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Champagne & finger food: al Gattopardo la “notte pizza” del Ruinart Rosé  

Il lancio italiano della nuova edizione nel tempio della movida milanese
abbinato a una sfida tra star del topping: vince Lombardi(Dry) su Ciro Oliva e Renato Bosco
 CIRO OLIVA, RENATO BOSCO, SIMONE LOMBARDI
C’è qualcosa di più squisitamente francese dello Champagne? Forse no. E pochissime cose sanno più di Italia (con buona pace dei neo-trumpisti della gastronomia che la vorrebbero americanizzare) di Nostra Santa Pizza. Se dunque monsieur Macron e chi dei nostri aspiranti tycoon sopravviverà all’ordalia del 4 marzo (se qualcuno sopravviverà… dovessi giocare un euro oggi, lo giocherei su un frustrante e rischioso 0-0-0) volessero gettare le basi per un’alleanza transalpina vera ed efficace, potrebbero con profitto prendere esempio dal modello scelto per il lancio italiano e milanese del nuovo Ruinart Rosé, tappa di un’astuta tournée mondiale di incontro con i finger food più indentitari dei vari Paesi-clienti, a caccia di un pubblico sempre più largo e pop. Ecco quindi il Ruinart, Champagne di prima classe e vestito a festa, lanciarsi, nel contesto di uno dei posti eponimi del “by night” milanese – il Gattopardo – in un abbraccio affettuoso quanto gourmand con una sorta di antologia geo-politica del meglio della nuova pizza italica. A far da corona alla bolla due volte rosa (introdotta e presentata da una baby di lusso, l’enologa ventisettenne di chez Ruinart Caroline Fiot) ecco infatti, insieme al fantastico pastry chef Gianluca Fusto,  Renato Bosco, cioè un veneto, anzi meglio uno del Veronese, area culla (oltre a lui è di là anche Padoan) del nuovo corso gourmet della pizzeria nazionale; poi un pizz-autore milanese, Stefano Lombardi, il driver di Dry, posto trendy di via Solferino che sposa, oltre a vino e birre, cocktail e pizza golosa (e dove il sottoscritto si gode ormai da varie edizioni la conviviale di benvenuto per la giuria multinazionale del Biwa, il contest vinoso ideato da Luca Gardini che nomina ogni anno i 50 top wines italiani); e infine, immancabile, un pizzaiolo 24 carati targato Napoli: Ciro Oliva, che tiene bottega nel rione Sanità, dichiara in insegna di fare pizze tradizionali e poi anche innovative, ha una sala che se non vi piace il presepe – ricordate Eduardo? – e in particolare quello napoletano meglio che non ci andiate, perché è uno dei pezzi forti dell’arredo, ed è stato un vero enfant prodige, visto che a nemmeno 25 anni era già stato decorato come top pizzaiolo nazionale dalla apposita e dedicata Guida del Gambero Rosso.

Ma la vera sorpresa (oltre alla tonica acrobata sospesa a mezz’aria sopra le teste dei presenti a sciorinare figure e volteggi aerei sotto la volta cuspidale del Gattopardo) è stata quella di lasciare in libero assaggio e consumo il Rosé dopo la breve introduzione fatta dalla Fiot, e di impegnare invece i tre masters dell’impasto e del lievito in un amichevole ma serissimo contest, con due pizze in gara per ciascuno, ispirate alle due “key words” della serata (scelte ovviamente perché ‘tagliate’ sull’immagine del vino) e cioè “audace” ed “esotico”, con gli astanti chiamati a votare una e una sola pizza (e premiare il suo autore) come abbinamento top della serata. Per dare un’idea del mood gastronomico potrà forse bastare un’occhiata al menu (vedi foto) e la descrizione della prima pizza, l‘“esotica” messa in pista da Renato Bosco: una doppia lievitazione con topping a base di ostrica in crosta d’erbe e basmati, cocco disidratato, e l’acqua del medesimo cocco rigenerato sposata alla rapa rossa per dare un tocco di rosé in evocativa nuance con il protagonista primario della festa…
Che è finita come? Intanto con la constatazione che questa edizione del Rosé di casa Ruinart è un po’ diversa (e al primo approccio un pizzico meno incisiva) tanto dalle immediatamente precedenti che, forse, rispetto alle attese: più rotonda, morbida, accomodante e accogliente, verrebbe da dire un filo “asiatica”, considerati i gusti prevalenti di quel pezzo di mondo e di mercato, e un po’ divaricata invece rispetto alla tendenza ultima del consumatore nostrano più evoluto che spinge (almeno nelle dichiarazioni d’intenti) per verticalità, affilatezza e “unghietta” più pronunciate. Quanto alla gara, invece, ha vinto il “master of pizza” che giocava in casa, Simone Lombardi, con una (dichiarata) “esotica” resa tale dall’apporto di ananas al forno e coriandolo, ma poi anche mediterraneamente “audace” in virtù del carattere conferitole dal suo ingrediente fondamentale: la ventricina. Lombardi ha bruciato sul filo di lana (o a preferenza sulla bocca del forno) Ciro Oliva e la sua “O’rrau” (la mia preferita forse, a prescindere dall’abbinamento) dove tra ricotta di bufala, passata di pomodoro, origano, carne di manzo e di maiale, polpetta, sugna, piedino e cotenna di porco e basilico davvero non mancava nulla del “sancta” partenopeo per antonomasia del pranzo della domenica e della festa.
MIGLIORE ABBINAMENTO SCELTO PER IL PIZZA CONTEST: VENTRICINA BY SIMONE LOMBARDI & RUINART ROSÉ
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