Degustazione

GIACOMO TACHIS: un uomo, i suoi vini, il “suo” vitigno.

Nella vita ognuno di noi ha un suo destino, sta poi a saperlo gestire e valorizzare al meglio, per quello che si ha avuto come capacità “naturali”. Quando si inizia in punta di piedi per poi avere un crescendo inarrestabile, significa che le capacità ci sono e che non si può parlare di semplice fortuna.

Giacomo Tachis si definiva un miscelatore di vini, poichè riteneva che ogni vitigno era complementare con un altro, al fine di ottenere un prodotto ottimale e non lasciare “vuoti”. Tanti vini creati, ma nella maggior parte dei casi un vitigno che è presente in quasi tutti, il Cabernet Sauvignon. Infatti basti pensare ai suoi vini più conosciuti, Tignanello, Sassicaia, San Leonardo, giusto per citarne tre, ma ce ne sono tanti altri, tutti importanti, creati per affrontare il tempo, accomunati dalla presenza del Cabernet Sauvignon, ma allo stesso tempo diversi e non solo per le percentuali del vitigno francese, ma per come in ognuno dei vini fatti da Tachis questo assume connotazioni diverse per molteplici motivi.

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Giacomo Tachis

Tutto questo è stato possibile interpretarlo e notarlo maggiormente grazie ad una degustazione fatta proprio per onorare Giacomo Tachis intitolata “Il vino italiano, ricordo Giacomo Tachis”. Con dodici vini degustati in poco più di due ore è stato possibile assaporare le varie sfaccettature, le diversità, la presenza del vitigno francese con connotazioni diverse ed allo stesso tempo avendo qualche piacevole sorpresa. Otto vini su dodici avevano la presenza del Cabernet Sauvignon e quelli che ne erano privi, avevano una particolarità, erano vini isolani, prodotti in Sardegna e Sicilia.

Probabilmente Carignano, Nero d’Avola e Pinot nero venivano identificati da Tachis come vitigni completi, o quasi. Il Carignano sicuramente (il Terre Brune di Santadi è Carignano in purezza), stessa cosa vale per il Pinot nero (L’eterno di Feudi del Pisciotto), in parte per il Nero d’Avola (Mille e una notte è al 90% Nero d’Avola e la parte restante sono altri vitigni).

Le regioni dove vengono ottenuti i vini sono Trentino, Toscana, Marche, Sicilia e Sardegna. Nelle prime tre regioni ha saputo esternare il Caberenet Sauvignon in tutte le sue sfaccettature, di predominanza, di accompagnamento, di completamento. A dire il vero anche in Sardegna Tachis ha dato vita ad un vino con una percentuale di Caberenet Sauvignon (il Barrua), ma tutto questo viene riportato nelle schede dei vini che sono stati degustati.

“Un vino è eccezionale, quando ci si siede in poltrona, si degusta, si chiudono gli occhi e si vede l’immenso”

Questa frase detta da Tachis, fornisce il concetto che un vino debba saper trasmettere emozioni uniche e che per certi versi possa far sognare ad occhi aperti. La cosa interessante stà nel fatto che nei vitigni quali Carignano del Sulcis, Nero d’Avola, Pinot nero, Tachis trovò una completezza tale da non utilizzare il Cabernet Sauvignon e che pertanto potevano dare quanto riportato nella sua frase. Il Nero d’Avola fu parte dei suoi studi di consulenza di quando fu incaricato per rivalorizzare la viticoltura e l’enologia sicula e sulla base del suo modus operandi fece il Mille e una notte (90% Nero d’Avola e 10% altri vitigni), dopodichè su studi effettuati sempre in Sicilia, ritenne idoneo il territorio etneo per la coltivazione del Pinot nero, anche se L’eterno (100% Pinot nero) è fatto su tutt’altra zona della Sicilia. Per gli altri vini degustati ognuno ha avuto un suo marchio di fabbrica, estrapolando mediante il vitigno preferito da Tachis il terroir delle regioni Trentino Alto Adige, Toscana, Marche, Sardegna e Sicilia, dando una cosa uguale a tutti, il poter affrontare il tempo senza alcun timore, come è giusto che sia per i grandi vini e per dare un qualcosa in più di francese oltre al Cabernet Sauvignon.

Ecco i vini che sono stati degustati:

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Sassicaia 2012 Tenuta – San Guido

Sassicaia 2012 – Tenuta San Guido

Un colore rosso rubino “acceso” e vivo. I profumi sono schietti e lineari con le classiche note di peperone, per poi passare alla noce moscata, pepe, liquirizia e vaniglia. Tannini che si fanno sentire, ma che accarezzano il palato. Progressione e persistenza sono buone. Bel passaggio in legno.

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L’eterno 2012  – Feudi del Pisciotto

L’eterno 2012  – Feudi del Pisciotto

Rosso scarico, con una lacrimazione lenta. Un bouquet che spazia dalla resina, alle fragoline di bosco, grafite e vaniglia, per avere poi chiodi di garofano e noce moscata. Tannini setosi e non aggressivi, non stancano, salinità da grande vino. Progressione eccezionale, bella la persistenza. Retronasale che fa sentire il legno, ma non in maniera invasiva.

