Aziende

Il nebbiolo Picotendro della Valle d’Aosta dove il tempo sembra essersi fermato

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Spesso andando in giro per l’Italia alla scoperta di Aziende Vinicole da visitare  non bisogna affannarsi troppo nella ricerca perché  è il caso ad indirizzati.

Questa è la premessa alla mia visita presso l’azienda Selve in Valle d’Aosta,  scoperta durante il mio soggiorno ai piedi del Monte Rosa, nella cittadina di Antagnod, Il caso ha voluto che il luogo ove mi trovassi fosse a pochi metri dal casa ove vive la famiglia Nicco  proprietaria dell’azienda  e dove  organizzano, in una piccola sala, la degustazione e vendita dei loro vini naturali.

Sempre spinto da una grande curiosità mi appresto ad andare a trovarli, davanti la piccola sala posta al pian terreno della casa  , leggo ” degustazione di nebbiolo picotendro,  lavorazione naturale. Sono fortemente incuriosito, il vino, mi dice Jean Louis Nicco  il più giovane della famiglia che mi accoglie all’entrata  è  il  nebbiolo tipico della Valle di Donnas e le sue origini risalgono al 1635, quando Francesco Agostino della Chiesa , vescovo e Conte di Corvignasco lo menzionava nei suoi resoconti alla Chiesa come ottimo vino della zona di Donasio , l’attuale Donnas.

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vigneto Zumstain

Il vino è buono ma quello che colpisce la mia attenzione è una foto posta in fondo al locale. Sono vigne  con coltivazione a pergola ubicate su terrazze  bellissime a vedersi, con piccole colonne che le incorniciano. Non posso lasciarmi sfuggire l’opportunità di andarle a  visitarle, così fisso subito un appuntamento per il giorno seguente e aspetto con ansia che giunga il fatidico momento.

Mentre mi dirigo alle vigne , accompagnato da Jean Louis , faccio le solite domande di rito e mi accorgo di essermi imbattuto non solo in un ottimo vino proveniente da  vigne affascinanti, ma anche da una storia che non può non essere raccontata.

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le vigne con i grappoli non ancora maturi

Le vigne si trovano nella valle di Donnas in una  zona che dista 3 km dal confine con il Piemonte e ubicata sulla sponda sinistra della Dora Baltea a 300m  slm. Zona dove la cantina sociale la fa da padrone dando vita al Donnas DOC e proprio qui la famiglia Nicco da 3 generazioni ha deciso di seguire una propria idea per valorizzare questo vino e il territorio che lo ospita.

I vigneti, poco più di un ettaro, 1,2ha per la precisione, sono ubicati nella valle, incastonati tra le montagne e il fiume che scorre impetuoso,  suddivisi in 5 cru ( Minin, Runc, Selve, Zumstain e Bendon ) con terroir tra loro diversi ma con un comune denominatore: i  grandi sassi  provenienti  dai ghiacciaio e lasciati in questi terreni nel corso degli anni dal movimento dello stesso, caratterizzando  e divenendo elemento primario delle terrazze dove si trovano i vigneti del picotendro, nate dalle migliaia di mani che nei secoli hanno plasmato tale paesaggio.

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Rolando Nicco

Qui il nonno  di Jean Louis aveva un piccolo appezzamento di vigneto utilizzato per ricavare il vino ad uso della famiglia, e per questo  fortemente considerato dalla stessa, erano gli anni in cui Rolando Nicco il vero e unico artefice della bontà di questo vino,  era un affermata guida alpina, un uomo che negli anni ha scalato per diverse volte le vette dell’Himalaya e di altre importanti catene montuose. Ha temprato per mesi il suo corpo per queste memorabili avventure, dormendo all’aperto sul tetto di casa  a diversi gradi sotto lo zero, abituandosi a sopportare ed affrontare le avversità che sarebbero potute arrivare, tutto ciò è divenuto nel tempo la sua più grande risorsa. Il tutto non solo per  confrontarsi in memorabili imprese  ma sopratutto per rendere altisonante  il nome della valle che lo ha visto nascere e divenire uomo: Donnas.

