Degustazione

IL CHIANTI CLASSICO, UNA VOLTA SIMBOLO DELL’ITALIA , OGGI UN VINO ALLA RICERCA DI UN IDENTITA’

il Chianti Classico

                               
Ultimamente  recandomi ad una degustazione ho trovato diversi vini con denominazione Chianti Classico. E subito mi è tornata  in mente una domanda che da tanti anni mi pongo!
” Perchè è cosi difficile vendere il Chianti Classico nelle Enoteche , nei Ristoranti e in altri punti vendita specializzati?”
Eppure il Chianti Classico ha una lunga storia, può vantarsi di essere la prima zona vinicola al Mondo ad essere definita con Legge, già dai tempi del Granducato di Toscana nel 1700..

Zone del Chianti

                                 

Allora rivolgo questa  domanda ai  diversi produttori della zona Chianti Classico presenti in sala e ascolto con interesse le loro risposte.
Dopo averne ascoltato più di uno, mi rendo conto che il problema  è legato alla non differenziazione, percepibile alla gente comune, tra Chianti Classico e Chianti.
Due zone con due disciplinari  completamente diversi, ma purtroppo con molte similitudini tra loro.
Si differenziano soprattutto per le rese in vigna , per i costi di lavorazione dovuti a terreni diversi per un diverso stile di lavorazione delle uve..

Il Chianti Classico prevede rese in vigna di 75 quintali per ettaro, con una resa dell’uva in vino pari a 52 hl per ettaro,
La gradazione alcolica minima è 12,00 gradi per il classico e 12,50 gradi per la riserva.
La messa in commercio avviene il 1 Ottobre dell’anno successivo alla vendemmia, mentre per la riserva sarà di 24 mesi.

Il Chianti che si divide in tante sotto zone toscane legate al luogo di produzione prevede una resa in vigna di 80-90 quintali per ettaro, e una resa dell’uva in vino di 56 hl per ettaro.
La gradazione alcolica minima è di 11,00 gradi e la messa in commercio avviene il 1 Marzo dell’anno successivo con esclusione del Chianti Rufina, Colli Fiorentini, e Superiore che avviene il 1 Settembre dell’anno successivo, la riserva verrà messa in commercio dopo 24 mesi.

le uve del Chianti – il Sangiovese –


La qualità produttiva è quindi a netto favore  Chianti Classico rispetto al Chianti  

Tuttavia questa differenza non è stata evidenziata abbastanza creando nel consumatore finale una confusione che trova il suo apice nel momento della scelta.
.
Se andiamo a considerare gli elementi che caratterizzano l’acquisto appare evidente del perchè il Chianti Classico è in crisi.

– il prezzo che appare del 40-60% maggiore rispetto al Chianti ,
– le offerte di vendita , che spesso troviamo in grande distribuzione e tendono ad appiattire i prezzi        verso il basso
–  gli elementi di distinzione che risultano essere solo la fascetta gallo nero, che poi risulta poco evidente per svolgere questo compito
– la mancanza di motivazione a bere Chianti Classico come prodotto di nicchia , ma considerato un prodotto ormai vecchio e passato di moda

Chianti Classico e Chianti

Infatti piano piano tra i due vini, si è andato sviluppando un idea di uniformità,
e la conseguenza è un prezzo di vendita che se per il Chianti può risultare congruo , non lo è per il Chianti Classico.
Occorre notare che ci si sta dotando di importanti strumenti e regole per affrontare la
sfida su un mercato che diviene sempre più globale.

– il restyling del marchio Gallo Nero
– il dichiarare in anticipo se si vuole fare la vendemmia di Chianti Classico
– l’utilizzo di uve che provengano soltanto da vigneti di pertinenza aziendale
– la creazione di n nuovo Chianti Classico con 30 mesi di invecchiamento

Tuttavia se questa strada è interessante per valorizzare il prodotto e risolvere una parte del problema ha poco impatto nel differenziare l’immagine tra i due Chianti.

Infatti ” Il Chianti Classico è uguale al Chianti ” nella mente del consumatore finale ,

Tanto da arrivare all’assurdo, che distributori, ristoranti, enoteche  a parità di prezzo preferisco acquistare dalla medesima azienda un  IGT  toscano piuttosto che un Chianti Classico, vista la notevole difficoltà di chiedere il giusto prezzo al consumatore per questo tipo di vino.
Il  risultato di tutto ciò è che molte valide aziende stanno rinunciando ad imbottigliare Chianti Classico e seguire strade diverse, che permettano loro di sopravvivere.

             
Forse occorrerebbe trovare un modo molto semplice e più intuibile, , affinchè  tale distinzione risulti  evidente, spiegando che pur se i nomi sono simili o uguali stiamo parliamo di prodotti diversi tra loro.
Sarebbe buona cosa accorpare nelle degustazioni le varie tipologie di Chianti esistenti per permettere una verifica sulla loro differenza.
All’ultima assemblea del Consorzio sono state presentate due proposte provocatorie, in quanto non realizzabili, ma che fanno capire quale sia la notevole difficoltà in cui ci si trova:

– l’abbandono del nome Chianti Classico
– la riappropriazione completa del nome Chianti, facendo causa ai produttori che lo usano fuori della zona Chianti Classico.

Si capisce che sono proposte provocatorie in quanto entrerebbero in rotta di collisione con interessi ormai consolidati ,e con il lavoro che da anni svolge il Consorzio per la valorizzazione di questo vino, ma fanno rendere conto quale crisi di identità è in atto.

Simbolo Gallo Nero

                                                 

Un produttore mi espone una soluzione che  potrebbe consistere in un confronto con la famiglia americana Gallo che anni fa fece causa al Consorzio per l’utilizzo del nome Gallo Nero, costringendolo a togliere la dicitura all’interno del marchio e creando non pochi danni commerciali.
Oggi visto che i fratelli Gallo sono morti, si potrebbe cercare un accordo con i nuovi proprietari e utilizzare il nome ” Gallo Nero ” insieme al suo simbolo,  per riuscire nell’opera di differenziazione tra due vini, tanto richiesta da gran parte dei produttori più piccoli.

La conseguenze di tutte queste problematiche è una svalutazione commerciale del marchio Chianti Classico che, pur se in Italia ha perso il suo valore di prodotto di elite, ancora lo mantiene nel resto del Mondo, anche se con prezzi che non sono adeguati al suo valore.
Allo stato attuale tutte le ipotesi di riqualificazione si scontrano con la consuetudine del consumatore a leggere esclusivamente  il nome CHIANTI.
Mi auguro che a breve si trovi una soluzione soddisfacente per tutti e che si dia questo storico marchio, quel blasone che merita, facendo apprezzare sempre più il prodotto.
Daniele Moroni          
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