Sardegna

Omaggio al maestro Giacomo Tachis. Il «mescolavin» che creava emozioni

«Per fare un gran vino ci vogliono persone di grandi passioni». E di passione ne aveva tanta il maestro Giacomo Tachis, l’uomo che ha segnato l’irreversibile rinascimento dell’enologia italiana con il suo coraggio, il suo istinto ed una lungimiranza di certo fuori dal comune. Il primo, forse, che aveva intuito, con fervida intelligenza, che il vino in Italia doveva cambiare coniugando il valore identitario con la stringente necessità di guardare oltre, secondo la precisa convinzione che, d’altronde, «la tradizione altro non è che un’innovazione ben riuscita».

Evento presso Cantina Santadi

Una pagina di storia italiana che diventa un libro dal titolo semplice ma incisivo «Giacomo Tachis Mescolavin», presentato lo scorso 10 novembre presso la Cantina di Santadi in Sardegna, per omaggiare colui che era solito definirsi un «mescolatore di vini», ma che a noi piace ricordare come un creatore di emozioni.

Il libro, edito da Fondazione Chianti Banca, a cura di Andrea Cappelli ed impreziosito dagli scatti unici del fotografo Bruno Bruchi, è una vera e propria opera di circa 500 pagine per onorare la vita, il pensiero e i luoghi che hanno caratterizzato l’attività del grande enologo, arricchita di una sezione di «stelle», ovvero di preziose ricette di chef stellati da abbinare alle 27 etichette più importanti pensate e realizzate dal maestro e che rappresentano un vanto per l’intera l’enologia italiana.

L’idea del libro, spiega Stefano Mecocci, Presidente della Fondazione Chianti Banca, nasce dal desiderio di restituire al mondo l’immagine del profondo valore umano e professionale del maestro, che ha lasciato in dono alla Fondazione la propria biblioteca personale. Una raccolta esclusiva di oltre tremila volumi, tra libri italiani e francesi, che raccontano la storia del vino dal Cinquecento fino ai nostri giorni, corredata di documenti che parlano della storia dei grandi vini di Tachis, dal primo campione a tutte le correzioni enologiche, fino al risultato finale.

Tante le consulenze del maestro, ma soprattutto tanti quelli che gli hanno voluto bene ed hanno voluto rendergli omaggio in questa giornata speciale. Dal padrone di casa Antonello Pilloni, Presidente della Cantina di Santadi, al Marchese Piero Antinori, al Prof. Mario Fregoni, al Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga.

Emozionanti le parole della figlia, Ilaria Tachis, che rievoca gli ultimi anni di vita del papà, arricchite dalle esperienze vissute nelle isole del Mediterraneo, la Sardegna e la Sicilia, «l’isola della natura» l’una e della «cultura» l’altra. Un vero e proprio viaggio verso le origini della vite per riscoprire l’espressione più autentica della natura.

Ilaria Tachis e Antonello Pilloni

Onori al maestro provenienti anche dal mondo dell’arte con l’inaugurazione del busto di Giacomo Tachis, realizzato da Carlo Pizzichini e la presentazione del ritratto dell’enologo, offerto in dono alla famiglia Tachis, dell’artista Elisabetta Rogai, dipinto con una tecnica pittorica davvero unica ed innovativa, enopittura. Un quadro «wine made» realizzato utilizzando esclusivamente vini rossi, senza aggiunta di altri componenti. Per la precisione, sono stati usati cinque vini delle regioni dove ha lavorato il maestro, con prevalenza di Tignanello e Terre Brune.

Il busto dello scultore Carlo Pizzichini e il ritratto dell’enopittrice Elisabetta Rogai

Ma il nome di Giacomo Tachis rivive anche in una strada a lui intitolata inaugurata, lo stesso 10 novembre, dal Sindaco di Santadi Elio Sundas. Chi avrà il piacere di visitare la Cantina di Santadi la percorrerà prima di giungerne all’ingresso.

Inaugurazione di Via Giacomo Tachis

Non abbiamo avuto il privilegio di conoscere personalmente il maestro ma, in fondo, ogni volta che apprezziamo uno dei suoi vini è come se con lui scambiassimo due chiacchiere. Ed allora amiamo scoprire il suo garbo, l’eleganza, l’equilibrio, la perfetta armonia e quell’incredibile piacevolezza che sembra non lasciarti mai. Ci piace qui in Sardegna, nell’isola che tanto amava, ritrovarlo in un calice di Terre Brune, provando ad immergerci in quell’espressiva natura selvaggia a cui tanto era legato, fermandoci ad ammirare quegli alberelli a piede franco ricoperti dalla sabbia ed accarezzati dal mare. Quella natura che, in fondo, ha ispirato ogni suo pensiero e che lo ha reso l’uomo che creava emozioni.

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