Aziende

La vendemmia 2014 nel FALERNO (CE)

le anfore dove i romani conservavano il vino del Falerno


Il vino del Falerno un vino con origini antiche e di nobile fattura
Gli antichi romani lo consideravano trà i più pregiati e solo le nobili famiglie avevano la possibilità di berlo e di farsene lustro nelle feste più blasonate.
Oggi continua ad essere un vino di notevole spessore e proprio per questo molto ricercato e bevuto nel mondo.
Per prima cosa cerchiamo di comprendere i territori che fanno parte di questa tipica DOC Campana, ci troviamo in provincia di Caserta , nel comprensorio che comprende i comuni di Carinola, Cellole, Falciano del Massico, Mondragone e Sessa Aurunca. In questa DOC vi operano una ventina di piccole aziende con una produzione totale di circa 4.200 Hl annui. Per quello che riguarda i terreni la base comune è rappresentata da elementi calcarei spesso ricoperti da materiale piroclastico. Per una più attenta ricognizione, distinguiamo due macrozone abbastanza omogenee: il lato sud-est , zona Mondragone , Falciano e Carinola, costituiti da piccoli rilievi e con terreni sciolti e con discreta presenza di componenti vulcaniche, pozzolana. Il versante nord – ovest , Cellole e Sessa Aurunca, si configura con dorsali piu uniformi e tenaci , con presenza di argilla e scheletro calcareo. I vini che si producono nel Falerno sono 3: il bianco min 85% falanghina, il resto altri vitigni il rosso 60% aglianico 40% piedirosso il primitivo 85% primitivo, il restante 15% tra aglianico ,piedirosso e barbera la menzione riserva del rosso e del primitivo necessita di un affinamento in botte di almeno 2 anni.

zone geografiche del Falerno

Eccoci, anche quest’anno, per l’ennesima volta, ad affrontare il dilemma amletico: “sarà o non sarà un’ottima annata?” Sum sum corda e avventuriamoci, quindi, in un’ accorta e scrupolosa ricognizione sulla situazione delle vigne. Per far ciò mi sono avvalso del prezioso aiuto di alcuni straordinari amici produttori. Sul versante Primitivo, da Mondragone, Bruno Moio mi ha descritto con perizia tutte le varie vicissitudini che questa strana, piovosa estate 2014 ha procurato. Chiaramente la cura e l’attenzione di chi ama da sempre la propria terra e il proprio vino stanno limitando al massimo i danni e le possibili penalizzazioni. Il primitivo, fiore e vanto della zona sud del territorio del Falerno, come previsto dalla base ampelografica e dalla descrizione delle zone previste dal disciplinare, è un vitigno che predilige i terreni a più marcata presenza di calcare ricchi di calcio, da ciò la poca attitudine a trattenere l’acqua. Questo limite del terreno calcareo si presenta come grande risorsa quando, come quest’anno, le piogge si sono susseguite quasi ininterrottamente da aprile a metà settembre. Quindi, tornando a Bruno Moio, l’annata per la sua azienda è stata tutto sommato un’annata nella media che potrebbe regalare qualche buona sorpresa a vendemmia ultimata.

le uve

 Altro produttore di Primitivo da me contattato è Antonio Papa, amico di sempre. Le sue vigne si arrampicano sulle pendici di Monte Massico. Anche per lui, Fondatore della Confraternita del Falerno, questa è un’annata che potrebbe riservare nel tempo qualche bella sorpresa. Ma questo è il ragionamento di ogni anno visto che i suoi vini escono in commercio con almeno 3 e 4 anni d’invecchiamento. Nell’entroterra carinolese, versante Est per intenderci, c’è Giovanni Migliozzi con il suo “Rampaniuci”, Falerno Rosso, da Aglianico. Fraterno amico e grande vignaiolo. Qui, a differenza del versante mondragonese e falcianese, solitamente sono maggiori le perturbazioni meteorologiche. L’abbondanza di piogge e la mancanza della necessaria irradiazione solare, hanno messo alla prova la tenacia e la competenza di Giovanni che però ha seguito con estrema attenzione la sua vigna accompagnando la produzione fino alla vendemmia con continue selezioni degli acini e defogliazioni. Alla mia domanda se fosse preoccupato, mi ha risposto con la sua proverbiale simpatia: ”verrà ancora più buono del solito!

la raccolta delle uve

 Nel versante nord, ma più vicini al vecchio vulcano di Roccamonfina, c’è Maria Felicia, la gentilissima signora che guida l’azienda di famiglia, “Masseria Felicia”. Dai lei, come mi raccontava con l’antico affetto che ci lega, questa bizzarra estate ha lasciato un segno profondo. Ma anche lei, con infinita passione, grande competenza e amore per la propria terra, ha giornalmente scrutato le sue uve per cogliere immediatamente ogni eventuale problema. Diradamento e defogliazione, per migliorare l’arieggiamento e attento controllo dei singoli grappoli le hanno permesso di arrivare nelle immediate vicinanze della vendemmia con una situazione non particolarmente pregiudicata. Il suo vino d’indiscussa qualità, troverà la forza, come spesso accade, di stupire negli anni. Molte delle annate che sembravano meno vocate ci hanno poi raccontato di un grandissimo Aglianico, sorprendente nella sua maturazione. Nei prossimi giorni proverò a completare la mia ricognizione in terra di Falerno, la mia terra.

Aristocratico del Gusto

le vigne del Falerno

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PER INFORMAZIONI PUBBLICITARIE CONTATTARE LA REDAZIONE
To Top