Degustazione

Turriga, un emblema dell’enologia sarda. Verticale di 5 annate.

Certi vini racchiudono in sè oltre al territorio, il credo del produttore e dell’enologo, riuscendo così a dimostrare ed a trasmettere carattere e personalità.
Durante gli anni settanta in Sardegna diversi viticoltori preferirono ricevere i contributi per l’espianto delle viti, anziché rischiare di produrre vino in una situazione di mercato incerto. Fortunatamente non tutti percorsero quella strada. Antonio Argiolas (morto qualche anno fa alla veneranda età di 102 anni) ad esempio scommise sulla produzione dei vini riuscendo in tempi relativamente rapidi a raggiungere il risultato della qualità. La consulenza enologica dell’allora giovane Giacomo Tachis giocò un ruolo fondamentale per i risultati aziendali, soprattutto per un vino che diventò uno dei portabandiera della Sardegna nel mondo: il Turriga. Un‘Isola dei Nuraghi IGT che è composto prevalentemente da Cannonau (85%), seguito da Carignano (5%), Bovale Sardo (5%) e Malvasia Nera (5%), che Tachis prima e Mariano Murru dopo hanno saputo interpretare al meglio conferendogli eleganza, struttura e piacevolezza.
Dimostrazione ne è stata una verticale svoltasi a Taormina, presso l’Hotel San Domenico con degustazione dei millesimi 1998, 2004, 2007, 2010 e 2013.
Il blend del Turriga, precisa Mariano Murru, attuale enologo dell’azienda, contrariamente alle pratiche bordolesi che variano di anno in anno le percentuali dei vitigni che compongono i vini, rimane con una sua identità, senza variare le percentuali di Cannonanu, di Carignano, di Bovale Sardo e di Malvasia Nera, ma allo stesso tempo cercando sempre la qualità, variando il periodo di raccolta delle uve dei vari vitigni a seconda dell’annata.
Già alla fine degli anni ’90 (il primo anno è il 1988) il Turriga divenne un emblema dell’enologia sarda, ritagliandosi il suo pezzo di storia.
Ma vediamo come si è comportato questo celebre vino nella verticale:

Turriga 1998
Di color rosso rubino lucente. Il suo corredo aromatico è ricco ed avvolgente e caratterizzato da sentori di cuoio, mirto, spezie dolci, note balsamiche e liquirizia. Fresco in bocca, con tannini setosi ed un finale salmastro. Di grande equilibrio. Un sorso di Sardegna.

Turriga 2004
Un bouquet ricchissimo, con note balsamiche che fanno da apripista, seguite da note fumé, da sentori di cioccolato e caffè, e da toni di prugna e gelsi. Rotondo in bocca con tannini ed acidità che bilanciano le componenti morbide. Grande struttura e lunghissimo finale di macchia mediterranea.

Turriga 2007
Il corredo aromatico è ampio e variegato. Dalla liquirizia si passa a ricordi di torrefazione fino ad arrivare a note di confettura e sentori di tabacco, il tutto accompagnato da lievi note di noce moscata e di chiodi di garofano. Nonostante l’annata calda, che a tratti si percepisce, la freschezza e la sapidità fanno ancora vibrare questo vino che ha 10 anni di età.

Turriga 2010
È una delle grandi annate di questo vino, con note floreali in evidenza seguite da toni di origano e pepe bianco. Il tannino è di un’estrema finezza e la freschezza e la sapidità sono perfettamente integrate con la materia del vino. Chiude con ricordi di cassis e cuoio. Un piccolo capolavoro.

Turriga 2013
Ovviamente, data la gioventù, è un vino che va aspettato. Nel frattempo l’olfattiva ci regala piacevoli sensazioni di prugna, ginepro, mirto e macchia mediterranea, mentre il palato è ancora ritroso con un’acidità ed un tannino che solo con il tempo troveranno il giusto equilibrio con le restanti componenti.

Fabio Cristaldi
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PER INFORMAZIONI PUBBLICITARIE CONTATTARE LA REDAZIONE
To Top