Aziende

La Regola: una cantina dove si fondono Arte,Vino e Natura

Ci troviamo ad appena 4 km dal mare,  nell’entroterra toscano dove il fiume Cecina attraversa la valle in prossimità di Riparbella. Qui  si trova l’azienda La Regola, 20 ettari di vigneti situati in parte in pianura e in parte in collina, di proprietà della Famiglia Nuti da ben tre generazioni. Siamo qui per festeggiare i 20 anni del vino più rappresentativo dell’azienda.

Luca e Flavio Nutti

Un’azienda che soltanto dal  1990, quando Luca e Flavio Nuti ne hanno preso il totale controllo, ha trovato una sua ben precisa identità cercando di imitare, in un territorio per alcuni versi simile, il successo che i cugini di Bolgheri stavano ottenendo in tutto il mondo.

Così su terreni sabbiosi ricchi di fossili e conchiglie, non troppo distanti dal mare,  si coltivano, in totale conversione biologica vitigni, che mantengono la tradizione toscana grazie al Sangiovese, ma sono affiancati da vitigni internazionali che permettono all’enologo interno Edoardo Crecchi e al consulente esterno Luca Rettondini di proseguire in quel percorso iniziato negli anni novanta, volto a valorizzare  natura e terroir in ogni loro aspetto confrontandosi con dei vicini ormai affermati ma non per questo irraggiungibili.

La Cantina e il gioiello etrusco simbolo dell’azienda

Dopo diversi anni in cui la lavorazione e conservazione dei vini risultava suddivisa in diversi siti nasce nel 2015 la nuova cantina. Progetto dell’architetto Sergio Scienza che diviene esempio di ecosostenibilità, integrandosi con l’ambiente circostante.

La vicinanza ad un sito etrusco che ha influenzato nel lontano passato questi luoghi diviene elemento da valorizzare da parte dei fratelli Nuti. Cosi il logo aziendale, rappresentato da un gioiello etrusco, i quadri, le pitture e piccoli oggetti  che troviamo nei diversi ambienti dell’azienda divengono omaggio ad una cultura che ha influenzato nel lontano passato la vita in queste terre. In particolare la  barriccaia dove maturano i vini  diviene un ambiente di conservazione e riflessione attraverso un dipinto che si estende per  i 46 m delle pareti che mostra attraverso figure ispirate al periodo etrusco che il cammino dell’uomo è accompagnato dal vino nella vita e oltre la morte.

le vasche in cemento

Ma torniamo al vero motivo che ci ha portati in questo luogo, i venti anni di produzione di uno dei vini più rappresentativi dell’azienda: la Regola

Si è voluta festeggiare questa ricorrenza attraverso una verticale di 10 annate che rappresentasse i venti anni di produzione di questo vino. partendo dal 1998 per finire al 2015, con vuoti legate ad anni in cui si è preferito non produrre questo vino. Ogni annata ha una sua identità che scaturisce dal periodo in cui è stata prodotta.

La verticale di La Regola

In questo viaggio, che ci riporta indietro di venti anni, constatiamo stili diversi, che partono dal 1998 (70%Sangiovese, 30%Cabernet Sauvignon) dove è il vitigno tipico toscano, il Sangiovese, a farla da padrone, e proprio per le sue caratteristiche, la troviamo in grande spolvero, con  freschezza e persistenza in primo piano. Il 2000 (40″Sangiovese, 30%Cabernet Sauvignon,30%Merlot) rispecchia un’annata calda, con un vino che appare leggermente stanco. Un bel balzo lo fa la 2001 (30%Sangiovese, 40%Cabernet Sauvignon, 30%Merlot) dove per l’ultima volta viene utilizzato il Sangiovese,  elegante, succoso, ben sostenuto da una bellissima acidità, un piacere averlo potuto assaggiare. Continuiamo il nostro viaggio cambiando timoniere, se prima il dott. Bairo aveva guidato la “nave” seguendo la strada della tradizione, l’arrivo di Luca D’Attoma ci porta in un percorso completamente diverso. Si abbandona il Sangiovese per puntare su vitigni internazionali,  la 2005 (40%Cabernet Sauvignon, 30%Cabernet Franc, 30%Merlot)  e la 2007 ( 30%Cabernet Sauvignon, 50%Cabernet Franc, 20%Merlot) virano su note vegetali, con tannini  ben presenti e un’acidità che si fa sentire. Tuttavia la 2009 (85%Cabernet Franc, 10%Merlot, 5%Petit Verdot) anche per un’annata influenzata dal caldo prima della vendemmia, sembra non esprimersi al massimo. L’era  D’Attoma si conclude con le annate 2011 (85%Cabernet Franc,  10%Merlot, 5%Petit Verdot),  ricca, elegante con un  tannino ancora dinamico, che vira su note balsamiche e speziate e la 2012 (85%Cabernet Franc, 10%Merlot, 5%Petit Verdot)  leggermente sottotono rispetto la precedente, con un tannino che si fa spazio tra  note dolci,  senza trovare una giusta collocazione . Giungiamo ai nostri giorni, il timone passa nelle mani di Luca Rettondini, la sua prima annata  è la 2014 (85%Cabernet Franc, 10%Merlot, 5%Petit Verdot) che non esprime ancora il suo ideale di vino, in cui troviamo le stesse percentuali  della 2012, mostrandoci note sapide e  un tannino che non ha ancora trovato una sua collocazione. L’annata successiva evidenzia il Rettondini pensiero,  proponendo ai fratelli Nuti una scelta completamente diversa dal passato.  Per ricercare l’eccellenza e  fare quel salto di qualità tanto desiderato si opta per il monovitigno. Cosi nella 2015 (100%Cabernet Franc) abbiamo Cabernet Franc in purezza.  Luca Rettondini crede che quel  Cabernet Franc, piantato agli inizi degli anni 2000 possa esser pronto ad esprimersi al massimo, e dall’assaggio la sua intuizione sembra sembra essere confermata dai fatti. Un vino tutto votato all’eleganza, con acidità e sapidità che fanno da cornice a tanta ricchezza, per terminare su note persistenti di frutta e spezia

 

La Regola 1998-2015

Una bellissima esperienza in un’azienda che vuole crescere nel panorama vinicolo nazionale.  Oggi la produzione volutamente si assesta sulle 90.000 bottiglie ed il mercato è incentrato sopratutto sulla Toscana, che assorbe l’80% della produzione. L’azienda ha deciso di aumentare gli ettari vitati passando nei prossimi anni dagli attuali 20 a circa 30, puntando non soltanto sui vitigni internazionali che ad oggi sono stati i suoi alfieri, in particolare con la Regola (Cabernet Franc) e lo Strido (Merlot), ma in particolare su quel Sangiovese che è stato il punto di partenza da cui è nato tutto e il Beloro  ne risulta essere il degno rappresentante.

 

 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PER INFORMAZIONI PUBBLICITARIE CONTATTARE LA REDAZIONE
To Top