Aziende

Il primo Pinot noir dell’Etna.

In una giornata primaverile, una visita ad una cantina di Castilglione di Sicilia ha un doppio scopo, andare a vedere l’azienda e godersi la bella giornata. Ma la visita di oggi ha un qualcosa di diverso, se non addirittura di speciale. L’Azienda Agricola Siciliano, oltre alla produzione dei vini tipici della zona (Etna bianco ed Etna rosso), quindi Nerello mascalese, Nerello capuccio, Carricante, coltiva e produce vitigni e vini internazionali. E fin qui niente di particolare, se nonchè il Pinot noir che vinifica, è stato il primo sull’Etna. Il Pinot noir dell’Azienda Agricola Siciliano, fu impiantato ai fini sperimentali con l’Istituto della vite e del vino e fu valutato da Giacomo Tachis (che all’epoca era consulente dell’Istituto) come vino di notevole interesse.

Parte della proprietà

Ecco la particolarità dell’Azienda Agricola Siciliano i cui vigneti hanno un’età media che si aggira intorno ai trent’anni e che se pur in un’estensione di Ha 2,00 riesce a produrre oltre al Pinot noir, anche Etna rosso, un blend di Cabernet sauvignon e Cabernet franc e da quest’anno un Etna bianco.

Parte dei vigneti

Già entrando si trova uno scenario incantevole con una sorta di concavità dove si trovano le piante di vite e nella parte perimetrale dei ciliegi in fioritura che riescono a trasmettere quella tranquillità ed allo stesso tempo pur nella tranquillità, la natura è in continuo movimento.

Uno dei ciliegi

Anche l’Azienda è molto dinamica, infatti ha fatto il restyling delle etichette (molto più semplici e sbarazzine), ha cambiato le bottiglie (passando dalla bordolose alla borgognotta) e si sta avvalendo della consulenza di Alessandro Viola per la vinificazione.

Una bottiglia prima del restyling

Che però tutto l’interesse sia sul Pinot noir, è una cosa scontata, poichè è quello che ha dato la notorietà e l’appeal dell’Azienda di Rocco Siciliano verso il consumatore, con tutte le difficoltà che ha e che dà il vitigno transalpino. Infatti alla domanda che pongo al proprietario, se rifarebbe quanto è stato fatto la risposta è più che affermativa, dando le delucidazioni dette prima. Quello che si riesce a produrre su Ha 2,00 non è poco, poichè si aggira su 500 bottiglie di Pinot noir, 1.500 di Cabernet sauvignon e franc, 600 di Carricante e 3.500 di Nerello mascalese e capuccio, il tutto per un totale di circa 8.000 bottiglie in un anno. Detto tutto ciò sono i vini i protagonisti principali, quindi eccone un resoconto.

Nonna Aurelia – Etna bianco 2015 – 100% Carricante

Bianco paglierino carico. I profumi percepiti sono di floreale e di fruttato (frutta esotica) poi si passa ad un sentore di uva sultanina e nota iodata. Degustandolo non è spigoloso, quasi vellutato (dovuto al fatto di fare una macerazione un pò più lunga, con relativa permanenza sulle bucce, oltre al fatto di non essere filtrato). Discreta persistenza e buona progressione. Di pronta beva.

Torrettanera – Etna rosso 2015 – 95% Nerello mascalese, 5% Nerello capuccio

Torrettanera

Nel calice ha un rosso granato lucente. I profumi sono di cappero, humus, il sentore di vinoso, concludendo con una leggera nota floreale. Assagiandolo si capisce che ancora deve trovare un suo equilibrio, acidità in primis, tannini che susseguono. La retronasale fa sentire una leggera sensazione del legno. L’acidità allo stato attuale prevale su tutto. Da dover aspettare.

Nonna Aurelia – Etna rosso 2015 – 100% Nerello mascalese

Visivamente si presenta di un rosso rubino lucente. Il corredo aromatico spazia dalle note di terziario a primo acchito, per passare alla ciliegia, resina e cappero nel finale. In bocca pur essendo ancora giovane riesce ad avere e trovare un suo equilibrio. Sapidità con una notevole freschezza che lo caratterizza e che allo stesso tempo non lo fa sentire allappante. La retronasale conferma il passaggio in legno. Buona persistenza e progressione.

Magipirò 2015 – 50% Cabernet franc, 50% Cabernet sauvignon

Magipirò

Il suo colore è rosso purpureo intenso. La prima cosa che si percepisce olfattivamente, è la nota vegetale, poi seguono il pepe bianco, il tabacco e la cera lacca. Pienezza al palato con tannini che si fanno sentire per poi far venire la freschezza. La retronasale dà i sentori del legno e del tea. Persistenza e progressione buone.

Rossoeuphoria 2015

Per concludere, si può dire in questo caso il Signore della vigna, visto e considerato che se l’Azienda ha un quid in più rispetto alle altre è merito suo. D’acccordo che non sarà un Borgogna e fare paragoni diventerebbe più che un campo minato, tenuto conto delle caratteristiche morfologiche, nonchè geologiche del terreno borgognone e di quello etneo, ma con le sue diversità e peculiarità etnee riesce ad essere un vino che non sfigura. A tal proposito è stato possibile degustre un’annata particolare.

Rossoeuphoria 2007 – 100% Pinot noir

Rossoeuphoria 2007

Rosso rubino scarico tendente al granato. Inizialmente i profumi sono sul fruttato (prugna, mora, gelsi) e con una nota fumè, con il passare dei minuti ed iniziandosi ad aprire vengono fuori sentori di viola e di pietra focaia. Grandissima freschezza in bocca (a discapito dei dieci anni, 2007!) che riesce a superare la nota alcolica (14% vol.). Elegante, sottile e complesso. Riassaggiandolo dopo un’ora si sente anche la sapidità. Se la persistenza è da definire buona, la progressione è continua, continua, continua. Legno quasi impercepibile.

Fabio Cristaldi

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