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“L’ AGLIANICO A ROMA”. SFUMATURE E SFACCETTATURE DI UN ANTICO VITIGNO.

Anche il vino può avere delle storie da raccontare a chi sa ascoltarlo. E non c’è storia più affascinante di quella che affonda le sue radici in un lontano passato dal sapore misterioso. E’ per questo che possiamo definire di grande interesse l’evento romano, organizzato all’interno delle sale del Radisson Blu Hotel, che ha visto come protagonista indiscusso l’antico vitigno a bacca rossa, il cui nome è ancor di origine incerta, ma che da sempre produce alcuni tra i migliori vini rossi del sud Italia: l’Aglianico.

L’evento, andato in scena il 17 e 18 febbraio, ha consentito ai tanti appassionati, operatori ed amanti del buon bere di confrontarsi con le oltre 100 etichette presentate da 38 aziende provenienti dai più vocati terroir d’elezione, come Terra di Lavoro, Taurasi, Taburno, Cilento e Vulture, attraverso banchi di assaggio e seminari tematici. Il tutto per far apprezzare e rendere omaggio a una delle eccellenze dell’enologia italiana.

In realtà non sappiamo molto sull’origine di questo vitigno, potrebbe essere etrusco o greco, potrebbe far parte della grande famiglia delle Aminee di cui ci parla Plinio, potrebbe essere originario della Spagna e giunto nel regno di Napoli con gli Aragonesi, ma, forse, dopo aver assaggiato qualche calice, tutto ciò non ha molta importanza. Quello che sin da subito ci piace poter condividere, è che l’Aglianico è capace di donare grandi vini, di estrema eleganza o di grande struttura, tannici, corposi ed adatti a sfidare gli anni con un pregevole invecchiamento.

Gioì mill. 2014, az. San Salvatore 1988

Ma l’Aglianico è anche un vitigno eclettico. Ed è per questo che questo interessante viaggio non può non partire dal Gioì dell’azienda San Salvatore 1988. Uno spumante brut rosè metodo classico, prodotto da uve 100% di aglianico provenienti da Capaccio-Paestum, nel cuore del Cilento, località Cannito, ad un’altitudine di circa 130 metri s.l.m.. E’ ottenuto da una pressatura soffice senza macerazione, fermentato in serbatoi di acciaio a temperatura controllata e affinato per 24 mesi sui lieviti. Assaggiamo il millesimato 2014 che si presenta in una seducente veste rosa cipolla, con perlage fine e delicato. Impatto olfattivo agrumato che sfuma in evidenti sensazioni floreali. Piacevole freschezza e buon equilibrio per un finale di piacevole persistenza.

 

Percorriamo virtualmente pochi chilometri per giungere sulle argillose colline della campagna salernitana dove incontriamo Mila Vuolo, una moderna realtà vitivinicola, nata nel 2002, che si presenta con una miniverticale di Aglianico di gran pregio. Lascia il segno l’annata 2009, dagli intensi sentori di pepe nero, tabacco e cannella e dal gentile tannino che ci conduce ad un finale che invoglia al riassaggio. Un vino che berremmo anche al di fuori del pasto.

Mila VUOLO e la miniverticale

Per un attimo lasciamo la Campania per dirigerci nella vicina Basilicata, per la precisione, nel Vulture dove l’Aglianico promette di mostrare la sua struttura ma con maggiore finezza. Restiamo colpiti da tre assaggi. Serra del Prete 2011Aglianico del Vulture di Musto Carmelitano, Serpara 2012Aglianico del Vulture Superiore di Re Manfredi e Don Anselmo 2013 Aglianico del Vulture di Paternoster. Promessa pienamente mantenuta.

Il Serra del Prete 2011 ci cattura per eleganza e per un equilibrio già centrato tra una tannicità vellutata, una piacevole mineralità ed una morbidezza ben rifinita.

Elisabetta Musto Carmelitano con il Serra del Prete, 2011

Il Serpara 2012 mostra sin da subito la sua statura, in un dosaggio perfetto tra finezza ed austerità con un finale davvero intrigante. Sarebbe interessante riassaggiarlo tra qualche anno.

Paolo Montrone con il Serpara 2012, Re Manfredi

Il Don Anselmo 2013 sorprende per il suo bouquet già di spiccata complessità, sorretto da una avvolgente mineralità e da una trama tannica di evidente eleganza.

Don Anselmo, 2013 Paternoster

Torniamo in Campania, nel Sannio, a Sant’Agata dei Goti, per incontrare l’azienda Mustilli con la sua filosofia aziendale: «I vini, soprattutto i migliori, sono come certi fulmini: partono dalla terra per arrivare in alto». Chiediamo subito il Cesco di Nece, il cru aziendale che trae il suo nome dalla collina su cui è coltivata un’antica vigna di Aglianico. Ci viene offerta l’annata 2015 con un’etichetta davvero accattivante. Vino di gran beva. Elegante e piacevole nei suoi sentori di viola, marasca e spezie dolci. Buon corpo e tannino elegante.

Paola Mustilli con il Cesco di Nece, 2015

Siamo giunti in Irpinia dove l’Aglianico si mostra in tutta la sua potenza e struttura. A darcene subito un’idea, il Taurasi Riserva 2011 de «La loggia del Cavaliere» di Tenuta Cavalier Pepe. Un Taurasi ancora giovane ma dalla già spiccata complessità olfattiva che al gusto dona un sorso pieno e imponente, sfumato da un’armonia ed un equilibrio che conducono ad un finale di lunghissima persistenza.

Milena Pepe di Tenuta Cavalier Pepe, Taurasi Riserva 2011, La loggia del cavaliere

Non è da meno il Nero Nè Taurasi 2012 dell’azienda Il Cancelliere, prodotto da fermentazione a temperatura non controllata, usando lieviti indigeni, affinato in legno per 36 mesi ed ulteriori 12 mesi in bottiglia senza nessuna chiarifica, stabilizzazione e filtrazione. Naso contornato da sfumature di frutta matura, liquirizia, tabacco e spezie dolci. Avvolgente e convincente al palato. Ci piacerebbe risentirlo tra qualche anno.

Nero Né Taurasi 2012, Il Cancelliere

Il percorso si conclude nel cuore irpino, a Lapio, dove ritroviamo l’Azienda Tenuta Scuotto con una sua un’interpretazione di Aglianico davvero particolare. Stilla Maris 2012, «un esercizio stilistico», così viene definito da Adolfo Scuotto. Una edizione limitatissima, appena 1280 bottiglie, prodotta con l’intenzione di raggiungere la massima espressione del vitigno. Le uve provengono da filari con la migliore esposizione e vengono raccolte a mano, grappolo per grappolo e lasciate maturare per 18 mesi in barrique. L’Aglianico sprigiona profumi di ciliegia, prugna e sentori di sottobosco. Appagante e seducente al gusto, chiude con una piacevole scia sapida a testimoniarci che l’obiettivo dell’azienda, con questa interpretazione stilistica, risulta pienamente centrato.

Adolfo Scuotto e Stilla Maris 2011, edizione limitata (bottiglia n. 597 su 1280)

Che dire… Il misterioso Aglianico si è lasciato ammirare dai nostri sensi, mostrando tutte le diverse sfaccettature e sfumature proprie di un grande vitigno.

 Salvatore Del Vasto & Sabrina Signoretti

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