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Life of Wine: Il Confronto tra le annate 1997 e 1998

È duro il mestiere dell’assaggiatore (evito di proposito l’impegnativo termine “critico”) del vino. L’oggetto dell’analisi, in questo caso, non è una cosa immutabile come un dipinto, una scultura, un romanzo o un film, anche se diverse forme d’arte hanno le loro “special edition” o i “director’s cut”. No, le nostre amate bottiglie sono mutevoli, possono cambiare anche di parecchio, e più passano gli anni più cresce la possibilità che quel singolo vino di quella singola annata possa avere esiti diversi a seconda della storia di quel singolo flacone…

Tutto questo per dire che spesso, a distanza di anni, i vaticini riguardanti la “vendemmia del secolo” o le tiepide reazioni per un millesimo giudicato “minore” possono lasciare il tempo che trovano: l’unico giudizio che può essere accettato è quello che riguarda ciò che viene versato nel bicchiere, stando però ben attenti a considerarlo un giudizio che riguarda quella singola bottiglia in quel particolare momento storico.

Vi ho sottoposto a quella che Monicelli e soci chiamavano supercazzola, lo so, ma è per dirvi che davanti a un confronto “all’americana” tra due annate come 1997 e 1998 sarebbe troppo facile giungere alla conclusione che tutti i critici di primo livello presero un abbaglio. È vero, anch’io negli anni ho bevuto spesso dei 1997 stanchi, evoluti, poco espressivi; e la delusione, visto che i migliori giudici d’Italia e del mondo l’avevano definita “annata del secolo”, è stata grande.

Quindi ho preso parte con molta curiosità al seminario condotto, in occasione dell’ultimo “Life of Wine” a Roma, dal nostro direttore Maurizio Valeriani, il cui tema era proprio questo: “Un’annata sopravvalutata ed una sottovalutata? La risposta nel confronto: 1997 vs 1998”.

Per farla breve, la degustazione ha confermato perfino clamorosamente quello che era l’assunto: nella maggior parte dei casi, le edizioni 1998 dei vini proposti erano in una forma migliore dei 1997. Ma con margini non esagerati.

Per fare un esempio, il Mille e una Notte, Nero d’Avola siciliano di prima classe di Donnafugata, con saldi di Syrah e Petit Verdot, non ha registrato uno scarto così enorme, anche se il 1998 era più fruttato e “scattante” del 1997, che tuttavia vantava un naso molto integro e una beva fresca e sapida, mentre il ’98 scontava un tannino un po’ asciugante.

Lo stesso può dirsi per il “supermarchigiano” Akronte dell’azienda Boccadigabbia, Cabernet Sauvignon in purezza da Civitanova: molto elegante il 1997, simile il 1998 con solo un maggiore allungo in persistenza. Comunque due grandi vini.

Lo stacco delle due annate, a favore di quella che anni fa fu meno celebrata, l’ho ritrovato maggiormente negli altri vini della degustazione. Il Sagrantino Montefalco di Antonelli San Marco, per esempio, mostra un 1997 ormai domato e in fase quasi discendente, mentre il 1998 mantiene il carattere irruento del tannino, tipico della tipologia, e fa presagire ancora margini di evoluzione. Così come il Carmignano Riserva Montalbiolo della Fattoria Ambra, con un ’97 molto sapido ma già evoluto e un ’98 invece ancora in ottima forma, ricco, fruttato, equilibrato, integro e fresco.

Ancora più evidenti le differenze tra gli ultimi due campioni, anche se, ripetiamo, per i 1997 non si tratta di bocciatura: sono semplicemente più evoluti dei 1998 e se dovessimo dare un consiglio a chi conserva quelle bottiglie gli diremmo “aprile al più presto”. Mentre i 1998 hanno ancora qualche anno di margine. Così è per il Chianti Rùfina Riserva di Colognole, con un ’97 di bella mineralità ma non lunghissimo e un ’98 invece molto più ricco e tonico. Stesso discorso per il Carignano del Sulcis Riserva Rocca Rubia di Santadi: il ’97, metallico e speziato, è da cogliere al più presto; il ’98 è più strutturato e può ancora attendere.

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