Reportage

Diario minimo per una bolla massima: un viaggio in Champagne da Louis Roederer ovvero nel regno del “Cristal”

Prologo

Accostarsi a quella che è ormai una leggenda dello Champagne, vale a dire la Maison Louis Roederer, non è semplice.

Direi invece piuttosto coinvolgente, con sentimenti misti di emozione ed eccitazione al cospetto di un’impresa nata alla fine del Settecento e arrivata a noi attraverso le molteplici vicissitudini  e successi di ben 7 generazioni della famiglia Roederer.

C’è di mezzo la storia, certo, ma anche un’inesauribile passione per questi territori e questi vitigni (Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier) che hanno creato prima il mito e poi la magnifica realtà dello Champagne.

Noi abbiamo avuto l’opportunità, grazie alla cortesia e alle attenzioni organizzative di Sagna Distribuzione (*) nella persona del suo Presidente, Massimo Sagna, di visitare per due giorni cantina e vigneti, e di degustare insieme ai responsabili della Maison prodotti a dir poco eccellenti.

(*) importatore e distributore  per l’Italia di Roederer

Cercheremo di raccontarvi tutto questo con parole e immagini tentando di trasferirvi le sensazioni che questi luoghi e queste persone ci hanno trasmesso.

Per farlo proveremo a dimenticare, ogni volta che sara’ possibile, tutte le pur utili ed essenziali notazioni tecniche in favore di quei momenti di assaggio e condivisione che il vino regala con generosità quando si offre nella sua veste più pura e rappresentativa del frutto di una terra decisamente unica.

E quindi lasciamoci trasportare in questo percorso emozionale che ci fa fluttuare come le deliziose bollicine di bottiglie ciascuna a suo modo, e per qualche giustificato motivo,  indimenticabile.

Buon viaggio!

Primo tempo: il viaggio e l’accoglienza

Siamo un piccolo gruppo di operatori del settore che arrivano a Parigi Charles de Gaulle intorno alle 13 un po’ da tutta Italia.

Ci ritroviamo all’uscita dove ci aspetta Massimo Sagna per accompagnarci a una navetta che ci porterà a Reims, destinazione cantine Maison Louis Roederer.  Appena prendiamo posto la prima sorpresa:

Massimo Sagna

Massimo Sagna

Massimo Sagna estrae da un piccolo frigo una bottiglia di Brut Premier, insieme al Cristal vino bandiera della Maison, unico Blend dei tre vitigni (Pinot Nero, Chardonnay, Pinot Meunier) per un brindisi di benvenuto decisamente gradito quanto inatteso.

Louis Roederer Accueil

Louis Roederer Accueil

E così ci si avvia verso Reims con le prime notizie sul programma che ci attende e la campagna ondulata del Nord-Est della Francia che ci scorre intorno, con i vigneti ancora lontani ma ne approfittiamo per conoscerci tutti, operatori e appassionati del settore, principalmente  ristorazione,  distribuzione e stampa. Finisce il Brut Premier tra  effluvi di agrumi e spezie ed ecco apparire un mini cestino da viaggio per un rapido lunch che verrà accompagnato da una seconda bottiglia, benvenuta quanto la prima se non di più. Il tempo di vuotare i calici, progettati appositamente dallo chef de Cave J.- B. Lécaillon, e siamo finalmente in vista di Reims.

Reims

Reims

Secondo tempo: cantina e degustazioni

Arriviamo in cantina dove siamo accolti da Maria Garcia Gragera, responsabile visite e accoglienza, che ci raduna in una hall al cui centro campeggia la statua dello zar Alessandro II e con calma e precisione comincia a raccontare la storia della Maison.

la statua dello zar Alessandro II

la statua dello zar Alessandro II

In breve: fondata nel 1776 con obiettivi prevalentemente commerciali, nel 1833 prende la guida dell’azienda Louis Roederer, nipote del titolare, che introduce una novità importante,  con grande lungimiranza: invece di limitarsi a comprare l’uva che costava peraltro molto poco rispetto ai cereali, decide di comprare i terreni per impiantare “vigneti”. E questa scelta si rivelerà vincente negli anni a venire fino ai giorni nostri che vedono la proprietà annoverare ben 240 ettari di vigneti nelle zone più pregiate dei Premier Crus e Grand Crus della Champagne.

