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Lo scandalo del Sauvignon Friulano : un esempio di superficialità della Giustizia

Voglio parlare di un evento che ha creato all’immagine di una regione italiana e a quella dei suoi vignaioli un espressione che non meritano, per il duro lavoro che giornalmente svolgono in vigna.

Tutto ciò dovuto ad un modo sbagliato di approcciarsi al problema che anziché diradare eventuali ombre, che potevano essersi create, ha provocato ingenti  danni economici che necessiteranno di tanto tempo per essere risolti, senza riuscire a giungere alla verità.

Una mattina del 2014  un viticoltore friulano si è presentato nell’Ufficio repressione frodi di Udine, dalla dott.ssa  Tiziana Populin, per informare che girava una bottiglia contenente mosto d’uva, trasformato da tecnici in  una cuveè per il lancio della fermentazione del vino  a cui vengono aggiunti dei lieviti miracolosi. Poi, al momento dell’imbottigliamento, un altro tecnico in pochi minuti modifica la struttura aromatica del prodotto mediante aromi di sambuco , menta e asparago.

Da  questa denuncia, senza prova alcuna,  è partita l‘indagine sul Sauvignon friulano contraffatto, che nel Settembre 2015 ha provocato un danno non ancora quantificabile, sotto il profilo economico e di immagine, di un intero settore e della regione Friuli Venezia Giulia.

Se è vero che il compito della Magistratura è quello di indagare e di punire eventuali colpevoli, è anche vero che tutto deve essere fatto con molta cautela, ricercando prove e intervenendo quando si è certi che il fatto sia avvenuto e che il tutto possa essere dimostrato.

Tuttavia il nostro sistema giuridico prevede che, una volta formulata un accusa,  sia compito dell’imputato dimostrare la propria innocenza , il che comporta che la Magistratura è in grado di formulare un accusa senza essere in possesso di prove certe che  dimostrino la colpevolezza di qualcuno e di avere la possibilità di trovarle anche dopo aver formulato il capo di accusa.

Questo in poche parole quello che è successo nello scandalo del Sauvignon Friulano.

Il tutto è iniziato costruendo un castello accusatorio su notizie da ” Osteria “, cioé su voci che giravano nel Friuli Venezia Giulia dopo la vittoria di un Azienda vinicola al Concorso Mondiale del Sauvignon del 2014, dove un vino friulano aveva sbaragliato i più famosi vini del resto del Mondo.

E su queste voci  ci si è avventurati in un  indagine con grande presunzione, senza conoscere l’ambiente in cui essa doveva svolgersi e approcciandosi in modo  sbagliato nella ricerca di eventuali prove , tanto da non ottenerne alcuna poiché si è seguita una strada completamente sbagliata lungo la quale, se il dolo fosse stato effettivamente compiuto, non si è stati in grado in alcun modo di dimostrarlo.

Risultato: un nulla di fatto, una quantità di soldi pubblici , si parla di almeno € 500.000,00, gettati nel vuoto, un danno di immagine alla viticoltura del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia e cosa più grave un danno economico alle aziende vinicole friulane , più o meno ingente in base al loro grado di coinvolgimento, che difficilmente sarà riparabile a breve.

Questo evento ci mostra un aspetto della giustizia italiana con cui spesso ogni cittadino è  costretto a  confrontarsi : ” Essa spesso diviene una gogna giudiziaria e , in base all’argomento o soggetto interessato, mediatica ” che la gran parte delle volte si scioglie come un ghiacciolo sotto il sole , ma che  genera talmente tanti danni a cui nessuno può porre rimedio in seguito.

La magistratura non pensa assolutamente di fare ammenda quando ciò accade, perché la nostra norma giuridica mette i funzionari pubblici al di sopra di tutti e i loro errori non verranno mai puniti a differenza di quello che accade ai poveri cittadini.

Di questi fatti ne possono essere elencati a migliaia non soltanto nel mondo vinicolo ma in ogni settore della nostra società, ma nulla importa allo Stato se qualcuno  è stato rovinato da indagini sbagliate che non hanno portato a nulla,  perché :

                                         la Legge è sopra a ogni cosa.

