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Un “Faro” di riferimento per la Sicilia: Azienda Agricola Palari

Ogni vino racchiude in se una storia, un territorio, le origini e la filosofia aziendale. Nel caso dell’azienda che ho visitato ultimamente, tutto si racchiude nel vino che diviene il connubio degli aspetti precedentemente elencati, visto che l’Azienda ha conservato la storia di questo vino ed il vino ha saputo ripagare territorio e proprietà per il lavoro svolto.

“Nessuno ha mai bevuto qualcosa di più piacevole del vino”

Una frase in cui l’Azienda si identifica

(cit. di Marco Terenzio Varrone)

Il vino di cui si parla è il Faro (un blend di Nerello mascalese, Nerello cappuccio e Nocera, più una minima percentuale di altri vitigni autoctoni della zona del messinese) e la cantina che lo produce è l’Azienda Agricola Palari di Salvatore Geraci. Il tutto inizia circa trentasette anni fa (1980) quando Salvatore Geraci con la passione della cucina e del buon vino, fa assaggiare al suo amico Luigi Veronelli un vino allora sconosciuto: il Faro.

Veronelli rimane stupito da questo vino, che fra le altre cose è a rischio di non poter essere prodotto, visto che alcune varietà di vitigni utilizzati sono in forte diminuzione. Veronelli suggerisce all’Architetto Geraci di conservare tale ricchezza e di continuare, per far si che il Faro continui a vivere. Salvatore Graci recepisce le parole e grazie alla costanza e alla tenacità, il Faro riesce a ritagliarsi un suo spazio e considerando il nome “ad illuminare il panorama enologico siciliano”. Si tratta di una viticultura eroica con vigne che si affacciano sul Mare Jonio, con pendenze che permettono di accudire le viti solo manualmente, senza alcun utilizzo di mezzi meccanici, se non una semplice motozappa. Per poter affrontare tale situazione positivamente, si necessita di persona che abbia: idee chiare e conoscenza del mondo enologico dovuta non solo alla passione, ma alla voglia di lanciarsi in una sfida difficile.

´La villa del 1700

Salvatore Geraci racchiude in se le peculiarità e le capacità che gli hanno permesso di vincere questa sfida”.

Particolare della villa

L’ ingresso della bellissima villa del 1700 dà il benvenuto ai visitatori, introducendo colui che arriva in un percorso che mediante dei vialetti porta verso la barricaia. Nell’entrare si rimane estasiati dai profumi che immediatamente si percepiscono, il legno che culla il vino facendolo riposare e crescere per periodi differenti, che sia il Rosso del Soprano, il Faro Palari o il Santa. Nè.

La barricàia

Mentre mi sposto dall’ambiente in cui si trovano le vasche in acciaio, dove il vino viene fatto fermentare per giungere alla barricàia dove avviene l’affinamento, l’Architetto Geraci inizia a fare una descrizione dettagliata e passionale, durante la quale mette in mostra il suo sapere enologico legato non solo agli ettari vitati, alle bottiglie prodotte e alla commercializzazione delle stesse.

La barricàia

Lui parla di resa per ceppo e non per ettaro, conferma che il Nerello mascalese è fra i vitigni più difficili da vinificare e che per avere un prodotto ottimale non viene fatta fare la fermentazione alcolica in toto, in modo tale che durante il periodo di affinamento in legno ed in bottiglia, continui a progredire. Altra cosa importante che ribadisce, è che il vino viene messo in commercio quando ha raggiunto il suo equilibrio, onde evitare di mettere in vendita un prodotto non ottimale.

Percorso verso la barricàia

Ritornando alla sala dove si degusteranno i vini, si attraversano altre parti della storica villa e sembra di essere tornati indietro nel tempo e mentre si chiacchiera il tutto sembra come per magia materializzarsi.

