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Il Chianti Classico e gli altri vini di Capannelle a Gaiole in Chianti

Le storie nascono quasi per caso, come i grandi amori. Parafrasando la Canzone di Venditti, “fanno giri immensi e poi ritornano”. Quello di Capannelle, azienda cult del territorio di Gaiole, è stato un vero e proprio amore a prima vista.
Raffaele Rossetti, romano d’adozione, decise di comprare i terreni in tempi non sospetti, quando il Chianti Classico stava vivendo una profonda crisi. Erano i primi anni settanta, tempi difficili, in cui però cominciarono ad emergere veri e propri “eroi moderni” che avrebbero stravolto il mondo vitivinicolo in Italia.
Il vino di Capannelle, inizialmente concepito semplicemente come vino da tavola, nel lontano 1978 grazie  all’uso delle barrique e delle botti grandi di Slavonia divenne Chianti Classico (rigorosamente Riserva).
Lo Chardonnay invece vide la luce dieci anni dopo, merito di una vendemmia altamente produttiva. Ma non fu l’unica innovazione di quell’anno.
Dall’amicizia con Avignonesi, per puro caso fu sperimentato il blend di Sangiovese e Merlot che divenne successivamente famoso in tutto il mondo con il nome 50&50.
Il Sangiovese proveniva dal Chianti Classico, mentre il Merlot lo metteva Avignonesi nella tenuta di Lodola, a Valiano. Ancora oggi la formula è rimasta identica, con lunghe macerazioni sulle bucce e sosta di 24 mesi in legno. Le due realtà decisero di costruire un’area attrezzata, totalmente speculare, all’interno delle proprie cantine, al fine di consentire la produzione del vino alternandosi ogni anno nell’arduo compito.
Le novità mica finiscono qui. Da un’altra celebre collaborazione, quella con Pinchiorri titolare dell’omonima enoteca fiorentina, venne commercializzato nel 1997 il Solare, blend di Sangiovese e Malvasia Nera ed uno Chardonnay (Oro Bianco) solo in formato Magnum.
A ciò si aggiunse successivamente la Gran Selezione e un rosato di Sangiovese in purezza, grazie alle sapienti mani dello storico enologo-direttore di cantina Simone Monciatti e del nuovo titolare James Sherwood che hanno raddoppiato la produzione, attualmente compresa tra le quaranta e le cinquantamila bottiglie annue.
Ciò che lascia davvero a bocca aperta è certamente il Caveau delle annate storiche, costruito appositamente per i migliori ristoratori che possono prenotare e conservare etichette uniche da proporre ai loro clienti prestigiosi.
Da questo piccolo “sancta sanctorum” risaliamo verso le sale di rappresentanza del Resort per iniziare la degustazione.
Non potevamo che iniziare dallo Chardonnay, annata 2015, inizialmente declinato su erbe officinali (salvia e rosmarino), ben inserite in un quadro di fiori di zagara e frutta tropicale. Bocca sapida che chiosa su tostature di mandorla. La 2014 risente del clima difficile, più corto nel finale e con acidità al gusto cedro un po’ rude.
Sempre del 2014 è il Chianti Classico, stranamente equilibrato, che sembra non aver particolarmente sofferto le inclemenze metereologiche. Potpourri di fiori rossi, erbe mediterranee e mineralità lunghe e persistenti, a essere pignoli pecca lievemente in freschezza gustativa. Pulito.
Chiudiamo gli assaggi con una “miniverticale” di Solare, il prodotto che trovo meglio rappresentare l’anima ed il carattere di Capannele.
Si parte con la 2011, che non ha effettuato malolattica. Ingresso leggermente ridotto, attendendo qualche minuto compaiono frutti intensissimi (lampone, amarene) e violette macerate. Gusto sobrio, elegante e ricco di acidità agrumata. Chiude su toni di torrefazione e tabacco biondo.
La 2007 presenta un plateau di frutta rossa marmellatosa, sigaro toscano, cioccolato fondente, caramello e boisè di legno aromatico. Di indubbia balsamicità, tannini ancora muscolari, eleganti e ben inseriti. Un top di gamma che lascia la bocca viva in attesa di un nuovo sorso.
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