Aziende

GRAVNER. IL VIGNAIOLO AMICO DEL TEMPO.

Loc. Lenzuolo Bianco, 9 Oslavia

Dobbiamo usare il tempo come uno strumento, non come una poltrona!“ Così, John Fitzgerald Kennedy, in una delle indimenticabili espressioni sopravvissute al suo triste destino. Ma quanti illuminati sono poi in grado di cogliere ed applicare il senso di queste parole? Josko Gravner, il filosofo vignaiolo, tra gli indiscussi protagonisti della storia vitivinicola italiana, dopo tanto provare e sperimentare, ha fatto del tempo l’essenza della sua saggezza produttiva. Il suo modo di concepire il vino può sicuramente apparire in contrasto con le mode attuali e quelle già passate, ma le sue scelte si sono rivelate sempre vincenti. Vinificazione in anfore di terracotta provenienti dal Caucaso, lunghissime macerazioni e, soprattutto, commercializzazione dei vini non prima di sette anni dalla vendemmia. Il tutto sempre teso alla ricerca della perfetta interazione tra gli elementi ritenuti fondamentali per un vino che possa esprimere il meglio di sé e del territorio: la vite, la luna e l’uomo.
Visitare l’azienda Gravner rappresenta un’esperienza che spinge ad un’intensa meditazione. Un viaggio alla scoperta di una terra di confine intrisa di storia, guerra, sofferenza ma, soprattutto, di tenacia e forza, che ci aiuta a credere ancor più nelle nostre idee. In una tranquilla giornata di luglio arriviamo ad Oslavia, una frazione della città di Gorizia, località Lenzuolo bianco. Ad accoglierci al civico numero 9, Mateja Gravner, figlia di Josko. Sarà Lei a guidarci in questo percorso che, sin da subito, si preannuncia emozionante ed indimenticabile.

Anforaia

All’esterno del giardino, antistante la cantina, le anfore di terracotta ci ricordano che in questo luogo l’anfora non rappresenta solo un contenitore ma una convinzione irreversibile, ricercata ed ardentemente voluta, all’interno della quale è il pensiero consapevole di Josko che lentamente diventa vino.
Mateja, con profonda emozione, racconta la storia del papà, le sue prime vinificazioni in acciaio ed il passaggio dalla barrique alle grandi botti in legno. Tentativi questi che non rendevano appieno il suo modo di concepire il vino. Poi il viaggio in California, alla ricerca del segreto di quello che, allora, tutti definivano il “miracolo enologico”. Ma anche in quella terra, Josko, dopo aver assaggiato una quantità incredibile di vini, matura una sola grande convinzione. Quello non è il suo modo di stare al mondo, quello non è il suo modo di fare vino!! E’ così che si affascina sempre più dell’idea di scoprire le origini, tanto da spingersi sin dove il vino è nato, nel Caucaso in Georgia. E’ qui che incontra le anfore interrate e beve il vino in esse contenuto ed è ancora qui che Josko ritrova se stesso. Inevitabile, dunque, la decisione di acquistare le anfore direttamente da quella regione, nonostante le enormi difficoltà di trasporto. Mateja racconta che parte dei primi contenitori giunsero a Lenzuolo bianco lesionati e rotti, ma Josko, anche in quel contesto, non demorde. Riesce, grazie alla sua determinazione, ad ottenere quei grandi vasi di terracotta integri. Nasce così la sua anforaia, dove le anfore vengono interrate ed il vino vinifica senza controllo delle temperature. Una tenacia che gli spalanca le porte del successo e lo fa accomodare tra i “grandi dell’enologia mondiale”.

