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“Buono… non lo conoscevo!” l’evento di Go Wine dove si possono scoprire alcuni vitigni autoctoni

A Roma presso l’Hotel Savoy  si è svolto l’evento organizzato da Go Wine “Buono… non lo conoscevo!”, un appuntamento dedicato alla scoperta dei vini autoctoni italiani.

La riscoperta dei vini (e vitigni) autoctoni italiani è in corso da qualche anno e negli ultimi tempi sta avvenendo più o meno parallelamente alla nuova ed attuale tendenza alla ricerca dei vini “leggeri”. Questa, a nostro avviso, è “l’onda lunga” di un fenomeno di reazione a quello che è stato il trend iniziato in Italia negli anni 80-90, ovvero la scoperta dei vini potenti con colore intenso, grande estratto e alcol, stile “importato” dalla Francia, con i suoi vitigni internazionali e la sua cultura dell’utilizzo della barrique (in molti casi malamente copiata in Italia). Vitigni come Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot in particolare davano origine a vini dagli aromi e dai sentori fino allora quasi del tutto sconosciuti in Italia, e avevano indotto molti viticoltori all’espianto di uve autoctone per sostituirle con i suddetti vitigni e seguire l’onda commerciale ispirata ai vini francesi .

Negli ultimi 5-10 anni c’è stata in Italia la cosiddetta riscossa dei vini “leggeri” (dove si tende ad ottenere una struttura – livello estrattivo e alcolico dei vini – fedele alla natura del vitigno e comunque non potenziata dall’uso del legno e/o da altre tecniche di cantina), molti dei quali ispirati proprio ai vitigni autoctoni, i quali colmano anche l’esigenza di molta parte dei wine lovers alla ricerca una diversità di profumi ed aromi altrimenti omologati nella maggior parte dei vini ottenuti dai vitigni cosiddetti “internazionali”.

Ciononostante non è facile trovare sulla “piazza” eventi dedicati ai vini/vitigni autoctoni, specialmente quelli più rari e sconosciuti, e di questo va dato merito a Go Wine, che nell’ambito delle varie associazioni, guide e soggetti del mondo del vino è sicuramente una delle più votate alla ricerca ed all’approfondimento del panorama vitivinicolo italiano.

 

 

Di seguito una selezione dei vini presenti alla manifestazione e che più ci hanno colpito per tipicità e piacevolezza.

 

Erbaluce di Caluso  Docg “Misobolo” 2017 –  Cantina Cieck (Erbaluce 100%). Proveniente dall’omonimo vigneto sito in San Giorgio Canavese, viene affinato in solo acciaio. All’olfatto mostra subito grande pulizia, fruttato, minerale e balsamico; fresco e salato in bocca con bei ritorni di frutta bianca  (pera e leggero agrume); un vino raffinato ed elegante, che ha come punto di forza una mineralità purissima.

 

Frascati Superiore DOCG “Racemo” 2017 – L’Olivella (Malvasia Puntinata del Lazio 50%, Malvasia di Candia 20%, Bellone 20%, Grechetto 10%). Affinato in acciaio e vetro. Sentori fruttati (agrume e frutta bianca) e di fiori bianchi; al gusto è sapido, minerale ed equilibrato, con note dolci di frutta bianca e gialla (pera e albicocca), leggera astringenza, di buona intensità e persistenza. Un vino interessante.

 

 

Malvasia DOC  2016 – Tenuta Stella (Malvasia 100%). Affinato in acciaio e tonneaux. Fresco al naso con profumi agrumati (pompelmo e bergamotto), di frutta secca e un contorno floreale di fiori di campo; molta acidità e mineralità in bocca, salato, molto persistente. Un sorso complesso che soddisfa il palato.

 

 

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC “Ergo” 2017 Mirizzi (100% Verdicchio ). Il vino matura in parte in anfora. Dall’olfatto fruttato (frutta tropicale, agrume e frutta secca), il vino ha una struttura importante: ricchezza estrattiva ed alcol (15%), “addomesticati” da acidità e sapidità che riempiono il palato e rendono il sorso ricco ma anche fresco, con un fondo leggermente dolce e seducente.

Vermentino di Gallura DOCG “Miradas” 2017 –  Cantina Murales (100% Vermentino). Affinato in acciaio.  Agrumato, frutta gialla e frutta tropicale al naso, decise note minerali; struttura, morbidezza e sapidità iodata al palato. Elegante, di grande equilibrio e bevibilità.

 

 

 

Cesanese del Piglio DOCG Riserva 2012 – Vigneti Massimi Berucci (Cesanese d’Affile 100%). Affinato in botte grande. Frutta nera al naso (prugna matura e gelso), chiodi di garofano, con note erbacee (fieno). In bocca attacco morbido e succoso, frutta rossa dolce leggermente surmatura (ciliegia e prugna), liquirizia, con un finale pepato, tannini fini e saporiti; un sorso scorrevole e avvolgente, ricco di sapori e sfumature.