Nel 1876 viene pensato e realizzato su richiesta dello zar Alessandro II il Cristal, una prestigiosa cuvée presentata in una bottiglia di cristallo dal fondo piatto per due motivi:

  • perché lo zar per tutelare la sua sicurezza voleva assolutamente essere certo di vedere il contenuto della bottiglia e il cristallo è il materiale in assoluto più trasparente
  • il fondo piatto serviva a impedire che la cavità che normalmente c’è nel fondo delle bottiglie di Champagne potesse essere utilizzata per nascondervi un qualche tipo di esplosivo.

 

E questa è la storia della bottiglia di cristallo che da allora è rimasta con la stessa forma sino ad oggi.

Nel 1920 invece il  nuovo titolare Leon Olry comincia a progettare e a pensare la struttura del Brut Premier che è l’unico degli Champagne prodotti dalla Maison che nel blend contiene anche il Pinot Meunier e che soprattutto ai giorni nostri è quello che attinge più spesso ai vini di Riserva di cui accenneremo in seguito.

Dopodiché succedono due cose molto importanti:

la rivoluzione d’ottobre in Russia e il proibizionismo con conseguente depressione negli Stati Uniti.

Questi due paesi erano i più importanti clienti e assorbivano quasi tutta la produzione della Maison e quindi, insieme alle devastazioni dei vigneti portate dalla grande guerra, ci fu  una grande crisi  affrontata e poi risolta alla grande dalla signora Camille, moglie di Leon, che nel 1933 prende le redini dell’azienda e piano piano la risolleva da tutti i problemi che erano insorti negli anni precedenti, sino agli anni Settanta quando il di lei nipote Jean-Claude Rouzaud, enologo e ingegnere, assume la guida  dell’azienda che prende la forma che più o meno oggi conosciamo.

magnifica cartina che illustra le proprietà dei Vigneti della Maison 

La cartina che illustra le proprietà dei Vigneti della Maison

A questo punto iniziamo la visita della cantina con una piccola sosta davanti a una magnifica cartina che illustra le proprietà dei vigneti della Maison  presso le montagne di Reims (tutti i vigneti del Pinot Noir), a sud della Marna i vigneti del Pinot Meunier e nella Còte de Blancs tutti i vigneti dello Chardonnay.

In  prossimità di questi vigneti ci sono tre pressoir nelle località più importanti della zona in cui vengono immediatamente spremute le uve dopo la vendemmia per evitare che insorga una fermentazione spontanea.

 vasi vinari

Ci trasferiamo nel piano immediatamente sottostante dove vediamo  moltissimi vasi vinari, di cui alcuni di legno di rovere francese introdotti recentemente, con tutti gli altri in acciaio, per un totale di circa 450  in cui viene conservato il prodotto di ben 420 parcelle di vinificazione. Questo per capire con quanta cura vengano selezionate e assemblate le uve prodotte dai diversi vigneti.

Si scende ancora per circa 7 metri e troviamo i locali in cui viene realizzata l’etichettatura con l’imbottigliamento e in cui sono riposte le bottiglie pronte per la sboccatura.

Allo stesso livello c’è un magnifico locale con tutte le botti (ben 150) che conservano i vini di Riserva, che risalgono indietro fino a 10 anni e che prevalentemente vengono usati come già detto per il Brut Premier.

Si scende ancora per altri 7 metri  a ben 14 metri di profondità, e, quasi al buio, percorriamo un magnifico tunnel dove nelle pupitres sono riposte ben 9420 bottiglie di Cristal in remuage, con tutte le lavagnette che indicano la rotazione giornaliera di un quarto e di un ottavo, e così via che viene esclusivamente fatta a mano.

C’è anche una speciale pupitre  più grande per le Jeroboam, ognuna identificata da una specifica carta d’identità. Quindi potete capire quanta cura venga dedicata alla produzione di questo Champagne che è  stato storicamente considerato per re e imperatori.