I vigneti

Attualmente l’Azienda – condotta in regime biologico – si estende per circa 32 ettari, di cui 15 vitati, mentre i restanti sono dedicati a boschi, prati e stagni. Per motivi storico-politici i vigneti sono presenti parte su suolo italiano e parte in terra slovena con una produzione di circa 32.000 bottiglie annue. “Siamo prima di tutto contadini, curiamo noi la terra in coltivazione biodinamica. Lo facciamo perché questo vada a beneficio delle uve che coltiviamo! …”. Così Mateja esprime la ricerca aziendale della “purezza essenziale”. Una realtà realizzata di recente per ripristinare un ecosistema, indebolito dalla presenza della monocoltura della vite, adottando rimedi quali la riduzione del numero di viti per ettaro, l’inserimento di erbe differenti tra i filari, alberi tra una terrazza e l’altra usati come frangivento e sviluppo della nidificazione di alcuni uccelli in via di estinzione.
Dall’annata 2012 la decisione di non vinificare più il Breg (da uve Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay e Riesling italico), concentrando così l’intera produzione su due vitigni autoctoni con due soli vini: Ribolla e Pignolo, in un’ottica di pura esaltazione territoriale. “Questa è terra di Ribolla” ripeteva sempre il papà di Josko.
Catturati dal fascino della cantina e dalle parole di Mateja, affiora sempre più in noi il desiderio di confrontarci con questi vini a tu per tu. Perché alla fine è sempre il calice che condensa tutti i pensieri e le interpretazioni a chiusura di un cerchio, in questo caso, ancora intriso di intensa suggestione.
Con nostra meraviglia, i vini ci vengono serviti in un bicchiere oltremodo originale, privo di stelo e dal design seducente. E’ il bicchiere voluto da Josko! Realizzato da un suo amico artigiano, quasi ad evocare i contenitori in cui si era soliti bere il vino in Georgia e dai quali lo stesso Josko aveva compiuto i suoi primi assaggi direttamente dalle anfore. Le incavature per le dita presenti lateralmente, ci consentono quasi di abbracciarlo quel vino!! E’ un dolce abbraccio dopo tanta attesa e dopo che “l’amico” tempo abbia ultimato il suo lavoro.
Si parte con il Bianco Breg 2008 dall’accattivante giallo-aranciato. Mateja ci ricorda che i suoi vini, anche se bianchi, vanno bevuti quasi a temperatura ambiente per poterne cogliere ogni essenza e sfumatura. E così è…..!!! Fascino e seduzione al naso con intense note di frutta secca e di albicocca disidratata che scivolano verso sensazioni di miele, camomilla e zafferano. Sorprendente all’assaggio. Morbido, caldo ed inebriante, ben sostenuto da una vibrante

Ribolla 2009

acidità che lo spinge ad un finale dalla prolungata persistenza.

E’ poi l’ora della Ribolla, degustiamo la 2009. Un vino che ci cattura sin da subito, grazie ad un profilo olfattivo unico ancor più intenso del Breg. Albicocca in confettura, scorza di agrume candito, erbe aromatiche e mandorla tostata, fanno da preludio ad un sorso pieno di incisiva freschezza e sapidità, caratterizzato da una trama tannica appena accennata e di grande eleganza. Chiude con un finale di interminabile seduzione.

Rosso Breg 2005

E’ ora il tempo del Rosso Breg 2005. Pignolo in purezza. Al primo sorso comprendiamo la scelta di Josko di puntare su tale vitigno.

Un rosso di incredibile personalità ed eleganza, deciso e davvero emozionante. Rubino scuro che al naso sprigiona note di frutta in confettura, ciliegia, ribes e prugna, con piacevoli percezioni di sottobosco. Gusto pieno, ricco e misuratamente elegante, caratterizzato da piacevole freschezza a sorreggere una trama tannica ben bilanciata. Finale di indimenticabile persistenza.

Vini in degustazione

Da questi pregevoli assaggi comprendiamo il valore del tempo nella filosofia di Josko: “Il tempo che diventa amico nel momento del riposo”. Mateja evidenzia, per l’appunto, la scelta di commercializzare i vini dopo 7 anni. Per il papà, il 7 è un numero magico : “a 7 anni sei un bambino, a 14 adolescente, a 21 maggiorenne (intesa come piena maturità), a 28 sei adulto ed inizi ad invecchiare… Ogni 7 anni si cambiano completamente le cellule senza che noi ce ne accorgiamo”.

Per i vini di Gravner è il tempo che svolge il suo ruolo come un silente protagonista….! Al vignaiolo non resta che assecondare il suo lento decorso (in vigna, durante la fermentazione in anfora e nella fase di affinamento), come un attento spettatore che coltiva l’attesa dell’abbraccio finale!!!!
Sarebbe, dunque, estremamente riduttivo e forse semplicistico catalogare questi vini come vini naturali.
I vini di Josko rapiscono il cuore e nutrono il pensiero, caratteristica esclusiva dei vini unici!!

 

Salvatore Del Vasto &  Sabrina Signoretti

 

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