Poi la vita lo ha portato a scegliere tra il seguire il papa nella coltivazione delle vigne o continuare a fare la guida alpina, decisione necessaria perché fare entrambe  non è mai stato possibile poiché se non si è completamente concentrati sulla montagna si rischia che lei si appropri della tua vita.

Sostenuto da sua moglie Bruna Merlet ha scelto la vigna con il fine  di continuare la tradizione familiare e   realizzare il suo sogno in modo diverso:  far conoscere al Mondo questo piccolo grande territorio, circondato  da montagne che durante il giorno assorbono il calore del sole e la notte lo rilasciano generando un microclima unico,  che ti avvolgono teneramente come una mamma.

Parliamo di un uomo che non ha studiato enologia, ha appreso  tutto quello che sa  dal papa , le tecniche tradizionali di lavorazione e vinificazione, le fasi lunari e tutto ciò che è legato al fare il buon vino nel rispetto totale della natura e della tradizione.

La sua grande tenacia e la passione per tutto quello che ha  sempre fatto lo ha trasferito nella vigna  e oggi pur con tanta fatica continua a lavorare queste vigne, che per ubicazione e costituzione comportano un sacrificio immenso.

I terreni provengono dal ghiacciaio con enormi massi che i contadini anno utilizzato per costruite muri di divisione e terrazzamenti. I terreni sono molto minerali e la struttura è sabbiosa, loro a differenza del disciplinare della DOC che precede una resa di 60q/ettaro ne raccolgono soltanto 35 q e le piante hanno un età media di 25 anni.

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nebbiolo picotendro maturo

La loro prima vendemmia è del 2003 prima , come tutti, conferivano  le uve alla cantina sociale , solo allora ha deciso di lavorare in proprio il vino, sia in vigna che in cantina, in modo rigorosamente naturale e di chiamarlo  con l’unico nome possibile Picotendro , perché proprio dal nebbiolo picotendro proviene.

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le pergole

Immaginate una pergola alta non più di 2 metri, che va lavorata  stando piegati e quando è tempo della vendemmia i grappoli maturi vanno raccolti con le braccia sempre tese verso l’alto, in una zona dove il caldo è quasi sempre il insopportabile pur se mitigato da un leggero vento che di tanto in tanto da un po di sollievo a chi vi lavora.

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le vigne incastonate sulla montagna

E le terrazze che costituiscono il vigneto più grande , lo Zumstain , con  muri fatti con grossi massi e colonne in pietra che sorreggono le pergole erano  una volta di proprietà della famiglia austriaca Zumstainer, da cui hanno preso il nome, sono  unite tra loro da ripide scale anche esse di pietra, dove il trasporto del concime e ogni altro elemento necessario alle viti deve essere fatto a mano , con grosse gerla che portate sulla schiena necessita di una forte tempra , di volontà e di grande forza fisica perché il tutto avvenga nel migliore dei modi e senza cedimenti.

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il trasporto con le gerle

Rolando Nicco si alza alle quattro del mattino, ogni giorno,  per andare a lavorare le sue vigne, facendo  diversi km a piedi prima di  prendere la corriera che lo porterà nei luoghi a lui cari, nella valle di Donnas ,circondato dai monti e dal fiume che scorre proprio alla base, senza utilizzare la propria autovettura perché crede che l’utilizzo costante deturperebbe questo stupendo paesaggio.

E tutto questo per un unico ideale ,  valorizzare il terroir, come siamo soliti dire,  mostrando al mondo intero l’esistenza di questi luoghi e  indicando ai giovani valdostani una strada che tanto può dare sotto l’aspetto economico e ideale anche se necessita di sacrifici immensi.

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le scale in pietra che uniscono le terrazze dove sono le vigne

Io mi sono cimentato a camminare lungo le terrazze che ospitano le vigne a Zumstain  salendo per le scale, fatte con le grandi pietre lasciate dal ghiacciaio,  vi assicuro che la fatica è grande  e mentre salgo penso a Rolando che fa queste scale tutti i giorni , spesso con la pesante gerla sulle spalle completamente piena, e a cosa lo stimola a cimentarsi in tutto ciò, poi guardandomi intorno mi accorgo che  lavorare questo vigneto ritempra lo spirito e ti da la forza per portare a termine questo immenso lavoro.