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Terre brune 2012 – Santadi

Terre brune 2012 –  Santadi

Rosso rubino intenso, la lacrimazione è fitta. A naso è uno spettacolo, nota iodata, resina di pino, nota salmastra, mirto, macchia mediterranea, per arrivare alla nota balsamica. In bocca è potente, di personalità, di struttura, tannicità ed alcolicità la fanno da padroni in bocca. Dalla bocca non va via, ma senza stancare. Una retronasale fantastica.

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Tignanello 2011 – Antinori

Tignanello 2011  – Antinori

Il colore è un porpora intenso. Un effetto Marangoni che fa capire della potenza che avrà. Confettura, frutta surmatura, cappero, alloro pepe ed altre spezie. Buona freschezza ed alcolicità che vengono accompagnate dalla tannicità. In bocca è signorile. Persistenza buona. La retrolfattiva dà una sensazione che è indescrivibile.

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Barrua 2010 – Agricola Punica

Barrua 2010  – Agricola Punica

Rosso impenetrabile con unghia violacea. Lacrimazione fitta. Intrigante e complesso con note di pepe, resina, carrubo, caffè, nonchè nota iodata. I tannini si fanno sentire, ma vengono “contrastati” dalla freschezza. In bocca è elegante, lineare. Buona persistenza e progressione. Tramite retronasale si sente il passaggio in legno.

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Castello di Rampolla 1999 – Alceo

Castello di Rampolla 1999  – Alceo

Il colore è un rosso rubino carico. Humus e note caramellate con una potenza eccezionale ma elegante, cacaco e note erbacee. In bocca è una seta, accarezza il palato, lineare, un perfetto equilibrio di alcol, tannini ed acidità. Persistenza e progressione giuste ed equilibrate. Un assemblaggio fra legno e vino ben fatta.

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San Leonardo 1999 – Guerrieri Gonzaga

San Leonardo 1999 –  Guerrieri  Gonzaga

Rosso purpureo con unghia violacea. La lacrimazione è lenta, nonchè fitta. A naso è molto, molto complesso, fave di cacao, caffè, poi agitando il bicchiere viene fuori il peperone “arrostito”, per avere anche una nota “animale”. In bocca dà delle sensazioni uniche, un altro connubio di tannicità – alcolicità – acidità da “paura”. Elegante, lineare, ma continuo in bocca. Il legno tramite retronasale è impercettibile.

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Mille e una notte 1999 (magnum) – Donnafugata

Mille e una notte 1999 (magnum)  – Donnafugata

Nel calice ha un rosso rubino scarico, la lacrimazione è lenta e fitta. Frutta, confettura, pepe, rosa appassita, tutti chiaramente identificabili singolarmente, per poi fondersi. In bocca è potente e di personalità, caldo per l’alcolicità e fresco per l’acidità, con tannini che non fanno da semplici spettatori. Buona persistenza e progressione non da meno. La retrolfattiva dà una conferma che legno e vino si sono amalgamati gli uni con gli altri.

 

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Campora 1998 – Falchini

Campora 1998  – Falchini

Rosso rubino, una lacrimazione lentissima fa capire la struttura che ha. Note vegetali (peperone), tufo di caffè e pepe. Tannini vibranti che si fanno sentire, ma allo stesso tempo si “fondono” con la freschezza di questo bland. Persistenza e progressione buone. Con la retronasale si ha conferma del passaggio in barrique.

 

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Saffredi 1993 – Le Pupille

Saffredi 1993 –  Le Pupille

Rosso rubino acceso. La liquirizia si fa sentire subito, per poi fare spazio a note mentolate, di eucalipto e note di marasca, nonchè di vaniglia. L’acidità ha la prevalenza sulle altre componenti (tannini ed alcol), in compenso si sente un pò di sapidità. Buona persistenza. Bella la retrolfattiva che fa sentire il passaggio in botte, ma lieve.

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Turriga 1995 – Argiolas

Turriga 1995 – Argiolas

Il suo colore è un rosso intenso. Macchia mediterranea, confettura, ginepro, mirto, viola appassita, questo è il suo corredo aromatico. Ingresso in bocca sontuoso, di personalità ma non invadente, lineare. Bella freschezza, con una progressione che si fa largo in bocca. Fa legno e con la retronasale si percepisce.

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Pelago 1995 (Jéroboam) – Umani Ronchi

Pelago 1995 (Jéroboam)  – Umani Ronchi

Rosso rubino intenso, lacrimazione densa e lenta. Nota di peperone e di frutta matura, liquirizia e carrubo, nonchè goudron e gomma arabica. In bocca non si beve, si mastica! Una struttura ed un equilibrio unici. Sapidità, tannicità, alcolicità ed acidità che sono un connubio fantastico. La persistenza è notevole, la progressione è eccellente. Il passaggio in legno si sente tramite la retronasale.

Fabio Cristaldi

1 Comment

1 Comment

  1. Pasquale Bentivegna

    settembre 12, 2016 at 8:06 am

    Complimenti,la tua penna e’ quasi come una degustazione perché’ fa rivivere le emozioni e le esperienze sensoriali dei vini del grande Giacomo Tachis.Pasquale

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