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Cenatiempo Vini d’Ischia. I viticoltori eroici che guardano al biodinamico

Il nostro vino deve esprimere la natura vulcanica e marinara della terra ischitana”. In queste parole la filosofia di una famiglia e di un’azienda che si confondono, quasi a formare un tutt’uno, a testimonianza che da queste parti il vino da sempre rappresenta un elemento di vita e sostentamento. È questa l’idea con cui nel 1945, sulla riva destra del porto di Ischia, inizia la storia della casa vinicola Cenatiempo, dapprima con la vendita di vino sfuso e subito dopo con la commercializzazione di vini in bottiglia.

Ed è ancora sul porto che oggi l’azienda mantiene la sua cantina, anche se è in vigna Kalimera, terra incontaminata a Serrara Fontana, nella cantina storica risalente al ‘600, scavata proprio nella collina di Kalimera che, appena arrivati, riviviamo una pagina di storia viticola dall’antico sapore.

Federica Pedroni, Az. Cenatiempo

Federica Pedroni, Az. Cenatiempo

Ad accoglierci, con grande senso di ospitalità, Federica Predoni, moglie di Pasquale Cenatiempo, patron aziendale, il cui accento da subito tradisce un origine non proprio locale. “Sono qui per amore” racconta Federica. “Galeotta fu una visita in cantina” e l’incontro con Pasquale e questi luoghi dal fascino suggestivo.

Passeggiamo tra le vigne a terrazzamenti di 45/50 anni di età fino a raggiungere circa 460 metri s.l.m. . Di fronte a noi il monte Epomeo, allargando l’orizzonte il mare e l’isola di Capri. Il nome Kalimera (buongiorno), di origine greca, sta ad indicare il sole che nasce e a confermare, pertanto, l’ottima esposizione dei vigneti. E’ difficile anche solo camminare tra le piccole porzioni di vigna dai filari stretti, inutile sottolineare, quindi, che qui la gestione dei vigneti è fatta esclusivamente a mano, quadruplicando le ore di lavoro necessarie. Il vignaiolo da queste parti diventa un vero e proprio eroe contemporaneo.

Grappolo di cannamela

Grappolo di Cannamela

Per’e’ Palummo (Piedirosso), Biancolella e Forastera i vitigni allevati ed una sola terrazza dedicata al rarissimo Cannamela, antico vitigno autoctono, attualmente usato in blend nei vini rossi per la spiccata acidità e ancora oggetto di studio da parte dell’Università degli studi di Napoli per verificarne le potenzialità espressive per vinificazioni in purezza.

Grappolo di biancolella

Grappolo di Biancolella

Vigna Kalimera rappresenta per Cenatiempo anche l’inizio di una nuova filosofia produttiva, una nuova sfida. Il vigneto è stato potato tutto a guyot, prediligendo meno grappoli per ceppo e si è avviata una gestione biologica seguita dal passaggio al biodinamico con un approccio semplice, racconta Federica, solo legato alla terra e non alla cantina, mediante utilizzo del corno letame e pratiche di sovescio all’occorrenza.

 

Ma in vigna Kalimera le sorprese non sono finite. Federica ci conduce in una delle ultime cantine storiche rimaste sull’isola. Un vero e proprio museo del vino. Si tratta di una tradizionale cantina ischitana completamente scavata a mano risalente al 1730, come testimoniano alcuni documenti storici ancora in possesso della proprietaria, anche se la sua origine potrebbe essere ancora più remota, addirittura risalire al 1600. La cantina si caratterizza per la presenza di un pozzo, che veniva utilizzato per la raccolta dell’acqua piovana usata per sterilizzare gli strumenti di cantina, del focolare e di un palmento dove il contadino versava l’uva che veniva pigiata con i piedi. Il mosto veniva poi raccolto con il tino, caricato sulla testa e fatto confluire nelle botti di castagno.

 

Ci sorprende il sistema di ventilazione congegnato all’epoca chiamato da queste parti «ventarola», fondato su un concetto semplice, ma intuitivo. Piccoli fori, scavati nella parte della montagna che sovrasta la cantina ove non batte il sole, consentivano all’aria fresca di penetrare e confluire fino alla parte di interesse, garantendo ossigeno durante la fermentazione e creando un equilibrio di temperatura per tutto l’anno. Un vero esempio di «ingegneria empirica».

Interno cantina storica

Interno cantina storica

Dopo questa emozionante immersione nella storia vinicola ischitana del passato, arriva finalmente il momento della degustazione.

Una location suggestiva esaltata dagli assaggi gastronomici in abbinamento ai vini che richiamano i sapori dell’isola, donando un tocco di vera tipicità.

Ischia DOC Biancolella 2017

Ischia DOC Biancolella 2017

Ischia DOC Biancolella 2017: profumi di fiori bianchi e frutta fresca per questa giovane espressione di Biancolella in purezza, contornati da sentori erbacei e sbuffi vegetali. Freschezza e marcata sapidità al gusto conducono ad un finale di buona persistenza.

Ischia DOC Forastera 2017

Ischia DOC Forastera 2017

Ischia DOC Forastera 2017: un bianco dal sapore marino che, nonostante la sua giovinezza, sorprende per sapidità e complessità olfattiva. Macchia mediterranea, foglie di pomodoro, delicate note floreali, poi frutta a polpa bianca. Intrigante il finale che invita al riassaggio.

Ischia DOC bianco superiore Lefkòs 2017

Ischia DOC bianco superiore Lefkòs 2017

Ischia DOC bianco superiore Lefkòs 2017: ottenuto principalmente da uve Biancolella e Forastera e in misura minore da altri vitigni a bacca bianca, evidenzia una buona intensità olfattiva con note fruttate e agrumate a farla da padrone accompagnate da sentori floreali e richiami minerali. Un vino giovane, fresco e di buona beva a tal punto da non percepire i suoi 13 gradi.

Ischia DOC Biancolella Kalimera 2016

Ischia DOC Biancolella Kalimera 2016

Ischia DOC Biancolella Kalimera 2016: prodotto a partire dall’annata 2009 e ottenuto esclusivamente dalle uve dell’omonima collina, questa interessante interpretazione di Biancolella regala un vino di impronta salina più ricco, maturo e morbido. Note iodate, erbe aromatiche, susina gialla e cedro. La vibrante freschezza al gusto ci riconduce su una piacevole scia sapida che regala un finale di lunga persistenza. Ci piacerebbe risentirlo tra qualche tempo.
Tradizione e bevibilità potrebbe essere la sintesi dei nostri assaggi, pienamente espressivi del territorio vulcanico da cui originano. Vincente la scelta aziendale e dell’enologo Angelo Valentino di eliminare l’uso del legno in cantina in modo da far esaltare l’espressione varietale. Vini di territorio, quindi, di un terroir a grande vocazione enologica ricco di storia e potenzialità.

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