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il vecchio torchio ancora in uso

Il tempo si è fermato anche nella cantina dell’azienda, accanto a piccoli silos di acciaio, il vecchio torchio la fa da padrone, non moderni macchinari che si è soliti incontrare durante le vigne, ma uno strumento che usavano i vecchi contadini, come a mostrare che la tradizione non è un esclusiva della lavorazione della vigna perché  anche in cantina  il nuovo è considerato un accessorio che  stona con l’ambiente che lo circonda.

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le bottaia centenaria

 

Anche nella bottaia la tradizione impera, una grande chiave antica apre la vecchia porta di legno che immette nella sala delle vecchie botti di castagno di oltre cento anni che insieme a vecchie barrique di rovere, sussurrano,  al vino che vi riposa per tanti anni, ricordi che solo loro possono raccontare. Se tutto questo non bastasse per rendermi conto di che luogo speciale io mi trovo scorgo  in un angolo della stanza due botti nuove di castagno fatte con i legni provenienti dai boschi di famiglia e costruite proprio da Rodolfo a mostrarmi ulteriormente che è una persona speciale  dotato anche di grande manualità che gli ha permesso di cimentarsi con successo  in una sfida che richiede grande maestria ed esperienza :  creare una botte.

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il tavolo di pietra davanti alla vecchia cantina

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le botti di castagno costruite da Rodolfo

Ma il più grande stupore lo provo quando Jean Louis mi porta nella vecchia cantina dove si conservano le bottiglie di annate precedenti, scorgo un tavolo in pietra circondato da panche anche esse di pietra, quasi fosse il luogo di degustazione di anni passati, mi sorge il dubbio di come si possa degustare il vino nel caldo dei mesi estivi su quelle panche, sopratutto durante la mia visita con temperature che raggiungono 35°, ma i miei dubbi scompaiono quando mi avvicino ad esso, la temperatura pur all’aperto si abbassa sembra di trovarsi in una stanza con l’aria condizionata, ma siamo all’aperto e fa molto caldo, poi mi accorgo che da una feritoia posta nelle mura della cantina esce un getto d’aria cosi freddo che raffredda la zona circostante ove è posizionato il tavolo e le panche il tavolo e a questo punto stupito e pronto a non fare più domande su quello che mi accade mi siedo e mi appresto ad assaggiare il frutto di questi meravigliosi luoghi.

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Picotendro bianco 2012 ,

Picotendro bianco 2012 ,

nasce dalla  uve più sane raccolte dopo 10 giorni dalla vendemmia dei diversi cru,  pigiatura soffice nel torchio e fermentazione in acciaio per 18 mesi, poi 6 mesi di bottiglia. Si producono 300 bottiglie l’anno, notiamo forti note vinose associate a profumi di miele e fiori bianchi, all’assaggio la mineralità è potente ed equilibra note dolci con note erbacee dove la salvia è predominante.

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Picotendro Minin 2012

Picotendro Minin 2012

vino che scaturisce da uno dei 5 cru dell’azienda,  che dopo una fermentazione in acciaio affina per 3 anni in botti di rovere , per poi completare la sua evoluzione per 12 mesi prima di essere messo in commercio. La frutta rossa è evidente appena lo si avvicina al naso, lasciando subito spazio a chiodi di garofano, rabarbaro e erbe officinali, all’assaggio un tannino vellutato, ritroviamo le note dei chiodi di garofano che fanno da cornice ad un vino equilibrato e persistente.

Daniele Moroni

 

SELVE PICOTENDRO  2014

Azienda Agricola Merlet Bruna

fraz Antagnod Rue tofo 13 cap 11020

AYAS AO italia

tel +39 347 0539819

nebbiolo.selve@hotmail.it

www.selvepicotendro.com

 

 

 

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