BVL “Memorie di Vite” 2017 – Quartomoro (bovale 100%). Affinato sei mesi in acciaio e barrique usate di quarto passaggio. Sentori piacevoli e delicati di frutti rossi (prugna)e spezie. Al palato evidenzia una beva molto piacevole e scorrevole di frutta rossa macerata; i tannini sono levigati ed in equilibrio con l’alcol e l’acidità, chiude con finale fresco e pepato. Un vino dagli aromi vari e accattivanti che invita alla bevuta.

 

Monferrato Rosso  DOC  “Uceline”2012 –  Cascina Castlèt (100% Uvalino). Vendemmia tardiva con appassimento di circa 45 gg, viene invecchiato per 12/18 mesi in tonneaux. Un vitigno praticamente sconosciuto dà origine ad un vino complesso. Profumi raffinati di frutti rossi (ciliegia, lampone e ribes rosso); ricco ed avvolgente al gusto, con una vena acida ed una leggera astringenza tannica che bilanciano il fondo dolce di frutta matura: ne scaturisce una beva dinamica e progressiva.

 

Riviera Ligure di Ponente Pigato 2017 – Enrico Dario. Versione molto interessante del tradizionale vitigno dei territori ad ovest di Genova, strettamente imparentato con il Vermentino. L’azienda crede molto nella versatilità del Pigato, tanto da declinarlo secco, passito e anche in versione metodo classico. Questo esemplare ha note olfattive di macchia mediterranea e quasi affumicate, una beva sapida e incisiva e un bel finale agrumato.

Furore Bianco Fiorduva 2016 – Marisa Cuomo. Un vero fuoriclasse tra i bianchi del sud (e dell’intera Penisola) in una versione particolarmente riuscita. Nasce da muretti a secco a strapiombo sul mare lungo la costiera sorrentina, da vecchie piante di ripoli, fenile e ginestra. Naso elegante, raffinatissimo, salvia, pesca gialla, limoni, frutta esotica. Il sorso è ricco e molto ben contrastato tra toni morbidi e salinità, la persistenza è lunghissima. Fermentato e affinato in barrique, ma ha quasi del tutto eliminato gli eccessi “vanigliati” di qualche anno fa.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Lucibello 2015Benforte Valori. Dal vocatissimo terroir di San Paolo di Jesi arriva questa riserva davvero convincente, ottenuta tra l’altro in un’annata calda che a nostro parere di solito non favorisce il verdicchio. Profuma di fiori gialli, albicocca, frutta secca, in bocca è molto ricco di frutta matura, la chiusura ammandorlata rimanda alla tipicità più classica.

 

Lazio Bianco Igt Bellone Anthium 2017Casale del Giglio. Colosso della viticoltura laziale, nato 50 anni fa in un’area dove fino ad allora, dopo la bonifica, si coltivavano in pratica solo kiwi. Da qualche tempo l’azienda, che ha fondato il suo successo commerciale, negli anni Novanta, sulle varietà internazionali, ha cominciato a riscoprire gli autoctoni (tra cui la Biancolella a Ponza). Questo Bellone, uva antichissima citata da Plinio, viene coltivato nell’entroterra di Anzio. È un vino di carattere, che incrocia eleganza ed espressività, con un bell’olfatto di frutta giustamente matura e un palato saporito, con tracce minerali e speziate. A nostro avviso traccia una nuova via per il vino bianco del Lazio.

Tintilia del Molise Macchiarossa 2013 – Cipressi. Non è un vino che si incontra spesso: si trova in Molise, proviene (forse) dalla Spagna, ha rischiato l’estinzione, ma oggi i produttori della zona lo hanno giustamente adottato come bandiera identitaria. Il nostro auspicio è che esca dalla piccola nicchia da “intenditori” in cui è rimasto finora: le potenzialità ci sono tutte. Le uve del Macchiarossa sono allevate a circa 500 metri s.l.m. e vedono solo acciaio. Al naso ci sono evidenti analogie con il Cabernet Franc, una spezia lieve (pepe bianco) e note floreali. Il tannino è dolce e saporito, elegante ed estratto alla perfezione, il frutto succoso e croccante invoglia a un nuovo sorso.

 

Rossese di Dolceacqua 2016 – Calleri. Uno dei rossi italiani più in crescita, in termini di qualità e visibilità, negli ultimi anni, da vigne che in passato avevano affascinato Veronelli, tanto da suscitare in lui un clamoroso paragone con i nobili cru della Borgogna. Il bicchiere sprigiona bei profumi di fiori e frutti rossi (geranio, lampone), anche lievemente minerali; in bocca è tutto giocato in sottrazione, tannino scarico e molto gustoso, finto-semplice, godibilissimo.

 

Montefalco Rosso 2015 – Colle Ciocco. Un’azienda antichissima, che ormai ha superato i due secoli ma imbottiglia solo da dodici anni: in precedenza il padre degli attuali titolari lavorava presso Antonelli, cui conferiva le uve. È una denominazione che da anni viene offuscata dalla superstar Sagrantino, ma che secondo noi ha doti di equilibrio e piacevolezza che spesso mancano al fratello maggiore. Anche in questo caso il Sangiovese garantisce un’eccellente dinamica gustativa, nonostante la notevole struttura. Il finale riprende le note di frutti di bosco, spezie e terra bagnata già avvertite al naso.

 

 

 

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