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Girando tra le terre di Champagne consigli di una donna che ama le bollicine

A molti sarà capitata la stessa cosa. La prima volta che si arriva in Champagne si va prima di tutto, come in una sorta di pellegrinaggio, a Reims, ad ammirare quella splendida Cattedrale gotica che fu la sede privilegiata dell’incoronazione di tutti i re di Francia, a cominciare dal primo della dinastia dei Capetingi. E pochi sanno che qui si tenne , nel 1962, ad ulteriore testimonianza del ruolo di primo piano svolto dalla Cattedrale nella storia di Francia, una cerimonia tra De Gaulle e Adenauer che sancì la riconciliazione tra il popolo francese e quello tedesco.

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Cattedrale gotica di Reims

Eccoci dunque davanti all’imponente portone. Entriamo con timore reverenziale e camminiamo lentamente seguendo la folla. Poi ci fermiamo li, davanti alla famosa vetrata blu di Chagall e per un attimo il tempo si ferma. La mente corre veloce e si trova immersa nella Grande Guerra, come a ricordarci che siamo sulla Marna, involontaria protagonista dell’inizio del primo conflitto mondiale.

 

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vetrata blu di Chagall

La Champagne è anche questo: una incredibile miscela di bianco e di nero che si fondono insieme senza mai mescolarsi. Si passa dai ricordi cupi dei combattimenti del secolo scorso  e dalle preoccupazioni per l’attuale situazione economica difficile  per la regione, al magico mondo delle bollicine, che, come quando si chiude una porta a specchio, ci fa ritrovare immediatamente allegria e “ joie de vivre “, con la smania di degustare l’ultimo millesimo o, meglio ancora, una vecchia bottiglia che ci sta aspettando nascosta in qualche cantina. Il mondo va avanti.

Usciamo un po’ frastornati dalla Cattedrale e, se siamo fortunati, un bel sole accompagna i nostri primi passi alla scoperta della Champagne. Subito siamo tentati di entrare in ogni enoteca (alcune a pochi passi dalla Cattedrale); e  ci sono le grandi Maison di Reims, come fare a vedere tutto… Vorremmo degustare ogni bottiglia che vediamo, esaminarla, interiorizzarla, sentirla sotto la pelle. Ma prima di cominciare le scorribande nelle cantine decidiamo di andare alla scoperta del famoso terroir. Saltiamo in macchina, usciamo da Reims e ci guardiamo intorno. Già, ma dove sono i vigneti?……. Si puntini di sospensione. Perché li non ce ne sono. Possibile? Inizia la caccia al tesoro. Pensieri, incognite, scorrono nella mente come sottotitoli di un film.

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la cantina de Sousa

Ma allora lo Champagne…? Finalmente scendendo da Reims ad Epernay comincia la distesa a perdita d’occhio dei filari, cosi perfetti da sembrare pettinati con cura. Uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità. Sospiro di sollievo. Lo Champagne esiste davvero.     Un veloce boccone a Epernay, nel centro del paese, anzi della vera Capitale della e dello Champagne, e ripartiamo ansiosi alla scoperta delle tre zone che classicamente dividono la Champagne e che si differenziano le une dalle altre per caratteristiche peculiari.

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vigne in Cote des Blancs

Semplificando, possiamo dire che le tre aree sono la Montagne de Reims, contraddistinta principalmente dal Pinot Nero (56% della superficie vitata); la Cote des Blancs, che, come si intuisce facilmente, piantata per la quasi totalità (96%) a Chardonnay, con vigneti esposti ad est, e la Vallée de la Marne, regno degli assemblages e del pinot Meunier (63%). Per gli amanti e “Champagne addicted” come me posso considerare anche una quarta zona, dalle grandi potenzialità, le Massif de Saint Thierry, dove troviamo champagne molto strutturati e non di rado anche qui un interessante Pinot Meunier.Qui troviamo in maggioranza vitigni a bacca rossa, Pinot Meunier (59%) e Pinot Noir (28%), in quanto in questa zona anticamente si producevano vini rossi.

La gita ha inizio, e cominciamo come per gioco a rincorrere i filari dei vigneti da destra a sinistra, percorrendo le innumerevoli stradine che separano le parcelles, senza meta. E’ raro trovare in Champagne degli interi vigneti appartenenti allo stesso produttore; generalmente si trovano filari di produttori diversi uno accanto all’altro, Moet et Chandon di fianco a Bollinger che a sua volta è di fianco a Billecart Salmon.

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vigne a Mesnil sur Oger

Qualche eccezione è costituita dai Clos, piccole parcelle di vigneti delimitati da muretti, in stile borgognone.  Ci soffermiamo facendo il nostro breve giretto in tre comuni tanto piccoli quanto importanti e famosi nel mondo, classificati Grand Cru, che abbiamo scelto come prime tappe per accompagnarvi alla scoperta di questo meraviglioso fazzoletto di terra francese a 120 km da Parigi. Partiamo dalla Cote des Blancs per fermarci a Mesnil sur Oger. Per darvi un’idea, questo piccolo paesino famoso nel mondo, grazie a Salon e a Krug (Clos de Mesnil), ha ben 1200 abitanti e 635 viticoltori. Tra i produttori più importanti, per citarne soltanto alcuni, krug, Salon, Delamotte, Pierre Moncuit, Pierre Peters, la Cooperativa di Mesnil. La superficie viticola di Mesnil è di 429 ettari, naturalmente tutti piantati a Chardonnay.

