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Un Tris di straordinari rosati dove riporre la fiducia ai tempi del Rosatellum Bis

Un Tris di straordinari rosati dove riporre la fiducia ai tempi del Rosatellum Bis

 

Proprio in questi giorni il Governo ha deciso di porre la fiducia sull’approvazione della nuova legge elettorale nota con il nome di Rosatellum Bis.

Nemmeno a farlo apposta la proposta di legge viene dall’Onorevole Fiano. E noi che siamo nel settore del vino non possiamo far altro che evocare nomi di vitigni o tipologie o colori a noi cari nel nostro mondo di appartenenza.

Ecco perché vogliamo indicarvi tre grandi rosati, e non “rosatelli”….,  che ci hanno particolarmente colpito nell’ultimo anno:

Cannonau di Sardegna Rosato 2016 – Orgosa (prezzo a scaffale enoteca 16 euro): nel calice troviamo tutto il carattere di Orgosolo e del produttore Peppino Musina (tel.3397784958, mail mgorgosolo@tiscali.it) , con sentori speziati e fumé che anticipano struttura, succosità, lunghezza gustativa, con un finale esplosivo di macchia mediterranea e frutti rossi.  Arriva ad abbinarsi perfino al maialino alla brace. Non ci crederete ma in cantina non c’è energia elettrica e si usa un generatore per i rimontaggi; è la vigna (a quasi 500 metri di altezza in un posto incontaminato) a fare la differenza!!!

 

Lazio IGT Cesanese Rosato Tucuca 2016 – Riccardi Reale (prezzo a scaffale enoteca 15 euro): dalla Sardegna ci spostiamo nel Lazio, nella sorprendente zona di Olevano Romano, dove si sta finalmente credendo in progetti enoici di qualità. L’azienda guidata da Piero Riccardi e Lorella Reale ha realizzato lo straordinario Cesanese Rosato Bio Tucuca 2016, non filtrato,  con fermentazione spontanea, e derivante da viti allevate con pratica agricola biodinamica, su terre rosse vulcaniche. Impressionante la profondità di beva, la lunghezza gustativa e l’avvolgenza al palato, che si accompagnano a note speziate ed agrumate e con bellissimi toni fumé in chiusura;

Toscana IGT Rosato Kernos 2015 – Colle Santa Mustiola  (prezzo a scaffale enoteca 16 euro): siamo in Toscana, a Chiusi, vicino al luogo che storicamente segnava il confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana, dove Fabio Cenni,  medico di professione e personaggio eclettico, decide negli anni ’90 di dedicarsi alla viticoltura con eccellenti risultati. Il suo è un Sangiovese fuori denominazione, allevato su suolo alluvionale con sabbia pliocenica. Oltre al più celebre Poggio ai Chiari (un grande Sangiovese, che in alcune annate come la 2010 ultima in commercio, compete tranquillamente con i vini delle più blasonate denominazioni toscane), realizza ormai da diverso tempo il Kernos, un Rosato che nella versione 2015 ci ha particolarmente colpito per succo, polpa, eleganza, avvolgenza e ricchezza del frutto. Ancora una volta la materia è in primo piano, a dimostrazione del fatto che, come negli altri due casi, si possono realizzare rosati ricchi e speziati, che coniughino bevibilità con struttura e profondità, senza dover appunto realizzare un “rosatello”, ma dando luogo ad un grande Rosato.

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