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VIGNAMAGGIO: un luogo che ha visto MONNA LISA girovagare tra i giardini e le vigne

Avvicinarsi ad un azienda come Vignamaggio deve essere fatto con grande rispetto. Le sue origini che si perdono nel 1404 , quando i Gherardini, nobile famiglia toscana, furono costretti a trasferirsi in questi luoghi per sfuggire dalla furia della città di Firenze  che stanca dei continui assalti organizzati da questi a scapito della città toscana per impedirne l’arrivo del cibo, decisero di radere al suolo la fortezza ove i Gherardini risiedevano da tantissimo tempo obbligandoli a cercare un nuovo posto dove vivere.

Nasce cosi Vignamaggio dove la nobile casata si dedica all’agricoltura e alla viticoltura, tanto che nel 1404  fu redatto un documento che testimoniava tale attività, tutto andò avanti fino al  1421 quando i gherardini cedono alla famiglia Gherardi , loro cugini, la tenuta per pagare i debiti fino ad allora contratti.

Dal 1500 al 1700 la tenuta  inizia la sua evoluzione che sembra inarrestabile, si acquistano nuovi poderi, si incrementa la produzione, si piantano colture diversificare nelle diverse zone della tenuta come nocciole, mandorle e fichi.

Nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III delimita formalmente il territorio del Chianti per tutelare i produttori dai plagi.

Nel 1800 a causa della forte crisi agricola i Gherardi si vedono costretti a vendere la villa per passare per tutto il perdurare del secolo da una mano all’altra.

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il luogo che accoglie Vignamaggio

E’ nel 1900 che vigneti ed oliveti si impongono come elementi unici nel panorama del Chianti a discapito delle altre coltivazioni fino a definire nel 1924 il primo consorzio tra produttori vinicoli che contava 33 membri con il fine di difendere il vino Chianti.

In questo contesto storico una figura che nel passare dei secoli sarà dai più ricordata si aggira in questi luoghi, parliamo di  Monna Lisa la modella di Leonardo da Vinci , ritratta con uno sguardo enigmatico dall’artista tra il 1503 e il 1506.

Il Vasari riconobbe in quello sguardo il viso di Monna Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo , da cui deriva il nome del dipinto, ella avrebbe frequentato con assiduità questi luoghi di proprietà dei cugini Gherardi muovendosi tra l’erba alta , i campi di grano e i filari delle viti.

Oggi  l’azienda è di proprietà di Patrice Taravella archietto di nazionalità francese ma di origini italiane  che ha acquistato Vignamaggio nel 2014 dalla famiglia Nunziante che la deteneva dal 1987.

La proprietà si estende per oltre 250 ettari nel cuore del Chianti Classico ad ugual distanza tra Firenze e Siena , è in pieno fermento per la realizzazione di un progetto che proprio a partire dal 2014  prevede la conversione al biologico di tutta l’agricoltura della tenuta con l’obiettivo di salvaguardare i suoi lavoratori e tutti coloro che la vengono a visitare . Reintegrare le biodiversità del territorio reintroducendo le colture scomparse da 50 anni è una delle priorità, come priorità sono i vigneti che coprono 62 ettari della tenuta dove i vitigni internazionali , merlot cabernet franc cabernet sauvignon , vengono coltivati insieme a quelli tipici del territorio, sangiovese, trebbiano e malvasia bianca.

Essi sono inseriti in diversi 6 ambienti caratterizzati da terreni e clima differenti , il vitigno principale,  in virtù del territorio dove l’azienda è ubicata, è il Sangiovese che  occupa  l’82 % della superficie vitata.

Anche gli oliveti rappresentano una parte importante dell’agricoltura aziendale coprendo 30 ettari di terreno e 5000 piante  dove le varietà Frantoio, Leccino. Moraiolo e Pendolino la fanno da padrone.

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il territorio del Chianti

In funzione dell’enorme sforzo che compie l’azienda per salvaguardare il territori dal 2008 le proprie acque di scarico vengono trattate con il metodo della fitodepurazione, un sistema che utilizza le piante palustri per trattare le acque di scarico.

La sua struttura principale si compone  dell’antico casale che cela nei suoi interni storia e indiscrezioni, poi il magnifico giardino che circonda la struttura, potrebbe raccontare i pensieri e le vicissitudini che hanno invaso le menti dei vecchi proprietari e farci scoprire chi fosse quella misteriosa donna che Leonardo da Vinci ha voluto ritrarre , quella Monna Lisa che oggi è divenuta simbolo non solo dell’azienda ma anchedi alcuni dei vini che si producono.

