim di una nota pubblicità di pneumatici. Il Cinabro sembra averla ascoltata e fatta sua, vista la sintesi mirabile nel bicchiere di intensità ed equilibrio. Ogni componente sembra essere al posto giusto, assemblando un puzzle che ti conquista sorso dopo sorso. Mi restituisce le sensazioni di naturalezza e scorrevolezza dei due Rossobordò, con un filo di eleganza in più. È vino che in bocca sembra avere sapore infinito, in continua evoluzione, profondo e sfaccettato come solo i grandi vini sanno essere. Chapeau!

Poderi San Lazzaro, Bordò 2015 (medaglia d’argento del Concorso)

Vino materico, ricco di profumi e di sapore. Al naso si sente soprattutto il frutto, scuro, di mirtilli, mora, frutti di bosco; poi c’è anche una nota floreale, di rosa appassita, unita ad erbe mediterranee. In bocca è masticabile, di grande struttura ma insospettabilmente fresco, con un tannino preciso e di grande persistenza. Si mantiene vigoroso anche nel finale, con una nota amaricante piacevole.

Clara Marcelli, Ruggine 2012

L’ho trovato con un profilo odoroso diverso dagli altri, con una nota ematica e amaricante che mi ha ricordato molto la genziana. Poi l’immancabile frutta matura a bacca rossa e qualche sbuffo speziato. In bocca è coerente, ripropone quella nota amaricante sentita al naso, sostenuta da un’acidità del frutto ancora molto viva. Tanto sapore e persistenza.

Quindi ad oggi sono 7 i produttori che producono vino proveniente da Bordò, splendida varietà picena della famiglia delle Grenaches. Rimaniamo in attesa di provare tra poco (dovrebbe essere in corso di imbottigliamento in questi giorni) il vino di un ottavo produttore: Allevi Maria Letizia. Vi racconteremo presto del nostro assaggio, naturalmente su Vinodabere.

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