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Una giornata da non perdere al Merano Wine Festival: il lunedì dedicato alle vecchie annate

Ormai da diversi anni il Merano Wine Festival dedica il lunedì della manifestazione alle vecchie annate.

Come avrete ormai compreso, il gruppo degli autori di Vinodabere, è molto sensibile al tema dell’evoluzione del vino.

Non poteva dunque mancare la nostra partecipazione a questa giornata dell’evento.

Diverse le bottiglie di vecchie annate in assaggio, e molto divertente andare a scoprire (per chi non ha voglia di consultare il catalogo ed ama la sorpresa) le etichette disponibili in degustazione.

Vi raccontiamo, per ragioni di sintesi e per non dilungarci troppo solo di alcune di queste.

Iniziamo da Castello di Monsanto che quest’anno ha presentato il Chianti Classico Il Poggio 1970: impressionante come ancora la freschezza tenga testa al tempo trascorso; note di cuoio e tabacco si alternano a ricordi di sottobosco e humus, anticipando un lungo finale di macchia mediterranea e spezie.

 

 

Chianti Classico Il Poggio 1970 – Castello di Monsanto 

 

Fontodi a sorpresa ha portato il 1993 del suo Pinot Nero Case Via: eleganza e sapidità sono al centro dell’assaggio, seguiti da toni ancora floreali e piacevolissime sensazioni speziate. Struttura ed un finale balsamico completano il già ricco quadro organolettico.

Pinot Nero Case Via 1993 – Fontodi 

Carpineto  ha sfoggiato un Chianti Classico 1990, ad ulteriore riprova che il Sangiovese non teme il tempo grazie alla sua straordinaria acidità; sentori di spezie e di macchia meditterranea, uniti a ricordi di cuoio e tabacco, anticipano materia e profondità di beva.

Ma andiamo avanti. Vi parliamo ancora di un Sangiovese, in questo caso ci spostiamo di zona ed arriviamo nel territorio ilcinese con il Brunello di Montalcino 2003  dell’azienda Cupano.

Qui il francese Lionel Cousin da più di 20 anni produce Brunello alla sua maniera. Con sapiente utilizzo delle barrique riesce a tirar fuori ogni anno dei vini eccellenti. Il 2003 è un piccolo capolavoro che coniuga complessità e potenza, bevibilità e struttura, con note che vanno dai frutti di bosco alla macchia mediterranea, passando per sensazioni agrumate. Speriamo di poterlo riassaggiare, dato che Lionel disgraziatamente ha da poco subito un furto in cantina delle sue vecchie annate.

 

Lionel Cousin (azienda  Cupano)

 

Ci spostiamo in Umbria con il Torgiano Riserva Rubesco Vigna Monticchio 1997 – Lungarotti: (note di degustazione di Gianmarco Nulli e Gennari e foto di Stefano Ronconi)

Un grande Sangiovese perfettamente maturo, con sentori evidenti di tabacco e fiori essiccati, cuoio e liquirizia. Il sorso è ancora dinamico e fresco, con sapidità e apporto glicerico in perfetto equilibrio, il tannino è setoso e la beva si chiude con un lungo finale agrumato.

 

Torgiano Riserva Rubesco Vigna Monticchio 1997 –  Lungarotti

Ritorniamo in Toscana con l’assaggio di un vino ormai leggenda in un’annata sorprendente. Parliamo di Tenuta di Trinoro 1998 (in magnum) – Tenuta di Trinoro

Una delle migliori  versioni di questa etichetta con un susseguirsi di profumi che spaziano dalle spezie a note balsamiche , dall’eucalipto a grafite e cuoio. Unisce potenza ad una beva dinamica che si chiude con un lungo finale di spezie orientali.

Tenuta di Trinoro 1998 – Tenuta di Trinoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora Toscana con Oreno 2004 – Tenuta Sette Ponti:

questo blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot è un autentico capolavoro, dove eleganza e potenza marciano congiunte ed un tannino finissimo impreziosisce materia e lunghezza gustativa. Il finale gioca su sensazioni speziate e di macchia mediterranea.

 

 

Oreno 2004 – –Tenuta Sette Ponti

 

Di nuovo Toscana con Bruno di Rocca 1999 – Vecchie Terre di Montefili (qui il Cabernet Sauvignon ruba la scena al Sangiovese) assaggiato in una verticale di tre annate (2011, 2005 e 1999). Un vino assoluto, il 1999, con carattere e personalità da vendere, uniti ad eleganza, complessità, freschezza ed un bellissimo finale speziato.

Bruno di Rocca 2011, 2005 e 1999 – Vecchie Terre di Montefili

 

Ci spostiamo in Piemonte, con un’azienda che ha fatto la storia della principale denominazione langarola. Ci riferiamo a Marchesi di Barolo che ha presentato l’annata 1985 del suo Barolo storico, che ci ha particolarmente colpito per succosità, freschezza, pienezza del sorso e profondità della beva. Il vino lascia dei piacevoli e lunghi ricordi balsamici e di macchia mediterranea.

Barolo 1985 – Marchesi di Barolo

 

Ancora Piemonte con la Barbera d’Asti La Bogliona 2001 – Scarpa:

se qualcuno avesse dei dubbi sull’acidità della Barbera (vitigno a bacca rossa più acido d’Italia) qui se li può togliere senz’altro. Il sorso è vivo, sapido e dinamico, la struttura è imponente ed il tannino di grandissima qualità. In sintesi eleganza, equilibrio e profondità di beva sono le parole chiave dell’assaggio.

 

Barbera d’Asti La Bogliona 2001 – Scarpa

 

Ovviamente non possiamo trascurare l’Alto Adige. Qui citiamo tra tutte l’etichetta Chardonnay Riserva Baron Salvadori 1998 – Nals Margreid:

il saggio utilizzo del legno ne fa un vino ancora fresco e floreale, con un piacevole finale di pietra focaia ed agrumi. Sapido, strutturato e ancora in piena forma, esprime al meglio l’archetipo di eleganza e profondità che alcuni vini dell’Alto Adige sanno raggiungere.

 

Chardonnay Riserva Baron Salvadori 1998 – Nals Margreid

Per ultimo vi parliamo del Trento Brut 976 Riserva del Fondatore 1999 – Letrari:

in realtà non è esattamente una vecchia annata, nel senso che Lucia Letrari ha sboccato solo nel 2017 alcune bottiglie del 1999. Per cui inevitabilmente il vino (che a questo punto è stato 18 anni sui lieviti e che non è in commercio) che abbiamo assaggiato è straordinario, con perlage finissimo e grandissima eleganza e freschezza, che si uniscono a struttura ed enorme lunghezza che si esprime in un finale pietroso e roccioso.

Lucia Letrari

Trento Brut 976 Riserva del Fondatore 1999 – Letrari

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