Aziende

Quest’Etna che non finisce di stupire. Azienda Agricola Irene Badalà

Un fine mese di Giugno ed un inizio di Luglio con temperature torride hanno messo alla prova un pò tutti, rendendo tutto il da farsi molto più faticoso. Infatti in un pomeriggio in cui il termometro dell’auto segna 38°, non sono molto convinto di andare a degustare vini e fare una passeggiata in vigna, ma gli impegni presi vanno rispettati e l’istinto mi dice di si, per cui…                                               Fortunatamente, spostandomi lungo l’autostrada, attraversando Piedimonte Etneo, Liguaglossa, passando da Passopisciaro (frazione di Castiglione di Sicilia), la mia destinazione, la temperatura diviene meno afosa.

La proprietaria che viene incontro

Giungo alle 16.45 presso l’Azienda Agricola Irene Badalà, in Contrada Santo Spirito, nel territorio di Castiglione di Sicilia, contrada di confine fra il territorio di Castiglione di Sicilia e quello di Randazzo, nel versante Nord dell’Etna. La prima cosa che si nota, entrando nella proprietà, è la vigna, ma non mancano alberi di ulivi, di noce, di mele ed altro ancora.

Albero d’ulivo

Ovviamente a fare da “sfondo” su tutto c’è l’Etna che mi mostra un’immagine diversa da quella che solitamente vedo dal versante Sud che per vicinanza a dove abito mi è più familiare. L’accoglienza e sopratutto la temperatura, fa veramente molto caldo, suggeriscono di andare prima in cantina ed iniziare a degustare i vini, contrariamente a quanto viene fatto di solito, lasciando la passeggiata in vigna ad orari dove le temperature sono meno alte. Durante la degustazione faccio le domande di rito, come è nato il tutto, le tecniche di produzione e di lavorazione del vino, per giungere ai progetti futuri.

L’Etna vista dal versante di Nord, Nord – Est

Scopro che tutto ebbe inizio con il nonno da cui Irene che ha ereditato questa proprietà con circa Ha. 3.00 vitati, per la maggior parte a Nerello mascalese (Ha. 2,5) e per il resto a Carricante. Avere sia il Nerello mascalese, sia il Carricante, è un vantaggio per l’azienda, gli permette di offrire al consumatore due vini distinti e separati.

Pianta di vite

Il padre di Irene porta avanti il lavoro del nonno, ossia di produzione e consumo per conto proprio, oltre a dei quantitativi che vengono venduti come vino sfuso, ma è con Irene e suo marito che si ha un salto di qualità. Infatti con l’aiuto di Marco De Grazia e la collaborazione con Calogero Statella si decide di imbottigliare il vino prodotto, con lo scopo di far conoscere tutto il lavoro svolto in azienda e uscendo dall’ombra. L’azienda di Irene Badalà non ha neppure dieci anni, ha iniziato ad imbottigliare nel 2011, e in questi ultimi sei anni il crescendo è stato costante. Le idee non sono mai mancate e oggi si parla di produrre un cru senza fare scelte avventate ma muovendosi in modo ragionato.

Una delle viti più longeve

Le piante di vite hanno un’età attorno ai cinquant’anni per il Carricante, mentre che quelle di Nerello mascalese hanno un’età che va dai cinquanta ai novant’anni. A questo punto capisco da dove nasce l’idea di iniziare a produrre un cru, un vino che utilizzerà le uve provenienti dalla parte più vecchia della vigna, quella con un’età vicina ai novant’anni. Da notare che le piante di Carricante sono tutte a piede franco, un fatto da non sottovalutare nella produzione del bianco, che gli permette di differenziarsi dagli altri Etna bianco normalmente prodotti che scaturiscono da viti con portainnesto americano. Assaggiandolo intuisco subito che trattasi di un Etna bianco “atipico” e chiedo ad Irene se abbiano mai pensato di spumantizzarlo. Lei fa una leggera risata e risponde che ci avevano già pensato, anzi hanno fatto anche le prime prove, ma con un quantitativo di bottiglie di Etna bianco molto limitato, non si superano le 1.000 all’anno, è difficile fare entrambe le tipologie.