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la vecchia cantina

Dopo tanto parlare dell’azienda che merita tante attenzione per la sua lunga storia e per gli sforzi fatti a riguardo dell’impatto ambientale , ci concentriamo sul ramo vinicolo iniziando dalle vigne che circondano questo meraviglioso posto , estendendosi per svariati km e dalle cantine.  Si parliamo di cantine, al plurale, in quanto questa bellissima azienda unisce due anime. Quella centenaria che ingloba gli antichi locali  quattrocentesche ubicati nella struttura originale, che  rispettosa delle tradizioni permette una maturazione  dei vini senza intervento alcuno,  con temperature che oscillano tutto l’anno tra i 18 ° e i 20°, grazie alla parete di roccia viva posta sul versante che delimita il giardino all’italiana.  Poi c’è quella più moderna edificata nel 2010 collocata difronte alla villa dove sul tetto  avvengono le prime operazioni sulle uve a partire dalla selezione e lavorazione  delle uve, che scendono per caduta nei serbatoi di acciaio sottostanti dove avviene la fermentazione.

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la nuova cantina

La nuova sfida dell’azienda in parte già realizzata è l’unione delle due cantine attraverso un corridoio già costruito ma non ancora aperto cpmpletamente per evidenziare un futuro che si unisce al passato senza interruzione , mostrandone le differenze ma allo stesso tempo evidenziandone le similitudini, perché la tradizione nel Chianti deve essere anche questo, un percorso che non si interrompe mai e continua imperterrito verso il futuro senza soste ma con differenze che lo rendono ogni volta interessante per le tradizionali caratteristiche e per le continue evoluzioni.

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Chianti Classico DOCG Terre di Prenzano 2015 –

Chianti Classico DOCG Terre di Prenzano 2015 – 

proveniente da 85% uve sangiovese 15 % merlot , effettua un affinamento per un anno in botti 20-40 hl di rovere poi ulteriori 6 mesi in bottiglia, al naso emergono note balsamiche oltre alla frutta rossa ,ciliegia e lampone, in bocca elegante con un tannino gradevole e acidità presente.

Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2015 . campione di botte

prodotto solo nelle annate migliori, con le uve provenienti dai vigneti a sud-ovest  uvaggio 85% sangiovese e rimanente 15% merlot e cabernet sauvignon, la fermentazione e macerazione sulle bucce avviene per 16 gorni al termine della quale avviene la svinatura. Dopo il vino viene affinato per 18-20 mesi in barriques di rovere francese e in parte per altri 10 mesi in botte grande. L’affinamento complessivo è di 30 mesi di cui almeno 3 in bottiglia.

al naso la frutta rossa è in evidenza ma è sul palato che se ne percepisce una freschezza che lo rendono da subito bevibile ne  fanno intuire le possibilità di un  lungo affinamento.

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Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2012 – 2011 2010 – 2006

Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2012

si percepisce immediatamente che il tempo ha lavorato sul vino, le note di frutta rossa vengono accompagnate da spezie e profumi di viola, in bocca appare succoso con un tannino e un acidità presente che lo rendono non solo di facile beva ma anche con una bella eleganza.

Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2011

al naso oltre alla frutta rossa, la viola troviamo note polverose, all’assaggio elegante con una sua identità e un equilibrio tra tannino e acidità

Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2010

il più interessante di tutta la verticale, con spezie , frutti rossi e viola al naso, all’assaggio esprime tutta la sua evoluzione , grande eleganza con note speziate finali, un acidità che ben bilancia un tannino presente

Chianti Classico DOCG Gran Selezione Monna Lisa 2006

all’assaggio presenta  una nota amaricante e un tannino evidente

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Vinsanto del Chianti Classico X 2006

Vinsanto del Chianti Classico X  2006 

Prodotto con uve malvasia 60% e Trebbiano 40% vengono fatte appassire per 3 mesi dopo fermenta in caratelli di rovere di 75-150 litri e li vi rimane per almeno 10 anni , nell’assaggio troviamo note di albicocca e un acidità presente anche se non troppo accentuata mantenendo quella nota  che lo caratterizza.

Daniele Moroni

http://www.vignamaggio.com/

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