  1. Degustazione in cantina

Massimo Sagna e Maria Garcia Gragera

Ed eccoci finalmente nella sala degustazione della cantina: qui dove si respira tutta la storia della Maison con attestati, ricordi, bottiglie e documenti di ogni genere, assaggiamo 4 bottiglie esemplari:

Blanc de Blancs 2010 12° (Chardonnay)

Considerato vino di famiglia perché così voluto da Camille, presenta toni floreali e fruttati in cui, insieme a pesca e pera, un agrume leggero precede note di frutta secca, nocciola e nespola che portano con grazia a un finale lungo, sapido, minerale e fresco di bollicine finissime. La pressione viene contenuta a 4 atmosfere per limitarne l’esuberante freschezza e acidità : un sorso veramente setoso!

Brut Premier 12° (Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier)

Impatto di erba cedrina e agrume potente con note di fiori gialli e erbe officinali venate dalle speziature dolci conferite dal Pinot Meunier.

Un bel finale pieno e avvolgente con sentori di mandorla, noce e persino fico secco accarezza il palato.

Bolla delicata, struttura, persistenza per uno Champagne che trova specificità e forza nei vini di Riserva che non vengono lesinati per mantenerne nel tempo carattere e riconoscibilità.

Rosé Vintage 2012 12° (Pinot Noir e Chardonnay)

Salta agli occhi un colore oro antico per questo vino realizzato con salasso di bucce di uva nera (cinque giorni di macerazione pellicolare a freddo).

Fiori rossi, lampone, fragola, ciliegia durona e buccia di pesca insieme a bacche rosse e profumi di macchia precedono ricordi di crema con fragoline di bosco.

Bollicine infinite, vellutate e un raro equilibrio in cui la freschezza e la bevibilità la fanno da padrone.

Vintage 2012 12° (Pinot Noir e Chardonnay)

Profumi floreali di lavanda e fiori di pesca per un impatto potente e avvolgente in cui predominano mineralità e succosità venate da sentori di scorza di agrumi.

Grande equilibrio in cui acidità e sapidità accompagnano note di frutta secca e prugna matura.

Bolla potente ma non invadente, accattivante, per una fantastica persistenza che rimanda al sorso iniziale con la voglia di ricominciare.

Degustazione e cena

Ospiti della Maison a cena, siamo ricevuti all’hotel Particulier, dimora privata dei Roederer, da Frederic Heidsieck, Direttore Export, che ci accoglie con grande cortesia e interesse.

E subito ci propone un brindisi con il Brut Nature 2009, frutto della collaborazione tra Roederer e Philippe Starck.

È  un aperitivo “scoppiettante” di freschezza e mineralità unite a toni agrumati, di nocciola e frutta gialla. Blend di Pinot nero Pinot Meunier e Chardonnay, questo Champagne ha quasi il potere di autorigenerarsi nel palato.

 

Brut Nature 2009

Brut Nature 2009

Dopo l’aperitivo, proseguito in giardino, sediamo a tavola per una cena perfetta nella sua essenzialità “marina” (crostacei e rombo della Bretagna) e qui degustiamo in abbinamento alcune bottiglie di rara eccellenza. Eccole :

Cristal 2008

Una carezza infinita fatta di crema morbida, piena, saturante, accompagnata da bolle piene di grazia e di persistenza infinita: crosta di pane appena sfornato, frutta gialla, agrume candito, erbette di campo per un equilibrio e per una piacevolezza senza pari. Grande struttura e splendida acidità.

Cristal 2002

Potente, quasi imponente nella sua magnifica acidità che sfiora l’aggressività ma con gentilezza (e son passati tanti anni…), fiori bianchi, frutta appena matura, lunghezza infinita, freschezza e grande eleganza fatta di buccia di cedro candito e frutta secca in cui si distinguono nocciola tostata e fichi infornati: un invito perenne a riempire di nuovo il calice.

Brut Rosè 1995

Si tratta di una bottiglia privata della famiglia, non in vendita, che al naso è letteralmente inebriante: mela cotogna, rabarbaro,  tamarindo e fiori rossi.

Cremoso, ricco, potente ed elegante con un vezzoso accenno di ossidazione e una bella acidità nonostante i 23 anni trascorsi. Massimo equilibrio per una beva che lascia intravedere spezie, incenso,  Oriente e Tramonti ….

Chateau de Pez 2008  – Magnum

Bottiglia frutto di terreni acquisiti in Bordeaux, si presenta con toni vegetali ma anche di frutta rossa matura.