Vialetto che conduce alla barricàia

Il concetto basilare di Salvatore Geraci è che in Sicilia vi sono principalmente due vitigni a bacca rossa, che sono tipica espressione del territorio: il Nerello mascalese per la Sicilia orientale ed il Perricone per quella occidentale.

La terrazza con vista sul mare

Seduti in sala con vista sul mare, chiede di portare i vini da assaggiare: Rosso del Soprano, Faro Palari e Santa. Nè. Su quest’ultimo l’Architetto Geraci dà conferma della sua competenza sul mondo del vino, dicendo che è un vino mai mandato alle Guide poiché il numero di bottiglie prodotto è troppo basso (circa 900) e che il vitigno utilizzato a Francisa* per fare il Santanè non è di facile comprensione ed abbinamento. Infatti a tal proposito è titubante se continuare a produrlo, oppure no. Tornando sui vitigni, Geraci evidenzia come il Faro sia l’unico caso in cui il Nerello mascalese abbia una vicinanza tale al mare. Come dice qualcuno (Salvo Foti n. d. r.) il Nerello mascalese ritorna ad essere un “tipo da spiaggia”. La passione con cui descrive e puntualizza tutte le varie sfaccettature dei suoi vini, arricchisce ulteriormente il contesto e fa capire la preparazione del produttore, che in certi casi pensa più al prodotto finale ed un pò meno ai profitti.

* a Francisa è un vitigno tipico della Sicilia, soprattutto della parte orientale e si tratta di un clone del Cabernet franc (da cui deriva il nome) che si trova nelle vigne più vecchie ed in percentuali basse rispetto alle viti di Nerello mascalese, Una volta vendemmiato e vinificato da origine ad a Francisa.

Rosso del Soprano 2015

Rosso del Soprano 2015 – Nerello mascalese, Nerello cappuccio e Nocera

Colore rosso rubino intenso. Profumi e bouquet marcati, note di origano fresco ed erbe balsamiche, nota iodata, frutta sottospirito, note di liquirizia. A palato esprime il suo carattere. Fresco in bocca, con una nota salina che accompagna e con una sua armonicità. Bella persistenza ed ottima progressione. Il passaggio in legno è saputo fare.

Rosso del Soprano 2001

Rosso del Soprano 2001 – Nerello mascalese, Nerello cappuccio e Nocera

Nel calice si presenta visivamente con un colore rosso scarico. I profumi sono eccelsi, goudron, note balsamiche, la nota di origano fresco anche a distanza di quattordici anni pur flebilmente si sente. In bocca è perfetto, con tannini che accarezzano e con una dolcezza conferita dal tannino. Progressione eccezionale e persistenza ottima. – Una curiosità, il nome Soprano deriva che è il vino della villa che si trova nella parte alta (in dialetto siciliano supra), ecco il perchè di Rosso del Soprano.

Faro Palari 2013

Faro Palari 2013 – Nerello mascalese, Nerello cappuccio e Nocera

Colre rosso lucente. A naso si sentono profumi di confettura e note di grafite, oltre che di humus, con un finale di liquirizia. Con il passare dei minuti vengono fuori anche note floreali. Armonico in bocca, grande eleganza, tannini ed acidità viaggiano assieme. Progressione notevole, con una persistenza che non è da meno.

Santanè 2009

Santa. Nè 2009 – Francisa (Nerello mascalese e parti di clone del Cabernet franc)

Rosso purpureo carico. Rispetto agli altri vini degustati prima, si cambia filosofia, con un vino muscoloso. Olfattivamente si sentono note di peperone, tufo di caffè, cuoio, chiodi di garofano. A palato è pastoso con tannini di personalità, ma non allappanti. Di carattere, in un primo tempo si può definire come vino da meditazione, ma necessita di pietanze “rustiche”. La retronasale fa sentire il passaggio in legno, ma non è eccessivo. La persistenza e la progressione di questo vino si possono definire quasi illimitate.

Fabio Cristaldi

 

 

 

 

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