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DIRUPI : vini di Valtellina

Quando parliamo  della Valtellina il fascino delle vette spesso mette in secondo piano tutto ciò che le circonda, comprese quelle piante che da sempre si arrampicano  sulle pendici delle montagne,  questi luoghi che racchiudono in se un mondo che ci allontana dal consueto modo di vivere, evidenziano anche una  viticoltura diverso da quella che normalmente conosciamo, sia per clima, sia per l’ubicazione delle vigne , sia per la loro lavorazione.

vigneti che si arrampicano lungo le pendici

Così i vigneti che si arrampicano lungo le pendici  con un andamento inclinato e verticale,  adagiati su terrazze, anchesse inclinate,  ci mostrano come l’uomo ha saputo strappare alla montagna la terra per coltivare questo frutto. E proprio qui dove i muri di contenimento ancora in pietra  grezza, come le vecchie usanze prevedevano, si ergono ad un altezza tra 300 e 600 metri sopra il livello del mare,  una distesa di piccoli appezzamenti  si uniscono insieme per formarne uno più grande, come le sfaccettature di una pietra preziosa dalla cui unione  nasce un diamante.

le vigne che guardano la valle

Su queste terre  si coltiva, con grande difficoltà, un nobile vitigno, il nebbiolo.  Esse sono suddivise in 3 territori rappresentativi :  Sassella , dall’ononima collina che la compone,  Grumello dal castello in essa ubicato e  Inferno, che secondo la tradizione, deve il nome a temperature più elevate rispetto alle altre zone.

La viticoltura della Valtellina è detta di montagna, definita dai più eroica e mai  tale definizione appare in questo caso appropriata. Rispetto a vigne che avevo visitato in Valle d’Aosta poste anchesse su terrazzamenti orizzontali, qui  l’uomo è messo  a dura prova durante tutte le  fasi della lavorazione della vigna, perché le terrazze non essendo perpendicolari alla montagna ,  accompagnandola lungo le pendici come ad voler interrompere un unica  pendenza, hanno come unico scopo di renderle più accessibili a chi le lavora e le vigne sembrano seguire ubbidienti tale pendenza per l’intera larghezza della terrazza.

vigne con viti di età diversa

Nei vigneti si alternano viti di età diverse, cosi ceppi centenari fanno bella mostra di se accanto a viti giovani e di media età. Si è soliti non piantare un impianto tutto insieme, tranne quando i terreni sono completamente incolti, ma  sostituire solo le viti improduttive, permettendo alla vigna di mantenere un età media  costante nel tempo e di dare all’attento osservatore un immagine che non si aspetta.

Tutto quello che ho descritto fino ad ora  lo possiamo ritrovare nell’azienda che ho visitato ultimamente “DIRUPI”, essa ne è un esempio evidente, nata nel 2001 grazie a due giovani di grande coraggio e aspettative, Davide e Pierpaolo, che si sono spinti in questa avventura senza possedere alcun terreno in partenza. Spinti da un grande coraggio hanno convinto, illustrando il loro sogno, i proprietari di queste meravigliose vigne a darle loro in affitto per realizzare la loro idea, così oggi, supportati da un duro lavoro, gestiscono ben 5 ettari di vigneti in 3 zone diverse della montagna, accanto ad aziende ben più blasonate, ma senza dover invidiare alcunché.

Hanno da sempre creduto che questo territorio, così difficile, permettesse di realizzare vini di grande eleganza e bevibilità e che allo stesso tempo mantenessero tutte le caratteristiche che rappresentano la Valtellina.

Tutto ciò è stato possibile mediante un iniziale studio dei vigneti e del vino che ne scaturiva,  scoprirono che il microclima che avvolge questi luoghi, dove i terreni sono poveri di sostanze, è influenzato molto più dall’altitudine che dalla longitudine, cosi, a parità di zone, i vigneti posti più a valle intorno ai 300m danno vita a vini più semplici e fruttati rispetto a quelli posti più a monte a 500m ad appena 200m di dislivello, che risultano più complessi e strutturati. Così “i vigneti di zone diverse, ma con altitudini uguali, appaiono molto più simili tra loro di quelli posti nelle medesime zone ma con altitudini diverse”.

l’età media di un vigneto legata all’età dei singoli ceppi

All’interno di questo contesto è l’età media della vigna a fare la differenza, permettendo all’interno di una zona di individuare singoli cru viticoli, ed è proprio questa biodiversità legata alle singole viti a spingere il vignaiolo a dare a ciascuna  la giusta cura.

Una biodiversità legata  più che all’ubicazione che all’altitudine e che porta a un numero di microvinificazioni consistente, ciò permette ai due proprietari di creare un  vino che corrisponde alle loro idee senza alcun intervento in vigna ma solo grazie ad un attento lavoro di assemblaggio in cantina.

la cantina storica

Parliamo della cantina che si trova a Ponte in Valtellina, all’interno di un palazzo storico di proprietà del comune. Risalente al 1568 preserva splendidi portali in marmo martellato, volte in sasso, affascinanti corridoi e salinate in pietra. E’ suddivisa in tre aree ben distinte: quella che fu la stalla è dedita alla vinificazione; la cantina storica -situata sottoterra- dove i vini si affinano in botti e barrique e il seminterrato utilizzato per l’affinamento delle bottiglie.

Visitarla è un muoversi tra le botti e barrique che permettono questo prezioso vino di maturare, gli assaggi, vengono fatti rigorosamente dalle botti, affinché neanche una goccia venga sprecata di questo nettare, così mettondo alla prova la nostra immaginazione, in quanto ci stimola a cercare di  intuire il futuro di questi vini che personalmente vedo ” roseo”

Dei vini assaggiati voglio parlare di quello più rappresentativo

Il Valtellina superiore riserva DOCG 2010 – nebbiolo – DIRUPI –

Appare di un rosso rubino tendente al granato, al naso esprime profumi di grande ampiezza ed eleganza, note leggermente fruttate di fragola e ciliegia anticipano  sentori di viola passita e di spezie. In bocca è secco, caldo e di grandissima armonia. Eleganza e profondità sono le sue doti migliori, chiude un finale leggermente amarognolo e con una grande persistenza.

Daniele Moroni

 

 

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