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vigne in Champagne

Risalendo verso nord facciamo la nostra tappa nella Montagne de Reims, alla ricerca del Pinot Nero, ad Ambonnay, altro rinomatissimo e famosissimo Grand Cru. Ben 955 abitanti stavolta, 388 ettari vitati e 244 viticoltori. Qualche nome: troviamo ancora Krug con il blasonato Clos d’Ambonnay; ricordiamo Eric Rodez e Marie Noelle Ledru. Chiudiamo in bellezza in Vallée de la Marne, precisamente ad Ay, Grand Cru. Questa bella cittadina ospita produttori in ogni angolo. 4357 abitanti per 370 ettari di superficie vitata, con 10 grandi Maisons, 2 cooperative e 2 viticoltori. Tra i nomi più conosciuti Bollinger, Henry Giraud, Deutz. Ma la giornata pur cosi intensa di emozioni, ci riserva ancora una grandi sorprese.

Siamo tornati a Reims. Quale migliore occasione per rivedere la Cattedrale  by night che cercare un ristorante nei dintorni? A due passi da li si trova un ristorante magnifico, il primo in cui andai in occasione della prima visita in quella che poi divento’ una vera sincera e grande passione, nell’ormai lontano 2009. Il ristorante Millenaire, con la mano fantasiosa e delicata dello Chef Laurent Leplaige e il suo staff, farà di tutto per farvi passare una serata indimenticabile, a cominciare, perdonatemi, ma il ricordo è ancora vivissimo, dal fantastico ed imperdibile burro salato da spalmare sui panini caldi fatti dalla casa.

 

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burro salato da spalmare sui panini caldi

In questo luogo magico ho degustato per la prima volta un grande Champagne, che non esito a definire il migliore “base” delle grandi Maison:

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SPECIAL CUVEE – BOLLINGER

SPECIAL CUVEE – BOLLINGER

Un non millesimato, un bellissimo assemblage della Maison di Ay con 60% Pinot Noir, 15% Pinot Meunier, 25% Chardonnay. Non tradisce mai. Questa è la prima cosa da dire di questo Champagne. E’ sempre lui, e vi accompagna ovunque e quando volete con una millimetrica precisione allo stile Maison. Bevendolo vi sentite a casa con un amico di infanzia. E ricominciate a parlare dei tempi della scuola. Non voglio raccontarvi le note tecniche, perché quelle le trovate ovunque. Non è questo il mio scopo. Vorrei invece che entraste con me nel calice, guardandolo, osservando il perlage, il colore, per sentire cosa ha da dirvi, cosa vi svela dopo un’ora di stappatura, quali storie ha da raccontare, quali emozioni sa destarvi. Non ve lo dimenticherete piu’. Il colore, giallo dorato intenso, quasi velato di ambra, vi fa pensare a qualcosa di prezioso. Il perlage, persistente, deciso, infinito, durerà ore inalterato. E’ uno Champagne deciso, come già si puo’ intuire dall’analisi visiva. I profumi: anche qui decisi. Tostatura, crosta di pane, profumi evoluti, frutta tropicale ma fresca, ananas, leggere tonalità agrumate, pesca a polpa gialla matura. Non ha nessuna intenzione di passare inosservato… All’assaggio ci conferma tutto quanto stavamo pensando. Uno Champagne con le spalle sufficientemente larghe, equilibrato sull’eleganza con sentori di frutta tropicale matura e di pasticceria, pasta frolla soprattutto.

 

 

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3A – DE SOUSA

 

3A – DE SOUSA

Il secondo Champagne degustato che vi raccontiamo è di una brillante piccola Maison di Avize. Si trova esattamente nella piazza del paese. Dall’origine portoghese, la famiglia DE SOUSA ha iniziato questa interessante produzione di Champagne con grande originalità, a partire dai nomi dei vini in etichetta. 3 A indica le iniziali dei tre villaggi di Avize, Ay, Ambonnay, tre Grand Cru, esattamente le zone della provenienza delle uve (Avize 50%, Ay 25%, Ambonnay 25%). Molto elegante, con un finissimo perlage, che ritroverete anche nelle altre etichette della Maison, è uno Champagne da guanto di velluto. Il sentore fruttato è la sua principale caratteristica. Uno Champagne delicato, senza tanti ragionamenti da fare, e il bello e sorprendente è anche questo: il suggerimento è di trovare in una serata un momento di leggerezza, buona scusa per staccare telefoni e pensieri e godersi in gradevole compagnia un calice non banale nella sua ricercata semplicità.

Patrizia Pozzato

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