Toscana

Produttori emergenti a Montalcino: La fattoria del Pino ed il suo Brunello

Chiudiamo questa breve rassegna su alcuni dei nomi emergenti a Montalcino parlando della Fattoria del Pino, un’azienda davvero giovanissima, nata nel 2000 per vendere l’uva e che ha iniziato a imbottigliare in proprio con il Brunello dell’annata 2010 (un esordio davvero fortunato). Jessica Pellegrini con coraggio e caparbietà ma anche lungimiranza e passione ha deciso di diventare produttrice di vino in un periodo storico particolarmente favorevole per il Brunello.

Bastano un po’ di numeri per confermarlo: le aziende a Montalcino sono ormai 250, di cui oltre duecento iscritte al Consorzio. Gli ettari vitati nel territorio del Comune sono arrivati a 3.500. L’eccellente stato di salute è indicato dal valore sempre più in crescita di un ettaro vitato (si supera ormai il mezzo milione di euro) e dalla quotazione dello sfuso (oltre mille euro al quintale, il più costoso d’Italia).

È stata proprio l’annata 2010, coi 100/100 arrivati dagli USA e le ottime recensioni ottenute da tantissimi Brunello, a dare un impulso decisivo ai prezzi delle bottiglie e all’export, che ormai si attesta sull’80% mentre solo pochi anni fa era al 60% della produzione. La scelta di Jessica è arrivata dunque in un momento propizio, segnato anche dalle numerose acquisizioni di marchi storici da parte di grandi gruppi italiani e soprattutto esteri: su tutti Argiano, Biondi Santi, Cerbaiona, Poggio Antico, Salicutti, Le Macioche, Podere Brizio, preceduti da Poggio di Sotto e ancor prima da Mastrojanni.

Jessica, come del resto i titolari di molte altre piccole realtà della zona, non ha temuto il confronto con aziende di blasone e dimensioni ben maggiori, puntando tutto sull’eccellenza del terroir e sulla convinzione di poter realizzare grandi vini. Oggi, a soli tre anni dalla prima etichetta, possiamo dire che la Fattoria del Pino è ben avviata lungo la strada della qualità. Tanti elementi giocano a suo favore: il terroir eccezionale di Montosoli (sotto le Cerbaie e le mura della città), con una composizione mista di galestro, argilla e calcare; l’esposizione a nord ovest, che garantisce la giusta ventilazione e un clima equilibrato in queste ultime estati prevalentemente torride, mentre in passato la zona era considerata inadatta a una piena maturazione delle uve; il legame con la tradizione: lieviti indigeni, fermentazioni di 20-25 giorni, affinamento del Brunello per 36 mesi in botti grandi (48 e 25 ettolitri) di Garbellotto.

La produzione totale è di circa ventimila bottiglie, di cui oltre seimila di Brunello. Jessica produce anche il Rosso, naturalmente, e un Sangiovese fragrante e dissetante ma tutt’altro che banale, l’Igt Vinvalè, ottenuto dalle vigne più giovani e dedicato al fratello, prematuramente scomparso.

Durante la visita in cantina ho avuto modo di assaggiare tutte le annate ancora non imbottigliate; tornato a Roma ho dedicato le mie cure alle ultime due edizioni di Brunello in commercio, 2013 e 2012.

DA BOTTE

Brunello di Montalcino 2014. Al naso si avvertono terriccio, arancia rossa, sbuffi floreali e di salsedine; palato snello e aggraziato, beva molto piacevole e scorrevole, con un’inattesa traccia di calore alcolico data la natura del millesimo non facile, che penalizza anche il finale un po’ stretto.

Rosso di Montalcino 2015. Profumi di tabacco e frutta molto matura, poi fiori e roccia bagnata; in bocca sulle prime è ampio e morbido, poi recupera in termini di tonicità, freschezza e sapore, la chiusura è speziata (pepe) e vivace. Una parte della massa è già in bottiglia.

Brunello di Montalcino 2015. Naso abbastanza simile al Rosso di pari annata, con una speziatura dolce più evidente e un lato balsamico; il sorso è ricco, la “ciccia” è tanta, come in altri campioni 2015 assaggiati in precedenza, ma è ben contrastato grazie all’acidità e a un’estrazione giudiziosa dei tannini. Bella persistenza con sale e ciliegia in confettura.

Rosso di Montalcino 2016 (ancora in acciaio). Alloro, pepe, amarena, zagare all’olfatto; palato succoso, fragrante, equilibrato, dal tannino di buona stoffa, pimpante ma abbastanza scorrevole. Molto promettente.

Brunello di Montalcino 2016. Naso pulito ed elegante, viole, agrumi e frutti del bosco, sfumature speziate e di erbe aromatiche; bocca intensa e saporita, struttura ricca ma bilanciata da una spiccata freschezza che favorisce la beva. La chiusura è lunga e conferma la mia simpatia per questa annata per la quale pronostico un grande futuro.

Infine ho assaggiato da due vasche in acciaio che contengono la vendemmia 2017: bene, una è davvero eccezionale e se tre indizi (in altre due cantine di Montalcino mi è capitata un’esperienza simile) fanno una prova, ho il sospetto e la speranza che i Rosso e i Brunello di questa temuta annata sapranno stupirci e darci soddisfazioni insperate…

Brunello di Montalcino 2013

Brunello di Montalcino 2013

BOTTIGLIA

 

Brunello di Montalcino 2013. È a mio parere il miglior Brunello della breve storia aziendale. Odora di sottobosco, frutta secca, iodio, macchia mediterranea; con l’aria emergono la fragola e la ciliegia, note balsamiche e speziate (chiodi di garofano, cannella); sorso molto fresco e scattante, grandissimo tannino, pettinato, setoso quasi, ma che via via rivela anche una materia non indifferente; persistenza notevole, che denota belle corrispondenze col naso (ciliegie, mandorle e spezie).

Brunello di Montalcino 2012. Profumi intensi, balsamici e terrosi, cipria, cardamomo, anche un accenno di frutta gialla; in bocca è molto strutturato, “classico” direi, un pantalone di velluto a coste, con tannini ancora da sciogliere; finale intenso con note minerali e agrumate. Per ora gli manca solo un pizzico di complessità e dinamica che potrebbe guadagnare con il tempo, in vetro.

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