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Il 50° VINITALY 2016 – un piccolo resoconto

Si è appena conclusa la 50° edizione del Vinitaly, la manifestazione fieristica che si svolge ogni anno nella città di Verona.

L’organizzazione ha mantenuto l’impegno che si era prefissata di dare a questo Vinitaly 2016 il format di wine-business in fiera e wine-festival in città.

4.100 espositori, 130.000 operatori da 140 nazioni, 50.000 le presenze straniere, 28.000 i buyer accreditati, sono questi i numeri che esprimono il successo della Manifestazione.

Personaggi di spicco sono intervenuti all’evento a partire dal Presidente della Repubblica italiana Mattarella, che ha inaugurato la manifestazione, al Presidente del consiglio Renzi, al ministro delle politiche Agricole Martina e a numerose personalità dell’imprenditoria globale tra cui Jack Ma fondatore del colosso di e-commerce cinese Alibaba.

Uno strumento con cui l’ente fiera ha cercato di raggiungere l’obiettivo che si era prefissato cioè un wine-business in fiera è stato di scoraggiare gli ospiti che venivano a tale manifestazione soltanto per bere troppo, aumentando il biglietto di ingresso. Questo è stato un buon deterrente, la manifestazione è così divenuta luogo di incontro tra produttori e operatori, i veri artefici dell’economia vinifera.

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Padiglioni del Vinitaly

Rispetto ad altri anni, anche nel giorno notoriamente più difficile la domenica, non si sono avute troppe difficoltà a degustare i vini, anche se la zona vinicola della Franciacorta non ha seguito questa realtà in quanto il notevole afflusso di persone ha costretto gli operatori a bloccarne l’entrata negli stand e a gestirne l’accesso in modo contingentato.

Occorre notare che a parte i soliti grandi nomi vinicoli, alcune piccole aziende di solito presenti a questa manifestazione non si sono rese disponibili, ma sostituite degnamente da nuovi produttori che hanno così potuto affacciarsi nel panorama vinicolo mondiale.

Per quello che ho potuto constatare particolarmente gettonate, oltre al Franciacorta, sono state Toscana, Sicilia,Trentino Alto Adige, il Lazio dopo anni di appannamento ha mostrato un immagine degna di questa regione, non vi erano più gli squallidi spettacoli di vignaioli sbronzi addormentati sulle scale dell’ingresso, ma uomini capaci e preparati che proponevano vini di buon livello, tra questi nomino Casale Cento Corvi. con il suo vino Giacché.

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la degustazione in onore di Giacomo Tachis

Le degustazioni organizzate dall’ente fiera e dai diversi consorzi presenti si sono rilevate di buon livello, io e i collaboratori del magazine Vinodabere, tra cui Fabio Cristaldi, abbiamo partecipato ad alcune di esse e a breve vi forniremo i resoconti, abbiamo riscontrato alcuni aspetti che in partenza non ci aspettavamo.

Da menzionare l’evento in ricordo di Giacomo Tachis, la sfida Francia VS Italia e una verticale di trebbiano di Marramiero.

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Brunello – Vigna Soccorso – Tiezzi

Durante la mia visita sono andato ad assaggiare quelle bottiglie che nelle precedenti anteprime mi avevano convinto poco pur se di loro avevo sempre avuto un buon ricordo, tra queste i Brunelli  2011 di Tiezzi che a differenza di alcuni mesi or sono sono evoluti notevolmente e hanno confermato l’idea che avevo di loro rispetto ad assaggi fatti nei mesi precedenti a riprova che il vino ha necessità di affinamenti diversi a seconda del vitigno e dell’azienda che lo produce, in particolare il Vigna Soccorso 2011 risulta essere imponente come lo è sempre stato pur con una beva più pronta rispetto alle passate annate.

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Saten – Biondelli

Interessante anche il Saten di Biondelli che in un vecchio assaggio non mi aveva convinto completamente, uno spumante di grande eleganza che discosta dalla linea guida degli altri spumanti dell’azienda. Freschezza e buona beva lo pongono tra i migliori della sua categoria.

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Richenza – Vigna Petrussa

Un altro vino di cui ho sempre ottimi ricordi è il Richenza di Vigna Petrussa un assemblaggio di Friulano, Riesling Renano, Verduzzo Friulano, Malvasia Istriana, Picolit, un vino complesso ma allo stesso tempo morbido e vellutato.

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Pinò 2012 – Gulfi

Da ultimo una menzione a Pinò di Gulfi, un vino arrivato alla seconda vendemmia, proveniente da barbatelle di pinot nero della Borgogna e allevate in Sicilia, la mia seconda impressione su questo vino mi fa pensare che il sole siciliano abbia regalato il sorriso ad un vitigno che è sempre stato un pò austero. Le note del pinot della borgogna ci sono tutte ma appaiono più fresche.

Daniele Moroni

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