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MASTROBERARDINO una vita dedicata a valorizzare il territorio irpino

Visitare l’azienda Mastroberardino è sempre una grande esperienza, se poi ad accoglierti è Piero Mastroberardino  in persona, l’attuale proprietario , le aspettative  non solo aumentano ma si riempiono di maggiori contenuti, in quanto egli è l’unico che può narrarne la storia  in modo da coinvolgere chi lo ascolta visto che buona parte  l’ ha vissuta in prima persona.

Iniziamo la visita partendo dalla Tenuta di Mirabella Eclano ,  la proprietà più grande per estensione  della  Mastroberardino , sita nel cuore del Taurasi DOCG, si estende per 65 ettari, su  terreni collinari a circa 400 m di altitudine.

Vi sono ubicate le strutture di ospitalità dell’azienda , il Radici Resort, il Ristorante Morabianca, il Club The Wine Cellar, ma sopratutto,  queste colline di origine marnea-calcarea danno dimora alle vigne di aglianico che danno vita ai Taurasi Mastroberardino.

le viti che danno vita al Naturalis Historia

Le più vecchie, con oltre 50 anni di vita , allevate a cordone speronato, vengono utilizzate per il Naturalis Historia Taurasi DOCG, fiore all’occhiello della produzione vinicola aziendale, le altre, anche esse con molti anni, danno vita al Taurasi Radici DOCG, l’altro vino più rappresentativo  dell’azienda nel Mondo.

Dopo aver ammirato tali vigne ricoperte di un manto  nevoso, ci si trasferisce ad Atripalda, in provincia di Avellino, dove si trova la sede storica dell’azienda.

Essere  guidati da Piero in questa visita ci permette non solo di conoscere la storia dell’azienda, ma di percepire anche tutte quelle sfaccettature  che hanno spinto questa famiglia  a valorizzare nel tempo il territorio che li ha accolti sin dall’inizio.

la cantina Mastoberardino

La visita inizia dalle cantine  e Piero mette in evidenza  che il vino irpino è nato ad Atripalda, la sua famiglia possiede vigne sin dal 1800 e questi locali sono stati messi a disposizione , durante la guerra,  come ricovero  dai bombardamenti.

La struttura, così ricca di storia, non mostra simmetrie,  le volte del soffitto non hanno quasi mai lo stesso asse, come a voler mostrare la loro discontinuità nella costruzione,  la stessa  disuguaglianza la troviamo nella pavimentazione con zone che rievocano un diverso passato, a partire dalle vecchie pietre che Piero, da piccolo, solcava con la sua bicicletta.

le volte dipinte della cantina storica

Ogni elemento di questo luogo, dalle volte affrescate da importanti pittori , ai pavimenti di diversa natura, rappresentano  un epoca  evidenziando  la filosofia e le  idee  di colui che in quel momento conduceva l’azienda, così  il camminare tra le barriques, che oggi come allora permettono ad i vini di maturare nel tempo, lascia lo sguardo del visitatore incantato perché arte ed enologia divengono un tutt’uno.

il museo delle bottiglie di annata

Il museo, dove sono conservate le differenti bottiglie che grazie alle loro etichette ne mostrano le evoluzioni durante gli anni,  non è che una piccola parte degli oggetti che Piero ha messo in bella mostra sulle diverse pareti dei  locali che, visitatori e non, possono ammirare con estrema facilità. Il tutto per evidenziare il grande lavoro e la grande passione che  hanno avuto nel tempo nei confronti delle vigne , del territorio e della cultura .

il vino che riposa

L’aver creato un Consorzio con il compito di valorizzare i vini di questo territorio e i suoi uomini, ne è stato l’esempio più lampante, in quanto l’Irpinia  nulla ha da invidiare ad altre regioni italiane.

La loro storia inizia nel 1878 con Angelo Mastroberardino, che inizia la valorizzazione dell’azienda con le prime esportazioni di vini in Europa, poi con il figlio Michele, il nonno di Piero, comincia l’avventura in Nord America e l’America Latina. L’arrivo della fillossera e della guerra portarono in queste zone molti danni, tanto da far credere a molti che abbandonare la tradizione enologica irpina per deviare su varietà internazionali sarebbe stata la scelta più giusta. Occorre dar merito ad Antonio Mastroberardino, papà di Piero,   di non aver abbandonato la tradizione di questi luoghi, cercando di reimpiantare le varietà tipiche del territorio per rilanciare la viticoltura tipica fino a farla oggi appezzare in tutto il Mondo.

Piero Mastroberardino

Dagli inizi degli anni 90 Piero Mastroberardino ha preso il comando di questa importante azienda,  cercando di  valorizzare il territorio attraverso la ricerca di antichi cloni di viti . A tal proposito  due appezzamenti di terreno di circa 1 ettaro vengono utilizzati per tale lo studio , sia per vitigni bianchi che per quelli rossi , al fine di capire ed ottenere  piante in grado di evidenziare quello che è ed è sempre stato il territorio con il fine di  fare percepire a ciascuno di noi le originali caratteristiche dell’aglianico irpino.

Gli assaggi che Piero ci ha proposto coprono una grossa fetta dell’enologia irpina spaziando dai classici bianchi a i grandi Taurasi che rappresentano questa zona in ogni suo aspetto.

Mi limiterò a parlare soltanto dei vini  che all’assaggio mi hanno maggiormente  colpito,  ma evidenziando che quasi tutti  sono contraddistinti da un elemento comune : l’eleganza

Nero a metà 2015

da uve di aglianico vinificate in bianco, un vino molto interessante , al naso spiccano note di fragola e floreali , all’assaggio una buona eleganza lo contraddistingue, scaturente da buon equilibrio tra acidità e sapidità il finale di lampone.

Greco di Tufo 2007

scaturisce dall’assemblaggio di uve provenienti da vigneti diversi , rimane ad affinare in bottiglia per 8 anni , si percepiscono note di idrocarburi non appena si avvicina il bicchiere al naso poi, pesca, miele e fiori bianchi, all’assaggio un buon corpo sostenuto da una buona acidità, finale lungo di mandorla

Taurasi Radici Riserva 2009

un ottima espressione delle uve di aglianico, al naso note di frutta rossa  di spezie dolci  e profumi balsamici, all’assaggio grande eleganza e freschezza , un tannino presente sostenuto da una bella acidità, finale lungo di spezie dolci. se lo paragoniamo al Naturalis Historia della stessa annata lo accostiamo ad un giovane nobile che ha grandi potenzialità ma tanto può ancora apprendere.

Naturalis Historia Taurasi DOCG 2009

Naturalis Historia Taurasi DOCG 2009

un vino paragonabile ad un nobile adulto che ha già acquisito tante nozioni, ricco al naso note di frutta rossa matura si alternano a balsamicità e speziatura, all’assaggio troviamo un tannino elegante, grande ricchezza con note  di frutta rossa matura e di spezie dolci, grande profondità.

 

Taurasi Radici Riserva 1998

vino austero sin dall’inizio, ci permette di capire l’evoluzione del Taurasi nel tempo, note di cuoi e frutta rossa prendono il sopravvento su una lieve nota balsamica, in bocca l’acidità è ancora presente, il tannino ha raggiunto l’equilibrio, finale di spezie dolci.

 

Naturalis Historia Taurasi DOCG 1998

 

Naturalis Historia Taurasi DOCG 1998

al naso note polverose e spezie dolci , profumi terziari in evidenza intervallati da note balsamiche, all’assaggio un tannino elegantissimo e una leggera acidità, grande persistenza e una nota di ciliegia sotto spirito che avvolge il palato.

Daniele Moroni

 

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