Gastronomia

Ma chi lo dice che il caffè fa male?

Il caffè è sicuramente tra i piaceri irrinunciabili degli italiani, ma prima di essersi diffusa nel Vecchio Continente, le proprietà del caffè erano ben note in Africa e nel Medio Oriente.

Già intorno al 1450, i mistici sufi dello Yemen sfruttavano le capacità eccitanti del caffè per tenersisvegli durante le veglie religiose notturne. Soloun secolo dopo gli europei descrissero la pianta, trai primi un italiano, il botanico Prospero Alpini, nel suo libro De Medicina Aegyptiorum del 1591.

Da allora il caffè è diventato parte integrante della nostra cultura. Basti pensare che già verso il 1700 ogni città europea aveva almeno un caffè. Dopo aver effettuato qualche tentativo, l’Italia abbandonò presto le velleità di diventare produttrice di caffè, lasciando la coltivazione a Brasile, Colombia e Indonesia che ancor oggi rappresentano i maggiori produttori mondiali.

Oltre ad apprezzare aromi e profumi, magari di sapienti miscele tra le varie cultivar di caffè, questa bevanda è sempre più benvoluta per le sue virtù salutistiche. Sono molti gli studi clinici che dimostrano che un consumo moderato di caffè riduce il rischio di diabete e di cancro del colon, inoltre protegge dalle malattie gengivali e dentali e sarebbe utile anche per la vista.

La più recente ricerca sulle virtù salutistiche del caffè è dell’Università di Southampton in Inghilterra. I ricercatori inglesi hanno scoperto che il consumo di due tazze di caffè al giorno può prevenire l’insorgenza della cirrosi al fegato, anche del 44%. La cirrosi è la dodicesima causa principale di morteper malattia negli Stati Uniti.

Gli italiani sono per antonomasia i più grandi consumatori di caffé e questo è dovuto ad un antica tradizione, il caffè espresso è una caratteristica italiana e rapresenta il giusto equilibrio tra le due varietà più importanti, la robusta e l’arabica: la prima conferisce al caffè la struttura, mentre la seconda ne conferisce la piacevolezza. Il connubio ideale è quello che permette ad entrambe di convivere nel modo migliore, sino a garantire al caffé un sapore gradevole e persistente e una struttura che permette al nostro palato di apprezzarlo a lungo.

Oltre al giusto equilibrio delle due specie, per ottenere un ottimo caffè si necessitano anche di due aspetti molto importanti, la capacità dell’operatore di ottenere un caffè che non risulti ” bruciato”, cioè sottoposto ad una temperatura troppo elevata che tenda a dare un sapore di affumicatura, nascondendone gli altri aromi tra i quali dovrebbe in prevalenza spiccare la nocciola.

L’altro aspetto è la cura che deve essere data alla macchina del caffè che deve risultare sempre pulita sia nell’aspetto, sia dai sedimenti che tendono a formarsi nei filtri, e sia nella pulizia dei tubi dal calcare.

Il raggiugimento di tutto ciò ci garantisce il risultato ideale e la nostra soddisfazione nell’assaggio.

Daniele Moroni

[Fonte: Teatro Naturale per Sol&Agrifood]

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