Una porzione del vigneto

Irene da titolare di se stessa oltre alla produzione si occupa anche della commercializzazione dei vini, tutto viene ottimizzato al massimo a partire dalla vigna, dove si ha un sesto d’impianto di 5.000 piante per Ha. e le viti sono ad alberello “assistito” con lo scopo di rendere più agevole la coltivazione e la raccolta dell’uva. Rimanendo sempre sull’argomento vigna, mi viene detto che nella proprietà e di conseguenza nella vigna passano due fiumi sotterranei, che portano arricchimento alle piante grazie all’umidità che ne scaturisce. Il vino viene prodotto secondo scienza e coscienza, con il pieno rispetto del prodotto finale e che non subisce alcuna alterazione durante le varie fasi di lavorazione. L’Etna bianco fa solo ed esclusivamente acciaio, sia per la fermentazione che per l’affinamento, (oltre al tempo che trascorrerà in bottiglia), mentre l’Etna rosso fa fermentazione in acciaio e poi affinamento in botti di secondo e terzo passaggio, in modo che il vino non risenta in maniera preponderante del legno. Allo stato attuale il numero di bottiglie prodotte si aggira sulle 3.600 l’anno.

I pannelli fotovoltaici

Da mettere in risalto come si tenga in considerazione l’ambiente circostante e cercando di avere sulla natura un impatto più basso possibile, cosi con pannelli solari l’Azienda riesce a produrre un quantitativo energetico per effettuare i vari lavori necessari garantendogli un’autosufficienza energetica. Oltre ai vini, di cui parlerò a breve, in azienda si  produce, in quantitativi modesti, un miele di castagno di ottima qualità. Alla fine pur dovendo affrontare un pomeriggio con temperature che non invogliavano ad uscire e che non aiutavano molto a passeggiare in vigna, la mia scelta è stata ripagata con la visione di paesaggi che se pur visti più di una volta non stancano mai e che fanno apprezzare sempre la bellezza del territorio etneo, oltre a quello che riesce a dare.

L’Etna bianco

Etna bianco 2016 – Carricante in purezza – 12,5% vol.

Ha un colore giallo verdolino. I profumi sono nitidi, all’inizio il floreale che si sente a distanza, avvicinando il bicchiere si avvertono i sentori di erbaceo e di macchia mediterranea, sacco di juta, fieno. Freschezza piacevole in bocca, senza essere invadente, sapido, allo stesso tempo pastoso in bocca. Grande progressione e buona persistenza. E’ un’Etna bianco che differisce dagli altri e che per certi versi si può definire “atipico”, tenuto conto che ho riscontrato diverse cose che lo assomigliano ad un Fiano.

L’Etna rosso

Etna rosso 2015 – Nerello mascalese in purezza – 14% vol.

Colore rosso rubino lucente. Bouquet complesso, note di ciliegia, cherry, note di ribes, gelsi, qualche sentore di spezia dolce e pietra focaia, con il passare dei minuti escono le note mentolate. Buona freschezza, bella sapidità, tannini che si sentono, ma non danno fastidio. Spessore in bocca, gran bella beva, nota amarostica. Retronasale bella che fa sentire il passaggio in botte, ma che si armonizza alla grande con il vino. Bella progressione e ottima persistenza. Se il bianco è una sorpresa, Lui stupisce, perchè trovare un Etna rosso di appena due anni del versante Nord, Nord – Est già pronto, con un’eleganza tale è veramente un qualcosa che stupisce. CHAPEAU!

Fabio Cristaldi

 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PER INFORMAZIONI PUBBLICITARIE CONTATTARE LA REDAZIONE
To Top