Riportiamo i fatti principali di questa vicenda che ho potuto evincere  da uno studio , “Il caso Sauvignon in Friuli” di Mauro Nalato , che ha seguito questo caso con molta attenzione sin dall’inizio e dagli articoli pubblicati sul il Gazzettino e sul Messaggero Veneto.

  •  9 Settembre 2015 , un giorno prima di Friuli DOC, la Procura di Udine rende noto ai giornalisti di aver aperto ufficialmente un fascicolo , per frode in commercio per adulterazione del vino Sauvignon, nei confronti di 17 aziende friulane , di cui non fa i nomi, ma che vengono il giorno seguente pubblicati sul Messaggero Veneto, la solita fuga di notizie che puntualmente abbiamo in Italia.
  •  10 Settembre 2015 iniziano le perquisizioni nelle aziende indagate che avevano avuto rapporti con Ramon Persello , l’inventore dei lieviti o aromi che rendevano il Sauvignon fantastico.  Nello stesso giorno il Procuratore De Nicolo precisa che il tutto è stato fatto per salvaguardare gli onesti dalle mele marce  e tutelare i consumatori rassicurandoli che la contraffazione non è avvenuta con sostanze dannose per l’uomo. ( intervista sul Messaggero Veneto).
  •  11 Settenbre 2015 , Pietro Villotta del Ducato dei vini Friulani chiede un indagine veloce per non creare problemi al comparto vinicolo.
  •  14 Settembre 2015 , conferenza stampa nella sede dei NAS , il Procuratore capo De Nicolo annuncia che si hanno indizi serissimi ( non prove) che hanno portato alla scoperta di “mele marce“, le aziende indagate sono colpevoli perché hanno acquistato da Ramon Persello , l’enologo, la sostanza miracolosa. Per la Procura gli indizi sono equiparati a prove. La dott.ssa Populin precisa che si cercano lieviti prodotti con sostanze sconosciute, questa volta le sostanze sono di origine chimica. Il Procuratore aggiunge che “la sperimentazione è lecita e senza si sarebbe fermi all’Età della pietra, ma se si aggiunge qualcosa che non fa parte del disciplinare non si può più parlare di Sauvignon”.
  • Nasce qui il reato di frode in commercio che prevede il sequestro preventivo del prodotto, ma esso non è stato mai sequestrato, infatti sono stati prelevati solo campioni di mosto dalle aziende indagate.
  •  16 Settembre 2015 esperti dell’Università di Udine ribadiscono che non vi sono limiti agli aromi presenti nei vini, se poi si fosse utilizzato un mosto standard per tutte le aziende avremmo avuto un prodotto standardizzato cosa che non è accaduta.
  • 20 Settembre 2015 Pietro Villotta , deputato, fa notare che che indagini sono partite da alcuni  Sauvignon troppo profumati, ma nessun dubbio sorge in presenza di vino che ha un costo troppo basso , infatti compito delle istituzioni è di verificare che vengano seguite le norme burocratiche ma nulla hanno da obiettare sulla qualità del prodotto.
  • 20 Settembre 2015 I laboratori di Asti e San Michele all’Adige effettueranno le analisi sui mosti con indagini non ripetibili a cui potranno assistere i consulenti di accusa e difesa. Il Magistrato che coordina l’inchiesta dovrà formulare il quesito a cui dovranno fornire una risposta le analisi di Laboratorio.
  • 23 Settembre 2015  l’avvocato di Ramon Persello chiede l’incidente probatorio per garantire agli esami maggior trasparenza e un pieno contraddittorio tra le parti. In questo modo si è potuto anticipare la formazione della prova nelle indagini preliminari e a blindarla fino a quando tornerà utile. Questo  porta ad un ritardo delle analisi di circa 2 settimane, e considerando che il mosto è vivo potrebbe subire delle evoluzioni. L’accusa accetta tale incidente probatorio sicura di poter conservare il mosto così come lo ha prelevato a suo tempo.
