Sicilia

VINIMILO 2017. Prospettive future della vitivinicoltura etnea.

 

“Ricordare il passato, affrontare il presente, pensare al futuro”

Questa frase riassume la Tavola rotonda tenutasi a Milo, un piccolo paese che sorge sulle pendici orientali dell’Etna ad una quota di m. 750 s.l.m. rinomato oltre che per il turismo anche per l’importanza vitivinicola che riveste nel territorio etneo. Infatti l’Etna bianco per potersi vantare della dicitura Superiore, deve esser fatto con uve proveninti da questo territorio.

Vigneti di Milo

La Tavola Rotonda: Viticoltura etnea: Tradizione e Innovazione, che ha visto la partecipazione di Salvo Foti, un nome di riferimento dell’enologia siciliana ed etnea, il Prof. Rosario Di Lorenzo professore di viticoltura e vice – Presidente dell’Accademia Italiana della vite e del vino ed Alberto Aiello produttore e vice – Presidente del Consorzio di Tutela dell’Etna D. O. C., ha affrontato in modo esauriente la frase che ha introdotto questo scrivere.

Si è iniziato con l’intervento del dott. Foti che ha narrato come si sono evoluti nel tempo, il territorio ed i vini etnei, passando, in un decennio, da scarsa considerazione a punto di riferimento della viticoltura siciliana, sviluppando una richiesta sempre maggiore di vino da parte del consumatore.

Questo ha spinto a chiedersi come affrontare una richiesta di vino etneo che continua ad aumentare, continuando a mantenere quella qualità che ne ha permesso la consacrazione in Italia e nel Mondo.

Torretta di un vigneto

Pensare quali siano gli interventi più idonei da eseguire, senza perdere il contatto con il passato attraverso lavorazioni e processi ancora oggi utilizzati, come: le coltivazioni ad alberello, le lavorazioni manuali, i vecchi terrazzamenti creati per strappare terre coltivabili alla “montagna che parla” e tanto altro, sono alcuni dei quesiti che si sono affrontati durante questo dibattito.

Salvo Foti suggerisce di stabilire un costo congruo per la vendita delle uve (come avviene in Svizzera) che risulti remunerativo per chi coltiva le vigne e non lo spinga a produrre di più e male, così da essere invogliato a lavorare come ha sempre fatto, ottenendo frutti di qualità che garantiscano vini sempre validi. In questo modo non si sarebbe spinti ad aumentare la resa a discapito della qualità, forti di una domanda che oggi supera l’offerta. Tutto ciò risulterebbe un valido deterrente per la sperequazione fra costo dell’uva e prezzo del vino.

Versanti etnei

Prendendo spunto dalle parole di Salvo Foti, il Prof. Di Lorenzo ci tiene ad evidenziare come la territorialità etnea e le Contrade, che rappresentano un ulteriore diversificazione dei diversi versanti, è da intenderesi come ulteriore risorsa, perché permette alle uve e ai vini di esprimersi in forme e tipologie diverse. Considerando poi che oltre il 60% di vigneti sull’Etna sono di Nerello mascalese e che molti vigneti risultano essere ultra cinquantenni, questo non deve esser visto in assoluto come un valore aggiunto. Perché è necessario realizzare nuovi vigneti che rimpiazzino i vecchi, creando nuovi terrazzamenti, pur con le dovute cautele, in quanto le vigne debbono essere ringiovanite per creare nel tempo una continuità vinicola senza snaturare il vino fin qui ottenuto. Nella realizzazione dei nuovi vigneti, sarà utile fare scelte agronomiche non uguali per l’intero territorio etneo, perché esse devono essere legate alla diversità pedo – climatica dei diversi territori ed ai diversi obiettivi enologici che ogni produttore persegue. Anche le caratteristiche di ogni vitigno, legato al luogo ove è stato piantato, diviene elemento da prendere in grande considerazione senza farsi affascinare dalle chimere commerciali che possono portare a fare scelte sbagliate.

Nerello mascalese

L’intervento di Alberto Aiello, in qualità di vice – Presidente del Consorzio di Tutela dell’Etna D. O. C., si è concentrato sulle lavorazioni delle vigne. Ha voluto evidenziare come i vini etnei siano cresciuti qualitativamente, risultando degni avversari di vini con maggior storia e fortemente affermati sui mercati internazionali. A questo proposito il settore eno – turistico, che ultimamente sta ottenendo enorme successo, non deve essere un ostacolo e penalizzare la produzione vinicola, allontanando il vignaiolo dalla sua terra e dalla cantina, ammaliato da una nuova forma di guadagno che necessità di particolari attenzioni, in particolare nell’accoglienza dei turisti. Questo, pur risultando di notevole importanza per l’economia della regione, non deve distrarlo dalla lavorazione delle vigne e dei vini, che rappresentano il territorio e la qualità deve sempre essere l’elemento principale, perché  sarà sempre l’elemento trainante di tutto quello che si muove intorno alla viticoltura etnea.

Interno di un palmento

Per finire si è parlato di colui che consente ai vini etnei di essere apprezzati: il consumatore. Oggi coinvolto da guide, social network, giornali e manifestazioni, con una conoscenza media sul vino che si è notevolmente elevata negli ultimi anni e che grazie al diffondersi dei mezzi di comunicazione, riesce a scegliere con maggior consapevolezza cosa bere, utilizzando gli input che gli giungono per provare ciò che non conosce e accrescendo la sua cultura enologica. E proprio pensando a lui che bisogna non abbassare la guardia e continuare in quel processo di crescita intrapreso da diversi anni.

Si è anche affrontato l’aspetto comunicativo che vede giornalisti e blogger fornire direttamente ed indirettamente notizie sulle aziende. Essi hanno il compito di riportare fedelmente quante più notizie possibili sui vini, sulle politiche aziendali e sugli obiettivi che ogni azienda  desidera ottenere. Informazioni che generano in chi legge “emozioni” che possono destare quel pizzico di curiosità nel lettore – consumatore, che è la base di tutto questo successo. Se da una parte il comunicatore deve essere onesto nella sua opera di comunicazione dall’altra il vignaiolo deve fornire quante più notizie  possibili che non nascondano o esaltino troppo la realtà che lo circonda, perché il tutto verrebbe a trasformarsi in un elemento negativo per un settore molto amato e in forte crescita.

Fabio Cristaldi

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