Minerale, grafite, macchia mediterranea, prugna e susina;  tannini perfetti accompagnati da grande equilibrio e acidità. Succoso e agrumato di arancia sanguinella, regala anche note di mirtillo, more e spezie con finale gradevolmente pungente di pepe nero.

Porto Vintage 1983 – Ramos Pinto

Il primo aggettivo che mi è venuto in mente è stato: imbarazzante, per la grande complessità! Da altri possedimenti in Portogallo di Ramos Pinto, questo Porto già al naso declina tante promesse e le mantiene tutte: crema,  ciliegia, amarena , spezia, china, chiodo di garofano persino zabaione  per una chiusura che lascia piacevoli tracce di liquirizia

 Terzo tempo: il vigneto e la torchiatura

Vigneto " la goutte d'or"

Vigneto” la goutte d’or”

E infine andiamo a visitare i vigneti,  anzi “il” Vigneto per antonomasia, quello che dà origine a buona parte dei grappoli di Pinot Noir che, insieme a quelli di Chardonnay, daranno vita al Cristal.

Siamo a circa 40 minuti a sud di Reims, nel vigneto denominato “la goutte d’or” (la goccia d’oro), con viti di 25 anni di età, interamente lavorato a mano con l’ausilio dei cavalli salvo attività minori in cui interviene un trattore speciale.

Qui il gesso del terreno è quello giallo, duro,  più raro e utile per la migliore crescita delle radici che devono faticare non poco per attraversare i due strati di argilla e gesso e arrivare al nutrimento molto in profondità.

In questo modo conferiscono alla pianta e al grappolo quella particolare mineralità che caratterizza il prodotto finale.

Piante basse che producono piccoli grappoli,  massimo 5 per pianta,  con acini piccoli e un peso che sfiora appena il chilogrammo.

Qui la selezione è spasmodica: sui 12000 kg per ettaro consentiti dal disciplinare, la Maison ne fa raccogliere appena un terzo e solo da personale specializzato locale. Il raccolto viene poi subito convogliato verso il pressoir di Aÿ, uno dei tre luoghi di torchiatura di Roederer per l’immediata spremitura delle uve e la distribuzione (con appositi tubi ) del mosto nei vasi vinari che verranno poi immediatamente destinati alla cantina di Reims per le successive lavorazioni.

Sempre qui, nell’edificio adiacente al pressoir, finisce il nostro viaggio con un aperitivo insieme ai responsabili della Maison (Frédéric Heidsieck, Direttore Export e Maria Garcia Gragera, Responsabile Visite e Accoglienza)  a base di ulteriori assaggi di Blanc de Blancs 2010 e Vintage 2012 in Magnum oltre che di una bottiglia di Chateau de Pez del 2001 veramente outstanding:  come direbbero da queste parti, Chapeau!

 

Epilogo

Le parole e le immagini probabilmente non sono state sufficienti a rendere appieno l’intensità dei momenti vissuti a contatto diretto con la realtà imprenditoriale e organizzativa della Maison Louis Roederer.

L’emozione che cattura e coinvolge quando si scende nella cantina e si percorrono i tunnel appena illuminati e pieni letteralmente di botti e bottiglie che poi viaggeranno in tutto il mondo,  lo stupore di toccare con mano la cura e la meticolosità con cui sono allevati e coltivati i vigneti nonché tutte le procedure che, dalla vendemmia alla bottiglia, coinvolgono una moltitudine di persone e professionalità diverse e qualificate.

Tuttavia è importante tenere traccia di tutto questo perché possa servire in futuro non solo a ricordare questi momenti ma a invitare chi lo vorrà e chi potrà a visitare questa maison storica, magnifica e ospitale.

Da sx Carlo Bertilaccio e Frédéric Heidsieck

Note Tecniche:

Produzione annuale di L. Roederer : oltre 3.000.000 di bottiglie

I vini non svolgono fermentazione malolattica

Dosaggio medio: 8g/l

Permanenza sui lieviti:

Cristal e Cristal Rosé (Pinot Nero 60% – Chardonnay 40%):  almeno 6 anni

Blanc de Blancs 2010 (Chardonnay 100%): 5 anni

Brut Premier (Pinot Nero 40% – Chardonnay 40%- Pinot Meunier 20%): 3 anni

Vintage e Vintage Rosé 2012 (Pinot Nero 70% – Chardonnay 30%): 4 anni

 

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