  • 19 Novenbre 2015 prime indiscrezioni sulle analisi, non sarebbero state trovate traccie di sostanze sconosciute nel mosto, il dott. De Nicolo interpellato dal Messaggero Veneto sostiene che le analisi dei mosti qualora non riscontrassero anomalie non sono rilevanti per l’inchiesta e si rammarica della violazione di riservatezza nella comunicazione della notizia con indagini ancora in corso, ma non era avvenuta la stessa cosa quando il 9 Settembre sono stati fatti i nomi delle aziende indagate?
  •  8 Dicembre 2015  I laboratori di Asti e San Michele all’Adige danno conferma ufficiale della non esistenza all’interno dei mosti di alcuna traccia di levito sconosciuto. Il Procuratore De Nicolo al Gazzettino ribadisce che l’esito delle analisi non smentisce l’ipotesi accusatoria , ma conferma altri elementi a disposizione dell’accusa. Inoltre si afferma che la mancanza di traccie di lieviti sconosciuti dipende dalla lentezza con cui sono state fatte le analisi.
  • Occorre ricordare che il ritardo delle analisi è dovuto all’accettazione dell’incidente probatorio richiesto dalla difesa di Ramon Persello da parte dell’accusa.
  • 10 Dicembre 2015  anche le analisi microbiologiche dei NAS  risultano negative senza evidenziare irregolarità.
  • 11 Dicembre 2015 le dichiarazioni di De Nicolo al Messaggero veneto : pur se dalle analisi non giungono conferme alla tesi dell’accusa esistono altri elementi a tal proposito . Quali?
  • 15 Dicembre 2015 dopo 2 ore di udienza per l’incidente probatorio la Procura afferma che sono state avvalorate le tesi dell’accusa e i quesiti e le risposte dei periti hanno confermato la tesi dell’accusa.
  • 19 Gennaio 2016 nuovo blitz dei Nas presso le aziende interessate e in casa dei genitori di Ramon Persello, questa volta nessuna notizia trapela su quello che è accaduto. Unica notizia la richiesta dei registri di cantina degli ultimi 8 anni per le aziende interessate all’accaduto.
  • Il giornalista Mauro Nalato che si è occupato in modo approfondito di tale vicenda, afferma che Ramon Persello ha svolto studi su nuovi protocolli di vinificazione piuttosto che sulla ricerca di nuovi lieviti , e tali studi molto innovativi erano fino a quel momento custoditi gelosamente, cosa che non avverrà più in quanto  sono state fatte analisi dettagliate.
  • Si precisa che per legge la vendita di un nuovo lievito non porta a nessun illecito penale , piuttosto al un illecito amministrativo che può essere risolto con un ammenda di 2000 Euro.
  • 22 Febbraio 2016  Il Sostituto Procuratore Marco Panzeri chiede una proroga dei termini per il compimento delle indagini preliminari che dovrebbero terminare il 23 Marzo 2016 adducendo la necessità di ulteriori approfondimenti.
  • Ad oggi nulla più si sa su questa vicenda.
  • Cosa dire di tutta questa storia ; non sapremo mai la verità se effettivamente c’è stata oppure no una qualunque forma di modificazione del Sauvignon, non sapremo neppure se essa , nel caso fosse stata fatta sia lecita e quindi da considerare un evoluzione delle tecniche di vinificazione. L’unica certezza sono i danni causati alle aziende del Friuli Venezia Giulia e il danno economico generato da indagini di questo livello per tutta la comunità. Continuo a ripetere di agire sempre con molta cautela, capisco che spesso importanti lotte alla contraffazione avvengono mediante azioni azzardate, ma è anche vero che troppo spesso tali azioni generano danni superiori agli obiettivi prefissati se non raggiungono alcun risultato.
  • Pertanto mi piacerebbe capire meglio quale sia il compito dello Stato, se di pura repressione oppure di sostegno vigile.
  • Speriamo che quando si verificheranno nuovamente situazioni di questo tipo esse siano gestite in modo molto più accorto.
  • Daniele Moroni
  • fonti : Messaggero Veneto – il Gazzettino – il caso Sauvignon in Friuli

 

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