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Alois Lageder quando la MasterClass non è acqua

Nell’ambito della manifestazione del Merano Wine Festival, si svolgono delle interessantissime sessioni presso l’Hotel Terme, chiamate Masterclass.
L’approccio di tali sessioni fa da contraltare a quella della manifestazione principale.
Infatti mentre il Merano Wine Festival, dà una impareggiabile opportunità di assaggiare le “creature” dell’anno e che si ritroveranno in enoteca di lì a qualche giorno, la Masterclass permette di far conoscere e “riconoscere” lo stile di un produttore.
Ricordiamo le Masterclass che negli anni scorsi hanno impreziosito tale manifestazione con la partecipazione di: Carlo Franchetti(Passopisciaro), Giulio Salvioni (azienda omonima), Olivier Bernard (Domain de Chevalier) e tanti altri.
Nel 2017 l’opportunità immancabile per me è stata l’incontro con il produttore Alois Lageder, o meglio con l’ultima generazione rappresentata da Alois Clemens Lageder.

La Masterclass sul Lowengang Chardonnay, è stata tenuta in inglese per consentire l’inclusione della platea di carattere internazionale,  e, come detto dallo stesso Alois Clemens non è stata dichiaratamente una verticale, ma ha voluto essere la presentazione del Lowengang Chardonnay 30° anniversario, con le altre annate servite alla cieca, per comprendere non solo le caratteristiche della singola annata, ma anche l’evoluzione stilistica.

Ma andiamo per gradi, infatti la storia della Azienda Lageder ha inizio nel 1823, con l’azienda che inizialmente commerciava vino avendo base a Bolzano.
Il primo passaggio “culturale” coincise con l’acquisto della tenuta Löwengang di Magrè sulla Strada del vino nel 1934, a cura di Alois III, poichè segna l’evoluzione da commercianti a produttori di vino.
Purtroppo agli inizi degli anni 60′ Alois III venne a mancare e la gestione passò alla moglie, fino a metà degli anni 70‘ quando, suo figlio Alois IV ne prese la conduzione.
Questo rappresenta il secondo passaggio “culturale”, in quanto Alois IV, avvalendosi anche delle conoscenze enologiche di suo cognato Luis von Dellemann, introdusse standard qualitativi di realizzazione, prevedendo anche l’imbottigliamento sistematico dell’intera produzione negli anni 70-80.
Dall’inizio degli anni 80, l’influenza del panorama enologico internazionale, favorita dalla conoscenza con Robert Mondavi, porta Alois e suo cognato, all’affiancamento dei tradizionali Lagrein e Schiava, di vitigni internazionali (Chardonnay, Carménère, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero),  al cambio di produzione, dalla pergola alle spalliere con riduzione dei quantitativi prodotti dagli impianti fino all’utilizzo del legno piccolo (barrique) per l’invecchiamento.
L’obiettivo di tale ricerca era di complementare la freschezza e la sapidità marcata dal proprio terroir posto sulla “weinstrasse”, principalmente calcare delle dolomiti, esaltando il frutto basato sulla riduzione per impianto della produzione ed alle note tipiche del legno, al fine di conferire al vino morbidezza e complessità gustativa.
Gli anni 2000 portano ad altre fondamentali tappe, ovvero: il passaggio al bio-dinamico iniziato nel 2004, con le vigne di proprietà e proseguito con i 90 conferitori efficacemente integrati e il venir meno dell’ utilizzo delle barrique di primo passaggio.
Le novità in cantina continuano con un rinnovamento del team nel 2011, che anticipa l’avvicendamento come enologo di Luis von Dellemann con Georg Meißner avvenuto nel 2013.

I Lowengang Chardonnay, ça va sans dire, giocano sulla mineralità del proprio suolo formato da rocce calcaree delle dolomiti.
La degustazione si è svolta “alla cieca” in due batterie, non in rigoroso ordine cronologico.

Lowengang Chardonnay,

Lowengang Chardonnay,

Prima batteria
1 – 1992 – annata difficile in Alto Adige, molto piovoso, dopo un paio di buone annate, annata fredda, al naso note di fiori gialli camomilla, verticale in bocca, denota molta freschezza e sapidità mitigata dal timbro del legno ancora presente, chiude su note fumè. Grande complessità e ricchezza sorretta da una buona acidità e sapidità, finale roccioso e persistente;

2 – 2007 – vendemmia anticipata per la maturazione fenolica, vaniglia, agrume, fiori bianchi e pesca gialla, sapido, nota minerale non eccessiva, finale di mandorla amara non troppo persistente;
3 – 2011 – preferita da Alois Clemens con sentori di fiori bianchi e frutta a pasta gialla. Si percepisce la presenza del legno sorretta da sapidità e mineralità che anticipa un finale lungo e sapido.

Seconda batteria
1 – 1996 – nella prima annata di questo vino, le note legnose sono quasi sparite lasciando spazio a note di spezie, fumé e anice, che anticipano una grande freschezza e buona sapidità per un vino che regge alla grande il passaggio del tempo;

2 – 2004 – note floreali e fumé, buona acidità e finale persistente, è un vino che necessita ancora di affinamento in bottiglia per dare il meglio di sè.
3 – 2014 – nuova svolta per ciò che riguarda l’affinamento: le botti nuove lasciano spazio a quelle di secondo e terzo passaggio, il vino diventa più agile, le note floreali e fruttate ben si approcciano con un vino fresco, sapido e di facile beva. Il finale di mandorla amara e le note rocciose rimangono a lungo nel palato.
4 – Lowengang 30 years assemblaggio di tre annate: la 2013 (3 anni in botte), la 2014 (2 anni in botte) che costituisce più della metà dell’assemblaggio e 2015 (1 anno di botte): sentori di pesca, mela renetta si uniscono a freschezza e  sapidità, darà il meglio di sè tra qualche anno.

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