Campania

Tenuta Scuotto ed il suo Fiano Oi Nì. L’autoctono dall’eterna giovinezza

 

Oi Nì… è l’espressione napoletana, retaggio di un’antica fusione della cultura partenopea con quella spagnola, ancora oggi molto usata per chiamare il proprio ragazzo, il proprio “ninno” evocando, per l’appunto, nel suo dolce suono l’attaccamento e l’amore tra un genitore ed il proprio figlio, un legame unico ed indissolubile.
Ed è proprio Oi Nì, il nome scelto dalla Tenuta Scuotto per il vino di riferimento, proprio a suggellare lo speciale rapporto che si instaura tra il vigneron ed il suo prodotto durante il lungo processo di affinamento ed evoluzione. Cura, attenzione pazienza ed amore per questo pregevole Fiano di Lapio in purezza che vale la pena scoprire.
Tenuta Scuotto è una giovane realtà Irpina nata nel 2008 che ha saputo, sin da subito, coniugare una spiccata passione per il vino ad uno spirito imprenditoriale caratterizzato dalla voglia di eccellere e distinguersi pur nel rispetto del territorio e delle tradizioni che di quel terroir ne rappresentano la caratterizzante espressione. Così il desiderio di Eduardo Scuotto è diventato un importante e riconosciuto progetto aziendale capace di creare prodotti con caratteristiche uniche attraverso l’amore per la terra e il perfetto equilibrio tra tecnologie avanzate e competenze di professionisti specializzati.
Complice di questa realizzazione è  la particolare composizione del terreno a base di sabbia e argilla e le costanti escursioni termiche che caratterizzano l’unicità di questi luoghi, conferendo alle uve un’impronta particolare che lascia un inconfondibile segno nel calice.
La produzione aziendale, circa 40.000 bottiglie l’anno, è diversificata tra  Aglianico, Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Falanghina del Beneventano.
Oggi in azienda affianca papà Eduardo il figlio Adolfo, legato dalla stessa passione per la terra e che, con la sua vivace personalità, ha saputo conferire alla maison quell’impronta di modernità per affrontare le nuove sfide del mercato.
Incontriamo Adolfo Scuotto nell’ambito di una interessante degustazione del suo Oi Nì , nella cornice di Vinòforum 2017, organizzata proprio per esaltare le virtù del Fiano e della sua eterna giovinezza.

Adolfo Scuotto e le due annate di Oi Nì

Adolfo commosso ripercorre il sogno del padre che definisce un “coraggioso visionario” e, con altrettanta emozione ci parla della loro etichetta simbolo Oi Nì, quella che meglio li rappresenta e li contraddistingue e di cui senz’altro vanno fieri. In degustazione abbiamo le annate:  2013 e 2011.
Oi Nì è un Fiano in purezza che viene lasciato fermentare con lieviti indigeni in botti ovali “Alsaziane” di 25 hl a temperatura controllata di 7°C. Al termine della fermentazione il vino rimane in contatto con le fecce fini per 12 mesi per completare la sua evoluzione con un ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia.
Calice alla mano:

Oi Nì 2013 ci regala intense emozioni…!! Ci troviamo di fronte ad un vino ricco, dalle vivaci tonalità dorate e dalla spiccata complessità olfattiva: frutta esotica, albicocca candita, vaniglia, erbe balsamiche, nocciole tostate e richiami di note affumicate. Il sorso è caldo ed avvolgente, sorretto da una buona freschezza, opulento ed equilibrato. Chiude con grande persistenza richiamando le note balsamiche e la frutta candita.

Oi Nì 2013


L’ Oi Nì 2011 ci viene presentato da Adolfo, lasciando scorgere non solo l’orgoglio per la propria creazione ma anche il profondo legame instauratosi con essa. La prima annata nasce tra le vigne di Lapio nel 2011 ed il suo nome viene scelto un giorno, apparentemente come tanti, in cui Eduardo nel chiamare il figlio per la solita visita, disse: “Andiamo a vedere come sta Oi nì, Adolfo? ” . In quell’attimo Adolfo decise che proprio quell’espressione a loro cara  “Oi Nì” rendeva appieno il valore di questo vino. Dunque un’altra bottiglia lascia la Tenuta Scuotto per deliziarci coi suoi profumi, sapori ed eleganza. Poche bottiglie rimaste come storico aziendale per questo fuoriclasse irpino. E’ un vero un privilegio poterlo apprezzare.

Un Fiano di di grande estrazione, sorprendente al naso molto avvenente, tanto verticale quanto ampio. Spicca la nota di idrocarburo che cede piacevolmente il passo a sentori di erbe balsamiche, nocciole tostate, miele, albicocca secca e richiami di note affumicate. Il sorso è pieno, riempie il palato e si mostra estremamente appagante. Più resta nel calice e più convince. La spiccata e vibrante acidità, in perfetta armonia con le componenti morbide, ne invoglia il riassaggio.

Lunghissima la persistenza nel finale.

 

Adolfo Scuotto e Salvatore Del Vasto

Che dire…! Scopriamo un Fiano dalla grande personalità e dalla grande capacità di evoluzione.
E allora sembra quasi sorprendere che per un vino di tal fattura, dotato di una grande capacità di invecchiamento, sia stato scelto un nome che evoca e richiama l’eterna fanciullezza, quasi fossimo in presenza di un “ossimoro enologico”….! Ma forse non sfuggirà ai più che in Campania un “figlio”, ancorchè maturo ed evoluto ,per il proprio genitore sarà sempre “ninno”, avvero Oi Nì ….!!!

 

 

Salvatore Del Vasto

Sabrina Signoretti

 

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